C’è un dettaglio, nel programma di “Inclusioni Sonore – Napoli in rete, Napoli policentrica”, che racconta bene il senso dell’iniziativa. Tra i 21 concerti previsti fino a dicembre 2026, due si terranno nelle case circondariali di Poggioreale e Secondigliano. Non come parentesi solidale o gesto simbolico, ma come parte integrante di una rassegna.

Il progetto, ideato e organizzato dalla Fondazione Il Canto di Virgilio e promosso dal Comune di Napoli, curato da Gennaro Cappabianca e cofinanziato dal Ministero della Cultura e dalla Regione Campania, è tra le 55 iniziative selezionate dal bando “Cultura Napoli 2026”, il programma che, con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, punta a portare eventi e attività culturali in tutta la città.

La maggior parte dei concerti e dei laboratori si terrà nella sede della Fondazione Il Canto di Virgilio, in via Santa Chiara 10. Ma il passaggio forse più significativo arriverà a dicembre, quando Carlo Faiello porterà “La Cantata dei Pastori in concerto” nelle case circondariali di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia” e Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”. Un repertorio profondamente legato alla tradizione napoletana entrerà così in luoghi dove la programmazione culturale fatica quasi sempre ad arrivare. La scelta degli istituti penitenziari, quindi, non è un dettaglio secondario. Significa considerare la musica non come un privilegio riservato ai teatri e alle sale da concerto, ma come qualcosa che può raggiungere anche chi, per condizione e contesto, resta spesso fuori dai circuiti culturali della città.

Le altre esperienze italiane

In Italia la musica in carcere è diventata negli ultimi anni un terreno di lavoro importante, accanto alle esperienze teatrali e artistiche che da tempo attraversano gli istituti penitenziari. A Milano, la Fondazione Antonio Carlo Monzino porta avanti dal 2010 il progetto “Musica in Carcere”, in collaborazione con Milano Musica. L’iniziativa coinvolge istituti come Bollate, San Vittore e il Beccaria, con lezioni collettive di strumento, laboratori di percussioni e concerti realizzati anche con la partecipazione dei detenuti-musicisti. In Calabria,invece, il Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia ha concluso la quarta edizione di “Musica Oltre”, portando docenti e studenti all’interno della casa circondariale.

Sono progetti diversi, ma dicono la stessa cosa: nei luoghi della detenzione la cultura non è un abbellimento, né un passatempo qualsiasi. Può diventare relazione, disciplina, ascolto. Inoltre, può contribuire a costruire quei percorsi di reinserimento che il carcere dovrebbe favorire non solo in teoria. Il punto, però, è che esperienze di questo tipo restano ancora troppo poche. Esistono, funzionano, spesso lasciano tracce importanti, ma faticano a diventare sistema. Non per mancanza di bisogno ma perché il mondo della detenzione resta ancora distante, difficile da attraversare, spesso rimosso anche quando si parla di accesso alla cultura.

Per questo la scelta di “Inclusioni Sonore” ha un valore preciso. Non porta la musica in carcere per aggiungere una nota sociale alla rassegna, né usa Poggioreale e Secondigliano come sfondo emotivo. Dice, piuttosto, che una città non può definirsi davvero “in rete” se alcuni luoghi restano sempre fuori dai circuiti culturali. Che il concerto si tenga in via Santa Chiara o dentro Poggioreale, il punto resta lo stesso: la musica è una forma di presenza. E, a volte, conta soprattutto il fatto che arrivi dove nessuno l’aspetta.

 

di Roberto Malfatti

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