Un messaggio perentorio: «Il salvataggio in mare non è un crimine». L’equipaggio della See Watch, la cui nave See Watch 5 battente bandiera tedesca è attualmente bloccata al porto di Napoli dopo il fermo di 45 giorni deciso dal governo italiano, rivendica l’azione di soccorso ai migranti del Mediterraneo provenienti dal Nord Africa. La Ong tedesca incassa nel pomeriggio di mercoledì dinanzi all’Autorità Portuale al Varco Pisacane dello scalo marittimo partenopeo la solidarietà degli attivisti della Mediterranea Saving Humans, di Emergency e di altre realtà napoletane assolutamente contrarie al provvedimento deciso dal Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi. Oltre allo stop di un mese e mezzo della nave all’Organizzazione non governativa è stata comminata una multa da 7500 euro a seguito del salvataggio nel Mediterraneo di 6 persone di nazionalità pachistana e iraniana avvenuta lo scorso 13 agosto. Su X il capo del Viminale ha scritto: “L’imbarcazione, battente bandiera tedesca, non ha rispettato ancora una volta gli obblighi di legge previsti per le operazioni in mare. Una grave violazione delle normative: le attività di ricerca e soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ong”.

La posizione della Sea Watch

La Sea Watch 5 è arrivata a Napoli il 17 agosto e attualmente non può lasciare il porto per il fermo deciso dal Viminale. La vicenda, peraltro, si inserisce in un clima di contrapposizione tra Italia e Germania sulla ipotesi per Roma di riprendersi dei migranti cosiddetti “dublinanti’’, ossia sottoposti alle norme del Trattato di Dublino che prevedono come del migrante debba farsi carico il Paese di primo approdo. «Noi non collaboriamo con le cosiddette autorità responsabili di crimini contro l’umanità. autorità che nulla hanno a che fare con il soccorso in mare, ma che accrescono enormemente i pericoli per le persone in movimento». Il contenuto di due striscioni esposti nel corso del presidio riaffermano il motivo dell’inizio. “Proteggiamo le persone non i confini” e “Sea rescue is not a crime”. La Ong ha annunciato il ricorso a seguito del fermo.

Le parole di Laura Marmorale

Duro è anche il commento di Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. «Quello che è per noi più grave è la contestazione di non essersi coordinata con la guardia costiera libica. Una richiesta per noi impossibile proprio alla luce dell’applicazione del diritto internazionale che resta la stella polare per la tutela dei diritti umani. A me piace ricordare che ogni imbarcazione è obbligata a prestare un soccorso dinanzi ad una situazione in difficoltà». Marmorale aggiunge: «Come facciamo noi a coordinarci durante un soccorso con chi sappiamo che per certo opererà una cattura, un respingimento e in molti casi anche un affondamento delle imbarcazioni in difficoltà? Questa richiesta è impossibile proprio nell’applicazione del diritto internazionale che per noi non vale fino a un certo punto, ma che è la stella polare a tutela dei diritti umani. La colpa principale di questa organizzazione – incalza la presidente di Mediterranea Saving Humans – è quella di aver soccorso sei persone nel Mediterraneo centrale da annegamento certo. Quello che le viene imputato in maniera più grave, secondo il governo italiano, è di non essersi coordinati con la cosiddetta guardia costiera libica». Per Marmorale «sembra ormai veramente singolare che il governo italiano continui a perpetrare questa sollecitazione e questo comando alle organizzazioni della flotta civile. Le prove che inchiodano i comportamenti delle milizie libiche che costituiscono la cosiddetta guardia costiera e che gestiscono i centri di detenzione, finanziati anche dalla Comunità europea e dal governo italiano, sono tantissime. La Corte Penale Internazionale le ha acquisite e ci sta lavorando. Il caso Almasri – dice sempre Marmorale – lo ha dimostrato in tutta la sua brutale chiarezza».

I timori per il futuro

Ma non è tutto. Il timore degli attivisti è che il governo italiano possa attuare politiche ancora più restrittive verso le Ong. Ad avvertire questo timore è sempre Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Save Humans. «Siamo decisamente preoccupati anche dalle minacce, dallo studio che il governo italiano sta facendo rispetto alle ipotesi di blocco navale, delle leggi ‘ad navem’, che però riguardano unicamente le navi del soccorso civile e non tutte le imbarcazioni che operano un soccorso. Mi piace sempre ricordare che ogni imbarcazione è obbligata a operare un soccorso davanti a una situazione di difficoltà». In un momento di forte polarizzazione tra le varie posizioni dei cittadini italiani rispetto al tema immigrazione, alle attività di salvataggio in mare e accoglienza dei migranti, Marmorale si lascia andare ad una ulteriore considerazione. «Siamo ancora più preoccupati perché questa opera di propaganda che ha individuato le persone in movimento come i nemici pubblici numero uno in questo momento per la sicurezza del Paese sta deviando completamente l’attenzione dal disastro in cui questo Paese sta piombando. Se la popolazione italiana in questo momento fa decisamente fatica ad arrivare a fine mese e a fare il pieno di carburanti alla macchina, non credo che la responsabilità sia da attribuire – conclude alle persone che scappano da condizioni di vita allucinanti».

di Antonio Sabbatino

 

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