A due anni dall’ingresso nella Striscia di Gaza, EMERGENCY continua a descrivere una situazione umanitaria e sanitaria drammatica. Nel suo aggiornamento di pochi giorni fa, l’organizzazione sottolinea come, nonostante il tempo trascorso e il proclamato cessate il fuoco, le condizioni di vita della popolazione restino segnate dalla fame, dalla carenza di cure, dagli sfollamenti e dalla scarsità di beni essenziali. Secondo i dati riportati da EMERGENCY, il 100% della popolazione di Gaza è esposto al rischio di insicurezza alimentare acuta, con una parte significativa della popolazione che si trova in condizioni definite di emergenza o catastrofiche. Anche l’accesso alle cure rimane estremamente limitato: la maggior parte degli ospedali non è funzionante e le strutture ancora operative devono fare i conti con danni provocati dai combattimenti, carenza di carburante, acqua ed elettricità, scarsità di medicinali e personale sanitario allo stremo.

A questo si aggiunge il dramma degli sfollamenti. Oltre il 90% della popolazione, riferisce EMERGENCY citando OCHA, è stata costretta a lasciare la propria abitazione almeno una volta negli ultimi due anni. Circa il 70% della Striscia è inoltre interessato da ordini di evacuazione o ricade in aree militarizzate, riducendo ulteriormente lo spazio disponibile per la popolazione civile. Particolarmente grave resta il bilancio delle vittime. I dati riportati dall’organizzazione, aggiornati al luglio 2026, indicano oltre 247mila persone morte o ferite nella Striscia dal 7 ottobre 2023. Di queste, 1.180 persone sono morte e 3.810 sono rimaste ferite dal 10 ottobre 2025, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Sono inoltre almeno 595 gli operatori umanitari uccisi dal 7 ottobre 2023 e oltre 930 gli attacchi registrati contro strutture sanitarie.

La fame e la crisi degli aiuti

Uno dei nodi centrali resta l’accesso agli aiuti. Prima del 7 ottobre 2023 entravano nella Striscia in media circa 500 camion al giorno, tra merci commerciali, aiuti umanitari e carburante. Secondo i dati citati da EMERGENCY, successivamente il flusso si è drasticamente ridotto, con medie mensili comprese tra 37 e 100-150 camion al giorno. Anche i medicinali rappresentano una quota minima dei beni che riescono a entrare nella Striscia. Nel suo aggiornamento del 18 luglio, EMERGENCY riferiva che i farmaci costituivano appena lo 0,5% dei beni in ingresso, una quantità ritenuta del tutto insufficiente per una popolazione fortemente dipendente dagli aiuti umanitari. La conseguenza è la difficoltà nel trattare ferite, infezioni e malattie croniche, mentre la scarsità di acqua potabile e le condizioni igieniche aumentano il rischio di malattie.

Sei litri d’acqua al giorno

Tra le emergenze più gravi c’è anche quella idrica. Secondo la testimonianza raccolta da EMERGENCY, nella Striscia una persona riesce oggi a disporre mediamente di appena sei litri d’acqua al giorno per bere, cucinare, lavarsi e mantenere, per quanto possibile, condizioni igieniche minime. Le falde sono contaminate e gli impianti di desalinizzazione sono fortemente limitati dalla mancanza di energia e di pezzi di ricambio.

La crisi dell’acqua si intreccia con quella sanitaria. Nelle aree di sfollamento sovraffollate, tra rifiuti e sistemi fognari collassati, aumentano i rischi legati alla diffusione di infezioni e parassiti. A maggio EMERGENCY segnalava inoltre la presenza massiccia di roditori e insetti nelle tendopoli, con l’81% degli alloggi interessati da infestazioni in un campione di 1.600 aree di sfollamento.

Il lavoro di EMERGENCY

In questo scenario EMERGENCY continua a garantire assistenza sanitaria attraverso la propria clinica di assistenza primaria ad Al Qarara e il supporto all’ambulatorio di Al Mawasi. L’organizzazione è entrata nella Striscia nell’agosto 2024, affiancando inizialmente una struttura sanitaria locale e contribuendo anche alle attività del Nasser Medical Complex Hospital di Khan Younis. I numeri raccontano la dimensione dell’intervento: la clinica EMERGENCY di Al Qarara ha effettuato oltre 73.500 visite tra il 2025 e il 2026, comprese più di 4.000 visite dedicate alla salute sessuale e riproduttiva e oltre 200 consultazioni ginecologiche nel solo 2026. La clinica locale di Al Mawasi, sostenuta dall’organizzazione, ha invece superato le 70mila visite complessive dal 2024 al 2026. «Qui continuano sparatorie e bombardamenti: non si può parlare di tregua», racconta il team di EMERGENCY nella testimonianza pubblicata dall’organizzazione. La situazione, spiegano gli operatori, resta «stagnante nella sua drammaticità», con famiglie costrette a vivere alla giornata, tra la mancanza di cibo, acqua e farmaci e la costante paura di nuovi attacchi. Per EMERGENCY, a due anni dall’inizio del proprio intervento, il rischio più grande è che una condizione eccezionale diventi percepita come normale. «Non possiamo considerare tutto questo “normale”», è il messaggio con cui si conclude l’aggiornamento dell’organizzazione.

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