Ventisette organizzazioni della società civile scendono in campo contro alcune delle misure contenute nel nuovo Disegno di Legge Immigrazione, attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Secondo associazioni e realtà impegnate nella tutela dei minori migranti, il provvedimento rischia di compromettere i percorsi di inclusione costruiti negli ultimi anni per gli adolescenti arrivati soli in Italia durante la minore età.
L’appello, promosso da organizzazioni come ActionAid, Amnesty International Italia, Caritas Italiana, Save the Children Italia e Oxfam Italia, chiede al Governo e al Parlamento di non limitare il sostegno ai giovani migranti neomaggiorenni fino ai 19 anni, preservando invece le tutele previste dalla Legge 47 del 2017, la cosiddetta “Legge Zampa”. Al centro delle preoccupazioni c’è il possibile ridimensionamento del “prosieguo amministrativo”, lo strumento che consente ai ragazzi diventati maggiorenni di continuare a essere accompagnati nei percorsi di studio, formazione e inserimento lavorativo fino ai 21 anni. Il DDL prevede invece un limite massimo fissato a 19 anni.
Secondo le organizzazioni firmatarie, si tratta di una scelta che rischia di interrompere percorsi già avviati e di aumentare vulnerabilità ed emarginazione sociale. “Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni – dichiarano – può impedire a molti ragazzi e ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società”.
L’allarme riguarda anche le modifiche in materia di rimpatrio assistito, che trasferirebbero le decisioni dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa, e le norme legate all’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, considerate potenzialmente lesive delle garanzie per i minori non accompagnati. Le associazioni chiedono quindi che il Parlamento trasformi il confronto sul DDL in un’occasione per rafforzare il sistema di tutela, mantenendo la possibilità di valutare caso per caso il prosieguo amministrativo fino ai 21 anni, garantendo il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti e lasciando al Tribunale per i minorenni la competenza sui rimpatri assistiti.
“Non si tratta solo di norme – sottolineano le organizzazioni – ma di percorsi reali di ragazzi e ragazze che cercano autonomia, integrazione e futuro. Accompagnarli fino in fondo non è un costo, ma un investimento in inclusione e coesione sociale”.
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