Garantire il diritto alla salute a chi non può permetterselo, offrendo in maniera gratuita visite specialistiche, esami diagnostici, farmaci e interventi chirurgici. È questo l’obiettivo dell’associazione “Cura Sospesa”, nata a Napoli ad aprile 2026 per iniziativa dei fratelli Francesco e Alessandro Ivone, rispettivamente presidente e vicepresidente. Ispirata alla tradizione del “caffè sospeso”, la neonata organizzazione trasforma un gesto di solidarietà in accesso concreto alla salute, là dove questo diritto viene negato a una fetta sempre più ampia della popolazione. Stando agli ultimi dati, in Italia, milioni di persone rinunciano ogni anno a visite mediche ed esami diagnostici per ragioni economiche o per le lunghe liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale. A Napoli, questa emergenza assume contorni ancora più drammatici: famiglie intere non accedono a cure fondamentali, aggravando patologie che potrebbero essere trattate per tempo

 

«Cura Sospesa nasce per colmare questo divario con un modello trasparente, misurabile e radicato nel territorio» spiegano i fondatori Francesco Ivone, direttore dei servizi assistenziali della Clinica Ruesch di Napoli, e Alessandro Ivone, medico ortopedico che opera a Milano. È a Francesco che è venuta l’idea di creare un’associazione: «Percepivo una profonda ingiustizia sociale nell’osservare come curarsi fosse diventato un privilegio per pochi, e non un diritto per tutti i cittadini. Ho deciso di fare qualcosa per dare una chance anche a chi non ha possibilità». Proprio la Clinica privata di Chiaia in cui lavora è parte di un partenariato più ampio che l’associazione sta costruendo mano a mano sul territorio: «Ne ho parlato con l’amministratore delegato della Ruesch, il dottor Francesco Merlino, da sempre molto attento al welfare, e ha subito sposato l’iniziativa, mettendoci a disposizione gli spazi e i servizi della struttura». 

 

Proprio la sala operatoria dell’ospedale napoletano ha ospitato lo scorso 23 maggio un’operazione chirurgica gratuita di protesi di spalla, eseguito dal dottor Emanuele Somma, specialista ortopedico, che ha prestato in maniera volontaria la sua opera, così come l’anestesista e il resto del personale coinvolto della Clinica Ruesch, che ha anche finanziato la protesi. Beneficiario dell’intervento chirurgico a costo zero, un pizzaiolo sessantenne di Caserta rimasto fuori dal mercato del lavoro proprio per problemi di salute. L’associazione va avanti grazie a donazioni di privati ed aziende (supporter sono, ad esempio, Pizzeria Sorbillo e il Poli studio medico Centro FisiOne), ma anche a una nutrita squadra di medici che mettono a disposizione in maniera gratuita le proprie competenze. 

 

Tutto è tracciato in maniera rigorosa, attraverso una rendicontazione trasparente, affinché chi ha sostenuto la causa sappia perfettamente a cosa sono serviti i suoi soldi. Ma come si scelgono le persone a cui sono destinati visite ed interventi? Francesco Ivone lo spiega così: «Per la valutazione non basta un modello ISEE pari a zero, o almeno non è quello l’unico elemento da considerare, perché ci si può ritrovare davanti a famiglie che hanno un patrimonio dichiarato basso ma case di proprietà, non sarebbe il primo caso a Napoli. A noi interessa dare un aiuto concreto a quella fetta di popolazione che è realmente “quasi” povera. Magari chi ha un solo reddito ma ha più figli e riesce a malapena ad arrivare a fine mese. Sono loro, principalmente, le persone che rinunciano a curarsi». Le segnalazioni avvengono anche attraverso il sito: è necessario compilare il modulo in cui si dichiara sia il bisogno di cura che l’aspetto economico; alla fine, una commissione di medici ed infermieri decide i casi eleggibili. La “Cura Sospesa” opera sul territorio di Napoli e provincia, ma non ci sono limiti geografici veri e propri: le famiglie vengono segnalate soprattutto da parrocchie, farmacie, medici di base, chi, insomma, conosce il quartiere e le persone che lo abitano. In questo momento ancora embrionale, l’associazione è alla ricerca di collaborazioni con realtà che operano nel sociale ma soprattutto di convenzioni con professionisti del settore per assicurare, dove non la gratuità, almeno consulenze e farmaci a prezzi calmierati: «Esperienze simili forse già esistevano ma quello che ci caratterizza è il fatto di essere un’associazione trasversale» sostiene il presidente Francesco Ivone. Che conclude: «La sanità sociale si deve integrare con la sanità pubblica, questo è il caposaldo per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini».

 

di Maria Nocerino

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