30 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA – Circa 4 milioni e mezzo di studenti soggetti all’obbligo scolastico vivono in aree ad alta o medio-alta pericolosità sismica (il territorio totale o parziale di 76 Province su 110). Ben 29 Province con un altissimo numero di studenti (dai 50 mila ai 500 mila), estendono il loro territorio in zone ad elevata pericolosità sismica. La Provincia di Roma risulta quella con più densità di alunni che frequentano la scuola dell’obbligo (450 mila). Eppure in Italia ad oggi, mancano molte informazioni sullo stato degli edifici scolastici, numerose scuole non sono state sottoposte a verifica di vulnerabilità sismica e i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica non risultano aggiornati o completi (guarda la mappa sulla pericolosità sismica in Italia).
Questa la denuncia di Save the Children, in occasione della forte scossa di terremoto che un anno fa ha colpito Norcia e alla vigilia del quindicesimo anniversario del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia in cui persero la vita 27 bambini e una insegnante, sottolineando come tali tragedie siano “la conseguenza di una mancata prevenzione e di un monitoraggio assente”.
Le strutture pubbliche sono state spesso danneggiate dagli eventi sismici che hanno colpito il paese, in particolare le scuole. Perché questo non si ripeta, Save the Children lancia oggi una petizione con tre richieste fondamentali: che le scuole siano antisismiche per tutti, a partire dalle aree a maggior rischio; che sia effettuata una verifica degli edifici per mappare i pericoli per ogni singola scuola; che siano attivati percorsi di formazione e autoprotezione obbligatori per le emergenze nelle scuole. Le firme raccolte verranno consegnate al Governo e al Parlamento.
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30 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI- La Fiera dei Beni Comuni torna ad animare la città di Napoli per riflettere sui temi dell’amministrazione condivisa, finanza etica, sovranità alimentare, riforma del Terzo Settore e tanto altro. Nei giorni 1 e 2 dicembre 2017, Piazza del Gesù Nuovo ospiterà convegni, workshop, seminari e laboratori che punteranno i riflettori sui Beni Comuni e sulla fattibilità di una loro gestione condivisa. La Fiera, giunta alla nona edizione, si propone come un luogo privilegiato di confronto con esponenti istituzionali e rappresentanti del mondo del non profit sulle sfide e gli impegni che attendono i volontariati, il mondo dell’associazionismo, il futuro sistema dei Centri di Servizio a seguito della Riforma del Terzo Settore.
Come sempre CSV Napoli, prevede nell’ambito dell’evento, un’agorà espositiva e laboratoriale che permetterà alle associazioni di Terzo Settore di Napoli e provincia di promuovere la propria attività e motivare la cittadinanza all’impegno per lo sviluppo e la valorizzazione del nostro territorio. Le richieste di partecipazione saranno selezionate sulla base di criteri di originalità e fattibilità delle attività di animazione proposte, che dovranno impegnare almeno un ora del venerdì ed un ora del sabato. Gli stand che verranno messi a disposizione delle associazioni dovranno, inoltre, essere presidiati da volontari dalle ore 9.00 alle ore 19.00 di venerdì 1 dicembre e dalle ore 9.00 alle ore 13.00 di sabato 2 dicembre. Info e partecipazione al link dedicato.
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16 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI- “Il rappresentante della ditta Brunner di Zurigo cerca muratori da assumere, i candidati devono presentarsi alle ore 17.30 presso la sala d’attesa della seconda classe della stazione cittadina. Dopo una selezione, i prescelti partiranno per la Svizzera a spese della ditta”. Queste sono le parole di un annuncio pubblicato sui quotidiani di Palermo il 7 gennaio del 1970. Parte da qui il racconto che Mario Gelardi ha portato in scena al Nuovo Teatro Sanità dal 13 al 15 ottobre scorso. Un racconto che miscela fatti reali alla scrittura del direttore artistico di ‘Nts.
Gelardi racconta i sogni, le speranze, le illusioni di quei meridionali che guardavano la Svizzera come la terra promessa. In quegli anni il paese centro europeo accoglieva – assieme a Francia e Belgio – frotte di italiani che cercavano lavoro e una vita migliore. I “Ritals”, questo il termine di lingua francese con il quale gli svizzeri appellavo inguiriosamente i meridianali italiani che giungevano sui loro territori. Migranti disprezzati. E il parallelo con quello che succede oggi in Italia verso i migranti che giungono dal sud del mondo è lineare. Come racconta lo stesso Gelardi “la cosa più forte credo sia proprio questa. Chi sente le storie dell’Italia del 1970 le vede oggi. Soprattutto vede in che condizioni erano costretti a vivere gli italiani in Svizzera, segregati in container fuori dalle città. Non avevano alcun diritto se si infortunavano. Potevano essere licenziati da un momento all’altro”. Come succede ai migranti che vengono sfruttati oggi nei campi di pomodoro o negli agrumeti in Italia. “Vivevano – racconta il drammaturgo – in trenta o quaranta in una baracca con una sola fontana fuori e un solo bagno. Venivano addirittura sottoposti a visita medica e disinfestazione all’arrivo in Svizzera. Non è difficile secondo me fare un parallelo con quello che accade oggi”. Il parellelo non è difficile. Anzi. Viene naturale. Soprattutto ascoltando alcuni passaggi dello spettacolo in cui un italiano che vive in Svizzera da tanti anni racconta le reali condizioni del posto in cui vivono i migranti. “siete venuti a rubarci il lavoro” e “i negri d’Europa” sono sintomatica in tal senso.
In questa produzione targata ‘Nts convergono anche altri aspetti della vita e della vita di quegli anni. Dai rapporti umani – come l’amicizia tra due ragazzi della provincia napoletana – alla condizione femminile nei racconti di Viola che vuole emigrare per emanciparsi. Uno spettacolo che racconta l’Italia del anni ’70, dei sogni di chi sceglie di emigrare. Ma che cambiando i nomi e le date potrebbe essere lo spettacolo che racconta di chi viene in Italia oggi per lo setesso motivo: cercare un posto migliore.
di Ciro Oliviero
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09 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Rita è una ragazza di 14 anni di Volla. Come tutti gli adolescenti vorrebbe uscire con gli amici, andare in giro. Vivere la vita di ogni adolescente. Ma la vita di Rita è diversa da quella degli altri ragazzi della sua età. Rita è affetta da atrofia muscolare spinale di tipo uno dalla nascita, conosciuta con l’acronimo di Sma. Quella che ha colpito Rita è una malattia che la obbliga a spostarsi su una carrozzella elettrica. Un mezzo che lei stessa riesce a governare. Ma è proprio qui che iniziano le difficili relazioni col mondo esterno. La carrozzella elettrica sulla quale la giovane ragazza si sposta è troppo ingombrante per l’ascensore del palazzo in cui vive. Quando deve uscire, come ad esempio per andare a scuola, la madre, Mariarca, deve spostarla su una vecchia carrozzella che riesce ad entrare in ascensore. Una volta al pian terreno deve superare anche le ultime barriere architettoniche rappresentate da alcuni gradini. Le difficoltà non terminano qui. Una volta uscite dal palazzo Rita e Mariarca si trovano su dei marciapiedi fatiscenti, pieni di buche e dossi creati dalle radici degli alberi. Per strada lo stesso ritornello: buche e dossi. Difficoltà su difficoltà. Da quest’anno Rita frequenta il liceo e Mariarca è costretta ad attraversare la città a piedi spingendo la carrozzella di sua figlia perché il comune di Volla non ha previsto il trasporto per i disabili e la sola linea degli autobus dell’Anm di cui potrebbe usufruire è fantasma.
«Rita non è autonoma su nulla. L’unica autonomia che ha è una sedia elettronica che però può usare solo in casa. Ha bisogno dei suoi spazi», racconta Mariarca. Spazi di cui Rita nella casa dove vive assieme ai nonni ed ai genitori non può beneficiare. «Non può invitare una compagna di classe a studiare a casa perché non sapremmo dove farle stare, senza uscire noi di casa», aggiunge Mariarca. Lei e suo marito non hanno la possibilità di prendere una casa in fitto con i prezzi di mercato, perché «prendere una casa idonea per mia figlia significherebbe pagare un affitto tra i 500 e 600 euro al mese che non ci possiamo permettere», racconta la madre della ragazza. Negli anni la famiglia ha provato a partecipare due volte ai bandi del comune di Volla per l’affidamento di case popolari senza successo. Lo stesso insuccesso lo hanno registrato a Portici, città di origine del padre di Rita, dove si sono rivolti agli amministratori di alcune case di proprietà della chiesa di San Ciro. Anche lì la risposta è stata negativa. Mariarca è stanca di questa situazione. Stanca di non riuscire ad avere un’interlocuzione chiara e risolutiva. Varie volte i suoi appelli sono rimasti inascoltati. Per questo ha chiosato dicendo che «spero di cambiare comune, perché a me non hanno dato nulla e non ha nulla da offrire nè a mia figlia nè agli altri bambini disabili».
di Ciro Oliviero
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06 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA – Il nobel per la pace 2017 va all’Ican, per la sua “campagna per l’abolizione delle armi nucleari”. Lo ha annunciato ad Oslo il Comitato per il Nobel.
Il Comitato per il Nobel, nella sua motivazione, ha spiegato che la campagna dell’Ican “nell’ultimo anno”, ha impresso “nuovo vigore agli sforzi per raggiungere un mondo senza armi nucleari”. Certo, il Comitato “è conscio del fatto che il divieto non eliminerà ogni arma nucleare, ma gli stati che hanno armi nucleari sanno che i loro alleati sostengono l’abolizione”.
Questo premio, ha sottolinerato il Comitato norvegese, “è una richiesta verso questi stati ad iniziare una serie di trattative in modo da ottenere una eliminazione graduale e moderata delle armi nucleari nel mondo. Cinque di questi stati che hanno armi nucleari, Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Francia e Cina si sono già impegnati in questo obiettivo”.
(DIRE)
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06 Ott, 2017 | Comunicare il sociale
ROMA – I dati Eurostat diffusi ieri da Bruxelles sull’età degli insegnanti dei paesi dell’Unione non fanno altro che confermare quanto già prevedibile. Gli insegnanti italiani sono i più anziani d’Europa. E la media dell’età del Belpaese è molto più elevata di quella del vecchio continente. I dati, aggiornati al 2015, dicono che la media italiana è pari al 57,2 per cento, mentre in Europa si assesta al 36 per cento. Numeri che dovrebbero aprire non poche riflessioni sul sistema scolastico del nostro paese. E che i dati siano stati diffusi nella Giornata mondiale degli insegnanti è ancora più sintomatico.
I DATI. Analizzando i dati diffusi dall’Eurostat, si legge che gli insegnanti italiani che superano i 60 anni di età sono il 18 per cento del totale del corpo docenti. Il doppio rispetto alla media europea. Che sia l’Italia a far salire la media è evidente leggendo la classica che vede subito dopo il Belpaese la Bulgaria con il 47,7%, l’Estonia col 47% e la Lituania con il 46,7%. In un solo caso l’Italia non registra il primato negativo. Gli insegnanti della scuola primaria più anziani spettano all’Estonia. Ma anche da noi ci sono maestri che potrebbero essere i nonni dei propri alunni. L’Italia torna in testa a questa classifica già dalle scuole elementari e mantiene il primato anche per le scuole medie e per le superiori. In fondo alla classifica non solo i paesi più piccoli come Malta e Cipro, ma anche il Regno Unito. Verso la parte bassa anche la Francia.
RICAMBIO GENERAZIONALE – In Italia manca il ricambio generazionale. E non solo nel mondo della scuola. A sottolinearlo, in una nota diffusa proprio a margine della pubblicazione di questi dati da parte dell’Eurostat, è stato anche il presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, Marcello Pacifico. “Quello del ricambio generazionale dei docenti è un problema acuito dalla riforma Fornero e rinforzate dalle manovre ulteriori approvate nell’ultimo biennio. Con il risultato che in un breve lasso di tempo si è posticipato di un decennio, addirittura di un ventennio se guardiamo agli anni Ottanta, il congedo dal lavoro”, ha detto Pacifico, aggiungendo che “a rendere ancora più elevata l’età media del nostro corpo insegnante, però ci ha pensato pure l’arguto legislatore della Buona Scuola, che ha portato a ben otto anni il percorso che conduce alla stabilizzazione di un docente”.
di Ciro Oliviero
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