29 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
Siria, Afghanistan, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan. Sono solo alcuni del Paesi in cui ha viaggiato il giornalista spagnolo Agus Morales. Potrebbe essere definito un giornalista di guerra. Di sicuro viaggia in luoghi pericolosi. Luoghi che hanno bisogno di essere raccontati. E con i luoghi le persone. Le storie che racconta all’interno del libro “Non siamo rifugiati” (Einaudi editore) non si possono ridurre all’etichetta di rifugiati, come spiega lui stesso. Non lo sono. Oppure non si sentono tali. Ci sono le storie di chi rifugiato lo è. Di chi aspira ad esserlo attraverso uno dei tanti viaggi della speranza che le cronache quotidiane ci restituiscono. Di chi non si rivede in quella definizione. Storie di persone che vino in territori di guerra, che vivono la fame, di persone che scappano, di persone che sono morte cercando di scappare da una morte certa.
In questo libro di Morales ci sono molti muri. Non solo quelli fisici, fatti di mattoni, come qualcuno vorrebbe costruire al confine tra Messico e Stati Uniti. Come quelli che ha sostanzialmente eretto l’Ungheria al confine est. Ci sono muri umani. E al di là di questi muri ci sono milioni di persone in movimento. Persone che hanno perso la casa, il lavoro, gli affetti. Con sogni e speranze, fragilità e problemi. Persone. Come la storia di Ulet, un somalo di quindici anni ridotto in schiavitù in Libia, che morì a causa di un edema polmonare a bordo di una nave che lo trasportava verso l’Italia.
Fanno rumore le parole utilizzate dal giornalista e scrittore spagnolo in questo suo libro. Un aspetto, quello della scelta dei termini da utilizzare, ben curato. Una precisione linguistica da fare invidia ai più grandi scrittori. «Volevo scrivere un libro infinito, con storie che non finiscono mai. Volevo scrivere un libro sulle persone che frange ufficiali e non ufficiali dell’Occidente vogliono trasformare nel nemico del XXI secolo», scrive nell’introduzione lo stesso autore. È riuscito a scrivere ciò che voleva Agus Morales. Un libro che attraverso storie e avvenimenti permette di conoscere tutto quello che viene prima del barcone, dei soccorsi e dei porti di cui tanto si scrive e si legge nelle ultime settimane.
di Ciro Oliviero
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28 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
CASERTA- Parte alla Reggia borbonica di Carditello, ubicata a San Tammaro, il progetto «Ecopascolo», una nuova modalità, molto «ecologica», di cura delle aree verdi che sarà realizzato dall’azienda agricola di Pina Cestrone, vedova di Tommaso, l’Angelo di Carditello, il cui gregge contribuirà a mantenere il decoro delle aree verdi. Il progetto è stato predisposto dalla Fondazione Real Sito di Carditello, presieduta da Luigi Nicolais, e dalla Coldiretti Caserta guidata dal neo-presidente Manuel Lombardi, nell’ambito del protocollo di intesa firmato il 10 dicembre 2016. L’ecopascolo è una metodologia virtuosa, rispettosa dell’ambiente e della biodiversità del territoriale, in sintonia con i ritmi della natura. Questo tipo di intervento è già sperimentato in altri contesti, dalle città fortemente urbanizzate come Roma, per la quale Coldiretti Lazio ha firmato un protocollo di intesa con il Comune, a contesti rurali nei quali il passaggio dei capi di bestiame definisce con regolarità la conformazione del paesaggio.
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28 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
ROMA- I responsabili dei “luoghi della cultura” sono soddisfatti della collaborazione con le organizzazioni del terzo settore, mentre non si può dire lo stesso per questi ultimi, che manifestano invece qualche insofferenza. Tuttavia, sono talmente tante e diversificate le relazioni in atto tra i due soggetti, nonché le reciproche disponibilità, che c’è un ampio margine di miglioramento. E ora si conoscono anche le aree su cui lavorare perché ciò accada. È quanto emerge da un’indagine presentata in questi giorni a Matera, nell’ambito del progetto “Magna Charta del volontariato per i beni culturali in Basilicata”, realizzato da CSVnet in collaborazione con la Fondazione PromoPa (oltre all’Ufficio Sistemi culturali e turistici e cooperazione internazionale di Basilicata e il Polo museale regionale) e finanziato da Fondazione Con il Sud: una ulteriore applicazione di questo strumento sperimentato per la prima volta alcuni anni fa in Toscana ad opera del Cesvot.
La ricerca aveva lo scopo di indagare l’offerta e la domanda di volontariato nella valorizzazione dei beni culturali nella Basilicata, ed è stata condotta su un vasto campione di ben 190 luoghi della cultura (pari ad oltre il 40 per cento dei 472 totali), aperti e fruibili in 4 casi su 5, e 181 enti del terzo settore (quasi il 39 per cento dei 466 esistenti), in 6 casi su 10 impegnati prevalentemente in questo ambito. Ne emerge che il 51,7% dei luoghi non ha nessuna collaborazione in corso con il volontariato, mentre il restante 48,3% si avvale di una collaborazione con associazioni o anche con singoli volontari, soprattutto per luoghi di culto o beni ecclesiastici e in misura minore biblioteche, musei, centri culturali, castelli e palazzi. Le attività maggiormente svolte sono le visite guidate e il servizio di informazione e di promozione, ma anche le funzioni di apertura e di sorveglianza sono spesso presidiate da volontari. Come si accennava, la soddisfazione dei luoghi della cultura rispetto alle collaborazioni è buona: molto o completamente per più della metà dei soggetti.
E dove non sono presenti collaborazioni, i luoghi adducono come motivo soprattutto il non aver ricevuto proposte in merito (il 39,7%), in altre parole si rileva più che altro un mancato incontro tra domanda e offerta di volontariato; tanto che in 4 casi su 10 ci si dichiara aperti alla possibilità di instaurare una relazione. Gli enti del terzo settore che hanno partecipato all’indagine sono concentrati nelle aree urbane, lasciando scoperti molti dei contesti che avrebbero maggiore bisogno della loro presenza; sono impegnati in particolare nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e nell’organizzazione di corsi tematici e mostre; e dimostrano una propensione a svolgere attività innovative. Tuttavia, la loro soddisfazione per la collaborazione con i luoghi della cultura non è esaltante: solo il 38,5% degli enti si dichiara abbastanza soddisfatto, mentre il 27,3% lo è “poco”. Un “malessere”, ipotizzano i ricercatori, che può derivare non solo dalle specifiche relazioni, ma da condizioni di contesto, sistemiche, “che vanno dai sistemi di finanziamento a quelli regolatori, dalle forme di cooperazione tra pubblico e privato a quelle di co progettazione”.
“La ricerca descrive una situazione piuttosto eterogenea, – ha sintetizzato durante le presentazione Leonardo Vita, presidente del Csv Basilicata, – che vede collaborazioni per lo più costruite in modo spontaneo, limitato, poco produttivo e sicuramente non regolamentato, ma che consente, allo stesso tempo, di leggere i rispettivi bisogni. Da qui si potrà partire per la costruzione di una rete tra istituzioni culturali e volontariato in un regime di sussidiarietà, fissando principi, ruoli e regole entro i quali muoversi, così come indicato nella Magna Charta”.
“La presenza del volontariato in questo ambito non è certo una novità, – ha rilevato il presidente di CSVnet Stefano Tabò. – Abbiamo conosciuto esperienze importanti ma, nell’insieme, siamo lontani da una maturità progettuale ed operativa. Oggi rileviamo disponibilità diffuse e trasversali per un salto di qualità, sia tra i responsabili dei luoghi della cultura così come tra gli enti del terzo settore. Siamo lieti che la Magna Charta abbia stimolato la Basilicata ma, ancor più, che la riflessione qui registrata stia restituendo motivi e contenuti per arricchirla”.
Tra le aree in cui sono possibili azioni di miglioramento la ricerca indica, tra l’altro: il rafforzamento dei circuiti di informazione tra le parti; le preoccupazioni burocratiche, legali ed economiche che ostacolano l’incontro tra luoghi e volontariato; il disallineamento tra le attività richieste ai volontari e quelle in cui questi ultimi si dimostrano più propensi a operare; la formazione dei volontari stessi; il recupero della “distanza” esistente tra i due soggetti nel valutare la reciproca soddisfazione.
A questo link la sintesi della ricerca.
da CSVnet.it
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11 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
NAPOLI- Si è svolta alla Mostra d’Oltremare la X edizione di “Giochi senza barriere”, una manifestazione promossa dall’Associazione “Tutti a scuola” Onlus, che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso il mondo della disabilità, contribuendo a ridurre le differenze tra i cittadini ed eliminare le barriere architettoniche. Sono tante le associazioni che partecipano attivamente sul territorio per aiutare e dare sostegno ai bambini, ragazzi, ed adulti disabili, mettendo in campo tutte le loro professionalità. La Mostra d’Oltremare è diventata teatro di laboratori e workshop, giochi, lab didattici, volontari che leggono le favole ai più piccoli, e ancora disegni, lavoretti, e anche cucina. E’ stata infatti letteralmente invasa da centinaia di persone, da bambini ad adulti, che hanno potuto godere di tante attività all’aria aperta.
di Roberta De Maddi














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11 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
NAPOLI – “Una delle più belle e importanti iniziative che si fanno nella nostra città”. Con queste parole l’assessore alla cultura del Comune di Napoli dà il via al caffè Gambrinus alla conferenza stampa di presentazione della X edizione di “Pausilypon Suggestioni all’Imbrunire”, la rassegna stabile di musica e teatro, che si svolge al Parco Archeologico del Pausilypon dal 16 Giugno al 28 Luglio 2018. La rassegna è ideata e curata dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli e rappresenta un consolidato appuntamento con la musica e il teatro nella straordinaria cornice dell’antica Villa D’Otium del Pausilypon (I Sec a.C.). Per la X Edizione, che avrà inizio il 16 giugno, il Pausilypon avrà l’onore di ospitare alla serata di apertura l’attore Giancarlo Giannini che, insieme al Marco Zurzolo Quartet sarà protagonista dello spettacolo “Le parole note”. Il recital di Giancarlo Giannini è un singolare incontro di letteratura e musica. L’attore particolarmente esperto nell’analisi della parola, recita una serie di brani e poesie al grande pubblico da Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez, ai più classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas. Vari autori e un unico tema: l’amore, la donna, la passione, la vita. Giannini e la sua recitazione, la sua voce calda e penetrante condurrà gli spettatori in “atmosfere”, mistiche, malinconiche, amorose, ed ironiche in un viaggio dal 200’ fino ad arrivare ai giorni nostri. “La Rassegna ogni anno si traduce in azioni concrete per la conservazione del sito – spiega il presidente del CSI Gaiola onlus Simeone – l’edizione 2018 avrà come obiettivo il recupero delle antiche cisterne romane, che permetterà l’ampliamento del percorso di visita, creando un itinerario nuovo ed affascinante all’interno della lecceta”. Infatti la rassegna culturale è fondamentale anche per la raccolta fondi per progetti di recupero del sito, come ad esempio il restauro delle terme superiori, si finanziano, inoltre, le indagini speleologiche, le attività di riordino e catalogazione degli scavi, la manutenzione dell’impianto elettrico e l’allestimento delle aree didattiche. Il prossimo progetto invece si chiama “Odeion” e riguarda il recupero del teatro piccolo che versava in condizioni di fatiscenza. Quest’anno main sponsor della manifestazione è l’acqua Ferrarelle. Il responsabile della comunicazione Ferrarelle, Michele Pontecorvo, ha affermato: “Condividiamo con CSI con Gaiola Onlus l’amore e la cura nei confronti del territorio napoletano e campano, nel quale il marchio e l’azienda hanno le loro radici, dunque il supporto fornito da Ferrarelle a questa manifestazione è finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale del Parco Archeologico del Pausilypon”. Stefano Consiglio, coordinatore C.d.S. in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale della Federico II di Napoli: “Questo è un contesto molto particolare, difficile, la manifestazione è unica nel suo genere”. Ogni appuntamento avrà inizio con un percorso ricco di suggestioni dall’imponente Grotta di Seiano fino all’incontro con gli artisti presso l’area dei teatri. Prima dello spettacolo sarà offerta una degustazione delle eccellenze enologiche campane, selezionate anche quest’anno grazie alla preziosa collaborazione dall’Associazione Ager Campanus, accompagnata da un rinfresco di qualità offerto da Le Arcate. “Dirigere questo progetto per me ha significato dare la direzione verso una nuova strada. Il sito è davvero molto particolare e gli appuntamenti imperdibili” conclude Serena Improta, direttore artistico della manifestazione.
di Roberta De Maddi
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11 Giu, 2018 | Comunicare il sociale
NAPOLI – Prosegue l’impegno del Cardarelli e dell’Associazione Donatori Volontari – Polizia di Stato DonatoriNati
Onlus. “Be there for someone else. Give blood, share life” (“Sii disponibile per qualcun altro. Dona sangue e
condividi la vita”): questo lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Giornata
Mondiale del Donatore 2018.
Istituita nel 2004 in occasione del 14 giugno, data di nascita dello scopritore dei gruppi sanguigni, Karl
Landsteiner, questa iniziativa è diventata un’occasione per sottolineare il grande valore sociale e umano di tale
gesto e per ribadire l’importanza di garantire ovunque la disponibilità di donazioni gratuite, periodiche,
anonime e associate.
L’evento è aperto a tutti coloro che decideranno di donare il sangue presso il Centro Trasfusionale
dell’Ospedale Cardarelli dalle 7.30 alle 16.30. Nel corso della giornata è previsto, dalle ore 10.45 un Convegno
tematico al quale hanno assicurato la partecipazione il Presidente Regione Campania On.le Vincenzo de Luca
e il dott. Fabrizio Ciprani Direttore Centrale Sanità Polizia di Stato su delega del Prefetto Franco Gabrielli,
Capo della Polizia; testimonial dell’evento lo scrittore Maurizio De Giovanni.
Si ricorda che per donare il sangue è necessario avere un peso corporeo non inferiore ai 50 chili ed è essenziale
recarsi – muniti di un documento di riconoscimento – a digiuno con l’eccezione di poter bere un caffè, un tè o
un succo di frutta. Niente latte o derivati.
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