03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Il percorso del pizzaiolo Antonio Della Volpe, che ha fatto diventare un modello di legalità il suo locale La Vita è Bella a Casal di Principe (Ce), si arricchisce di un nuovo tassello. Alla sezione del menu denominata “Rinascita”, inserita nel 2024 e realizzata con prodotti provenienti da terreni confiscati alla criminalità organizzata, va ora ad aggiungersi una nuova sezione, “La Memoria che Vive”, nata per rendere omaggio a Don Peppe Diana, il sacerdote assassinato il 19 marzo del 1994 dalla camorra per il suo impegno civile e religioso contro la criminalità organizzata. Il percorso degustazione, ispirato ai gusti, alle abitudini e ai ricordi di Don Peppe Diana, ricostruiti con cura dalla sua famiglia, e in particolare dalla sorella Marisa, intende trasmettere il suo amore per la vita semplice e la sua passione per il territorio.
“La Memoria che Vive”
Il percorso si apre con Il gesto semplice, un crocchè di patate rosse di Letino, e La Tavola a casa, una polpetta di manzo su ragù al pecorino e riduzione di prezzemolo per poi continuare con diverse tipologie di pizza tra cui spiccano la Radici e identità, una pizza cotta nel ruoto con pomodoro San Marzano Dop, datterino liternese spadellato e grattugiata di parmigiano e Il rito della domenica, una pizza in doppia cottura con ragù di braciola e riduzione di prezzemolo con pinoli e uva passa. Quest’ultima trae ispirazione dalla forte predilezione da parte di Don Peppe Diana per le braciole. La chiusura del percorso prevede due opzioni: il Ritorno, un bon bon con crema pasticciera e confettura di mela annurca e cannella, e la Memoria viva, uno spumone classico cioccolato e nocciola realizzato dalla gelateria artigianale La Fenice di Caserta.
Nella sezione beverage spazio alle aziende di Casal di Principe sia con i vini dell’azienda Cantine Vitematta, che produce Asprinio d’Aversa su terreni confiscati alla camorra, sia con le birre del birrificio artigianale Alba.
Antonio Della Volpe e la pizzeria La Vita è Bella
Antonio Della Volpe frequenta l’alberghiero di Castel Volturno dove segue l’indirizzo di cucina. Dopo il diploma inizia a fare esperienza presso cucine di vario tipo tra cui quella del Grand Hotel Parker’s nella brigata dello chef Vincenzo Bacioterracino e quella dell’Hotel Eden di Roma.
Nel 2007 apre il suo primo “La Vita è Bella” a Trentola Ducenta (attualmente non più attivo) in cui propone ristorazione e pizza. Iniziando a notare l’attenzione sempre maggiore da parte della clientela nei confronti della pizza decide di imparare a prepararla in prima persona. Si iscrive così nel 2015 al suo primo corso presso l’accademia di un mulino e da quel momento continua a studiare il mondo dell’arte bianca in modo sempre più approfondito.
Nel 2017 vince la Pizza World Cup con la pizza “La Vita è bella” realizzata con fior di latte di Agerola, datterino rosso, datterino giallo e all’uscita dal forno guanciale di maialino nero casertano, perline di bufala, scaglie di caciocavallo, provolone del Monaco, olio extravergine e basilico.
Nel giugno 2021, insieme al cognato Amedeo Galoppo che lo affianca al forno, decide di aprire un secondo “La Vita è Bella” sempre in provincia di Caserta ma questa volta a Casal di Principe. Il locale elegante, moderno e con forni a vista dispone di circa cento coperti. Dall’edizione 2025 è presente con 2 Spicchi nella Guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso e nel 2025 il locale ha fatto il suo ingresso anche nella guida Pizza&Cocktail di Identità Golose.
Il menu attualmente prevede tre tipologie di pizza. Accanto alla contemporanea Antonio propone già dall’apertura un originale tipo di pizza che si ispira alla Cotoletta alla milanese, in cui l’impasto prima di essere fritto viene impanato con pane panko. A queste due tipologie si sono aggiunti da qualche anno i padellini. Il menu prevede anche un’ampia sezione di proposte senza glutine.
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03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Da una lato la promozione della salute e della prevenzione, a partire dallo sport e da uno stile di vita attivo, dall’altro l’inclusione sociale attraverso attività rivolte alle persone più vulnerabili. Questo è il doppio asse su cui si muove l’associazione sportiva Meridies, nata a Napoli nel 1996 e animata dalla dottoressa Lina De Cesare, direttore UOC Riabilitazione della Asl Napoli 1 Centro e oggi vicepresidente della onlus. Trent’anni di impegno profuso per la valorizzazione del territorio e l’accesso allo sport per tutti i cittadini, in particolare anziani e fragili, grazie anche al contributo volontario e gratuito di una squadra sempre più nutrita di medici, infermieri, fisioterapisti, ma anche assistenti sociali, educatori e altre figure professionali socio-sanitarie.
«Siamo stati la prima associazione sportiva italiana ad impegnarsi attivamente nella promozione della salute, dalla prevenzione alla riabilitazione, molto tempo prima che le iniziative di screening gratuite si diffondessero sul territorio», spiega la De Cesare. Che sottolinea: «Da quasi 30 anni ci mettiamo “in piazza”. A Napoli, con il patrocinio del Comune, promuoviamo in piazza Municipio le giornate della salute con l’iniziativa “Nalab-Laboratorio Napoli”, che sensibilizza allo sport come strumento di prevenzione di tumori e altre patologie, offrendo a tutti la possibilità di fare visite specialistiche gratuite».
Ma il concetto di prevenzione è da intendere in senso più lato, secondo la fondatrice di Meridies: «Anzitutto attraverso il movimento fisico, in cui, con passeggiate salutari e attività sportive a contatto con la natura, cerchiamo di coinvolgere anziani e pazienti fragili come persone con problemi di salute mentale e demenza. Dove non possiamo, arriviamo da remoto ai nostri utenti». In particolare, racconta Lina De Cesare, con il progetto “AFA – Attività Fisica Adattata”, l’associazione è riuscita a raggiunger diverse decine di persone con patologie croniche. E sta per partire un nuovo corso, in attesa di fondi, dal momento che la onlus si auto-sostiene partecipando a bandi e con il 5×1000.
La sfida, negli anni, è stata anche quella di portare questi concetti in luoghi “non tradizionali”, come quelli deputati alla detenzione. Così è nato oltre tre anni fa, nel carcere di Secondigliano, il progetto “Gestire la forza, guardare alla vita”, concluso a settembre dello scorso anno, in cui lo sport ha rappresentato per i reclusi uno strumento importante di recupero, rieducazione e reinserimento sociale. Grazie a un percorso formativo di trecento ore, una ventina di detenuti in medio regime hanno conseguito un attestato di frequenza, diventando maestri di fitness e di arti marziali. Un’opportunità per superare stress, depressione e istinti suicidi tra le mura del carcere, ma anche una occasione da spendersi nel mondo del lavoro, una volta fuori.
Tra le attività organizzate, ormai tradizionalmente, dall’associazione sportiva Meridies, oggi presieduta da Mattia Moccia, vi è il “Premio Salute per tutti”, in cui viene conferito un riconoscimento alle eccellenze, ovvero alle personalità che in diversi settori, dal giornalismo alla letteratura, passando per lo sport, si sono distinte per aver promosso valori come prevenzione e salute. Un altro momento importante è rappresentato dal Memorial per le vittime innocenti di criminalità, che vuole essere una testimonianza di vicinanza per i familiari, anche esso organizzato in luoghi simbolici della città.
Una occasione di incontro e condivisione che quest’anno, per il trentesimo compleanno di Meridies, avrà un sapore ancora più speciale, nel ricordo del marito di Lina De Cesare, Massimo Moccia, docente di Educazione fisica, a cui si deve il nome dell’associazione: «Meridies come Meridione, in riferimento al nostro territorio, ma anche come Meridiana, vale a dire l’unico orologio che non sbaglia mai, volendo rappresentare la nostra realtà una testimonianza di vita e di verità».
di Maria Nocerino
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03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Tre opportunità concrete per cittadini e famiglie che vivono situazioni di difficoltà sociale ed economica. È questa la direzione intrapresa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Bocchino, che nei giorni scorsi ha pubblicato tre avvisi pubblici per consentire l’accesso a fondi nazionali e regionali destinati al sostegno sociale e abitativo.
«Si tratta di strumenti importanti che rientrano nel lavoro che l’amministrazione porta avanti per ampliare le possibilità di accesso ai servizi e alle risorse pubbliche, con l’obiettivo di intercettare in modo sempre più efficace le situazioni di fragilità presenti sul territorio.
Il primo avviso, pubblicato il 29 gennaio, riguarda i contributi a fondo perduto per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati già esistenti nei quali risiedono persone con disabilità, in attuazione della legge 13/89. Possono accedere al beneficio le persone con disabilità con limitazioni permanenti di carattere fisico, sensoriale o cognitivo, i familiari che le hanno a carico e i condomìni nei quali risiedono tali categorie. L’entità del contributo varia in base al tipo di intervento da realizzare. Le domande dovranno essere presentate entro il 1° marzo 2026, secondo le modalità indicate nell’avviso pubblicato sul sito istituzionale del Comune.
Il secondo avviso, pubblicato il 30 gennaio, riguarda invece l’accesso al Fondo regionale di contrasto all’emergenza abitativa, attraverso un bando a sportello con validità annuale. Il fondo consente l’erogazione di contributi economici una tantum destinati a nuclei familiari che si trovano in condizioni di emergenza o disagio abitativo, oppure in situazioni di fragilità temporanea, come nel caso di sgomberi per motivi di emergenza. Le linee guida regionali prevedono due distinte misure di intervento, dedicate rispettivamente alle situazioni di grave disagio abitativo e a quelle di fragilità temporanea. Le domande saranno esaminate in ordine di presentazione fino a esaurimento delle risorse disponibili e comunque entro il 31 dicembre 2026, con istruttoria curata dal Comune ed erogazione finale da parte della Regione.
Il terzo avviso, pubblicato il 31 gennaio, è rivolto agli inquilini morosi incolpevoli, cioè ai nuclei familiari che si trovano nell’impossibilità di sostenere il pagamento del canone di locazione a causa di una perdita o significativa riduzione del reddito. Tra le situazioni previste rientrano, ad esempio, la perdita del lavoro, la riduzione dell’orario lavorativo, la cassa integrazione, il mancato rinnovo di contratti a termine, ma anche malattie gravi, infortuni o spese sanitarie rilevanti. I contributi possono arrivare fino a 12mila euro e vengono erogati direttamente al proprietario dell’immobile. Anche in questo caso la procedura è a sportello e le domande saranno esaminate in ordine cronologico entro il 31 dicembre 2026.
Nel complesso, le tre misure puntano a rafforzare la rete di sostegno sociale cittadina, con particolare attenzione alle persone con disabilità, alle famiglie in difficoltà abitativa e ai nuclei colpiti da improvvise crisi economiche.
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03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
L’amministrazione comunale di Nola, guidata dal sindaco Andrea Ruggiero, ha avviato 19 tirocini di inclusione sociale rivolti a persone in condizione di fragilità sociale e occupazionale. L’esperienza formativa è stata attivata nell’ambito del programma GOL, Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, misura prevista dal PNRR, con l’obiettivo di favorire percorsi di inclusione e partecipazione attiva attraverso una opportunità concreta nei servizi pubblici e nella comunità locale. I tirocinanti saranno impegnati in attività di supporto alla segreteria degli uffici comunali, in funzioni di vigilanza presso scuole primarie e sedi comunali e in attività di assistenza alla persona, contribuendo al rafforzamento dei servizi offerti alla comunità.
“È un’iniziativa che punta a rafforzare l’inclusione, il benessere e le opportunità per le persone e le famiglie più fragili del territorio. Si tratta – ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali Florinda Aliperta – di un percorso che mette al centro la dignità delle persone, valorizzandone competenze e potenzialità, e che guarda a un modello di welfare capace di ascoltare e costruire risposte personalizzate. Un investimento sul futuro della comunità, fondato sull’inclusione e sulla collaborazione”.
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03 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Città della Scienza aderisce alla Settimana Nazionale delle STEM, in programma dal 4 all’11 febbraio 2026, con un ricco calendario di iniziative pensate per avvicinare bambine, bambini, ragazze e ragazzi alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche in modo informale, coinvolgente e alla portata di tutti.
Per un’intera settimana il Science Centre e il Planetario si trasformano in un grande laboratorio di curiosità, dove la scoperta diventa esperienza diretta, il gioco si intreccia con la conoscenza e la scienza entra nella vita quotidiana attraverso storie, esperimenti, numeri e immagini del cielo.
Il programma propone attività didattiche rivolte a scuole di ogni ordine e grado, in linea con il catalogo Scuola 2025–2026 di Città della Scienza, con giornate tematiche dedicate alla fisica, al coding e ai cinque sensi, alle scienze naturali, alla salute e al benessere, per offrire a studenti e docenti percorsi dinamici e interdisciplinari che accendono l’interesse per le materie STEM e ne mostrano l’impatto concreto sul presente e sul futuro. In parallelo sono previste visite guidate alle aree espositive del museo, dal Museo interattivo del Corpo Umano Corporea alla mostra temporanea “Egyptian Blue. Between History and Innovation”, fino alla Mostra “Insetti & Co.” per esplorare il corpo umano, la chimica dei materiali, l’archeologia, la biodiversità e l’evoluzione con un approccio interattivo e multisensoriale.
Un ruolo centrale è affidato al Planetario, con un palinsesto di spettacoli e documentari astronomici live e preregistrati – tra cui “Robot Explorers”, “Esploriamo il Sistema Solare”, “Il cielo del mese” e “Dalla Terra all’Universo” – che accompagnano il pubblico, dalle scuole alle famiglie, in un viaggio tra pianeti, stelle, nebulose e missioni spaziali, rendendo accessibili concetti complessi dell’astrofisica e della tecnologia aerospaziale. Uno spazio immersivo dove imparare a leggere il cielo, riconoscere le costellazioni, comprendere i cicli degli astri e scoprire il lavoro di scienziati, ingegneri e agenzie spaziali internazionali.
Accanto alle proposte per le scuole, nei weekend la Settimana STEM si apre alle famiglie con laboratori interattivi, assaggi di scienza e science show dedicati in particolare al Darwin Day, che ogni anno celebra, intorno al 12 febbraio, la figura di Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione. Tra letture animate, attività creative e percorsi sperimentali – dall’“Albero della vita” al “Meraviglioso mondo delle cellule”, fino a “Un giorno da Neanderthal” e agli spettacoli sugli adattamenti animali – bambini e ragazzi possono mettersi in gioco in prima persona, osservare, formulare ipotesi, esplorare differenze e somiglianze tra specie, comprendendo come la scienza nasca da domande, prove, errori e scoperte.
La settimana è arricchita, inoltre, da un’attività specificamente dedicata alla “STEM e data literacy”, realizzata in collaborazione con l’Istat, pensata per guidare studenti e studentesse delle scuole secondarie a scoprire il ruolo dei dati e della statistica nell’interpretare la realtà, prendere decisioni consapevoli e orientarsi tra le professioni del futuro, contrastando stereotipi e pregiudizi sulle discipline scientifiche. Attraverso esempi di vita quotidiana, giochi, curiosità e momenti di dialogo con esperti, i numeri diventano storie da interrogare, strumenti per capire il mondo e chiavi per progettare il proprio percorso di studi e di lavoro.
Con la Settimana Nazionale delle STEM, Città della Scienza conferma la propria missione di luogo aperto, inclusivo e partecipato, in cui la cultura scientifica si intreccia con l’educazione, l’orientamento, la cittadinanza attiva e l’abbattimento delle barriere di genere nell’accesso alle carriere scientifiche. Scuole, famiglie, appassionati e curiosi sono invitati a vivere il museo, le mostre, il Planetario e i laboratori come un ecosistema di opportunità in cui scoprire talenti, fare esperienza di scienza e sentirsi parte di una comunità che guarda con fiducia al futuro.
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02 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
L’UNICEF e il Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA) presentano oggi “Chi accoglie?”, un’analisi qualitativa preliminare sui profili delle famiglie affidatarie di minorenni non accompagnati. Secondo i dati, in Italia, nel 2025, oltre 12.100 minorenni non accompagnati sono arrivati via mare ; nello stesso anno, oltre 17.500 minorenni migranti e rifugiati non accompagnati vivevano in accoglienza. Solo il 4% ha potuto contare su una famiglia affidataria, fatta eccezione per i minorenni di origine ucraina, nonostante la legge indichi l’affido come misura prioritaria.
In questo contesto nasce l’analisi di UNICEF e CNCA con l’obiettivo di fare emergere caratteristiche, motivazioni, valori e sfide di chi sceglie di aprire la propria famiglia all’accoglienza e, al tempo stesso, fornire indicazioni utili per rafforzare programmi e politiche incentrate sul superiore interesse del minorenne.
Lo studio è stato condotto attraverso un sondaggio anonimo rivolto a 61 famiglie già attive nell’ambito del progetto Terreferme. Il questionario ha raccolto informazioni sui fattori socio-demografici, sui valori e interessi, sulla soddisfazione per la qualità della vita e sulle esperienze legate all’affido. L’analisi si basa su auto-valutazioni dei partecipanti; pur riferendosi a un campione limitato, i dati permettono di cogliere regolarità utili a comprendere chi sceglie di accogliere e quali condizioni ne favoriscono la disponibilità.
I risultati in relazione alle caratteristiche socio-demografiche mostrano che il 70% degli affidatari sono adulti tra i 40 e i 60 anni, spesso sposati o conviventi e con figli, con una significativa presenza di over 60 (26%). Oltre l’80% è sposato o convivente e il 60% ha già figli. Molti svolgono attività lavorative dipendenti o da libero professionista e possiedono titoli di studio medio-alti – condizioni che suggeriscono una certa stabilità economica e relazionale.
Dal punto di vista socio-relazionale, il gruppo presenta elevati livelli di fiducia interpersonale e apertura verso culture diverse. Il 95% degli intervistati concorda sul fatto che le persone migranti contribuiscano ad aumentare la ricchezza culturale, e la grande maggioranza respinge stereotipi che associano migrazione a criminalità o conflitto. Le principali motivazioni che spingono all’affido sono la volontà di accompagnare ragazze e ragazzi verso l’autonomia (95%) e l’apertura a esperienze interculturali (88%).
Anche il profilo della soddisfazione e del benessere soggettivo è un elemento rilevante: il 95% si dichiara soddisfatto della propria vita in generale, con livelli alti di soddisfazione per la vita familiare e relazionale. Accanto a questo quadro positivo, le famiglie incontrano sfide significative: 7 famiglie su 10 dichiarano di aver avuto dubbi iniziali, timori legati al supporto durante il percorso (3 famiglie su 10), difficoltà procedurali e disparità territoriali che possono scoraggiare la disponibilità ad accogliere.
L’analisi evidenzia come il successo dell’affido dipenda non solo dalle caratteristiche della famiglia, ma da un sistema capace di fornire accompagnamento qualificato, supervisione, sostegno psicologico e formazione continua.
“L’affido familiare non è semplicemente un atto di solidarietà, ma una strategia di protezione in grado di offrire stabilità, affetto e opportunità di sviluppo a bambini, bambine e adolescenti, contribuendo a costruire un sistema più inclusivo e sostenibile per tutti. È un investimento concreto nel futuro dei ragazzi e della comunità. Per assicurare a più minorenni migranti e rifugiati le stesse opportunità dei loro coetanei, è essenziale costruire un sistema che sostenga chi accoglie, rimuova gli ostacoli e renda questo percorso sostenibile nel tempo” ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia.
Anche Liviana Marelli, referente nazionale per le politiche minorili e per le famiglie del CNCA, sottolinea l’importanza del supporto durante l’affido: “L’affido familiare è un progetto che valorizza la responsabilità delle singole famiglie e richiama contestualmente la responsabilità collettiva di tutti i soggetti coinvolti affinché la famiglia affidataria non sia mai sola ma si senta parte di un progetto condiviso e sia costantemente supportata e accompagnata nella gestione del singolo progetto di accoglienza e di inserimento sociale”.
L’UNICEF e il CNCA rivolgono alle istituzioni un appello a rafforzare l’affido familiare come misura centrale e prioritaria, quando appropriata e nel superiore interesse del minorenne, rispetto al ricorso alle strutture residenziali. Tra le priorità indicate:
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piena e uniforme attuazione alla Legge 47/2017 e alle Linee di indirizzo nazionali sull’affido familiare, garantendo criteri chiari, procedure semplificate e forme di affido flessibili, capaci di rispondere alle diverse storie e bisogni;
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potenziamento della governance e del coordinamento multisettoriale, investimenti nel capacity-building del sistema, e un sostegno stabile, qualificato e continuativo alle famiglie affidatarie in tutte le fasi del percorso;
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miglioramento della raccolta e l’utilizzo dei dati per orientare politiche basate su evidenze e promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione pubblica che valorizzino l’affido come strumento di protezione, inclusione e crescita.
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In ogni fase, deve essere garantita la centralità e la partecipazione attiva dei minorenni, affinché le politiche e i servizi siano realmente costruiti a partire dalla loro voce e dalla loro esperienza.
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