30 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Anche per il 2023 è stata creata un’apposita sezione del Giorno del Dono, giornata nazionale istituita per legge nel 2015, riservata alle Organizzazioni Non Profit (ONP) che vogliono partecipare al contest #DonareMiDona Non Profit.
Partecipare è semplice e gratuito e le Organizzazioni che si iscriveranno comporranno un cartellone unico che disegnerà la mappa di un’Italia inedita che mette al centro il dono, la solidarietà e la partecipazione: il GIRO DELL’ITALIA CHE DONA.
QUANDO: E’ presente un’apposita sezione del Giorno del Dono riservata alle Organizzazioni Non Profit che vogliono partecipare al contest #DonareMiDona Non Profit realizzando una o più iniziative in tutto il territorio nazionale in un qualsiasi periodo o data tra il 15 settembre e il 31 ottobre 2023 per diffondere i valori del dono e della donazione.
COME
Per candidare la propria iniziativa è possibile compilare il form cliccando qui entro l’11 settembre scegliendo “adesione attiva”: fino al 24 settembre potrai votarla e farla votare. L’iniziativa più votata verrà premiata il 4 ottobre 2023 in un evento in presenza a Palermo presso i Cantieri Culturali alla Zisa, a cui puoi iscriverti cliccando qui.
Se non si ha una iniziativa da candidare puoi aderire moralmente a #DonoDay2023 e far diventare la tua ONP Testimonial del Giorno del Dono: nel form di adesione scegli “adesione morale”.
Per maggiori informazioni visita il sito IID, la piattaforma dedicata o invia una mail all’indirizzo comunicazione@istitutoitalianodonazione.it, ti aspettiamo!
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30 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Finire sotto i riflettori, anche quando i casi di cronaca porterebbero altrove, lascia un senso di indignazione profondo. I residenti del Parco Verde di Caivano si sentono assediati da quando è emersa la notizia del presunto stupro subito da due ragazzine perpetrato da un branco di giovanissimi e su cui ora stanno indagando i carabinieri e la Procura di Napoli Nord. I sospettati, mstando a quanto emerso sin qui, non proverrebbero dal Parco Verde ma dal vicino rione Iacp di Caivano.
La rabbia dei residenti
«Se questi ragazzini abitano in un altro rione, perché devono sempre rompere le uova nel piatto qui?» si chiede Rosa, che gestisce al Parco Verde una salumeria, poco dopo la conclusione del corteo di martedì pomeriggio partito dalla chiesa San Paolo Apostolo e conclusosi dinanzi alla piscina Delphinia dove si sarebbero consumati i fatti. «Noi ci dissociamo rispetto a quanto successo, ma non è qui che i giornalisti devono venire – aggiunge Rosa – Si vedano i contesti familiari. Io sono la prima di 16 figli, quando sono venuta al Parco Verde nel 1985 non c’erano nemmeno le fogne, eppure abbiamo sempre lavorato» Arrabbiati sono anche due altri abitanti, entrambi di nome Vincenzo. «Don Maurizio Patriciello, la premier Giorgia Meloni vadano anche al Rione Iacp e non vengano solo qui – afferma il Vincenzo più giovane – È frustrante sapere che quando mio figlio di 15 anni dice di abitare al Parco Verde, gli altri gli dicono sempre “E come fai ad abitare lì’’? Io ho sempre lavorato, come così tantissime altre persone del posto. Basta speculazioni su di noi». «Qualcuno vuole fare passerella politica marciandoci sopra, non è più sopportabile una certa narrazione su di noi. Tutti a buttarsi come gli avvoltoi sulla preda» attacca l’altro Vincenzo.
L’attività di Bruno Mazza
Bruno Mazza, dell’associazione Un’Infanzia da vivere che si occupa di riqualificare gli spazi del posto, permettendo ai ragazzi di giocare in campetti rifatti e di impegnarsi in attività laboratoriali, è deciso a mettere alcuni puntini sulle ì. «Al Parco Verde abitano 6000 persone, su 10 indagati a Caivano, 2 sono del Parco Verde, 4 sono del Rione Iacp, 2 sono del Bronx e anche in altre zone di Caivano. Quindi è tutta la città che conosce queste violenze». Per Mazza «la battaglia per risollevare i ragazzi del Parco Verde non è impossibile da vincere se le istituzioni che erano presenti alla marcia, una volta spenti i riflettori, saranno presenti qui con noi. Tutti dobbiamo denunciare e impegnarci, a tale scopo da poco abbiamo inaugurato uno spazio che si chiama “Rompi il silenzio’’». E infine: «Nella piscina Delphina, un mese fa, ho trovato un ragazzo morto per overdose. Le famiglie sapevano come vivevano queste ragazzine, gli assistenti sociali dovevano intervenire prima».
La battaglia di don Maurizio Patriciello e il supporto di Luisa
«In questo quartiere non ho mai chiesto di venire e non ho mai chiesto di andare via perché mi sentirei un traditore», le parole di Don Maurizio Patriciello, parroco per molti punti di riferimento per gridare la voglia di legalità a Caivano, a margine del corteo di ieri. La presenza di un nugolo di cittadini e di rappresentanti istituzionali «mi conforta e mi conferma che bisogna chiamare a raccolta i buoni», l’aggiunta. A Caivano alla giornata di mobilitazione è arrivata anche Luisa, 85 anni, residente a Roma. «Nonostante il parere contrario delle mie figlie, visto che due mesi fa mi sono operata al cuore, ho preso il treno e sono venuta qui, un posto che non conoscevo, per dare solidarietà a Padre Maurizio conosciuto attraverso i mass media. L’ho fatto perché il Sud è sempre stato lasciato da parte e perché amo la mia Patria». La prima impressione una volta giunta nell’area del Parco Verde e dello Iacp di Caivano? «Di solitudine» la risposta secca di Luisa.
di Antonio Sabbatino
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30 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Sensibilizzare la comunità sul tema delle disuguaglianze sociali stimolando un confronto costruttivo e promuovendo un impegno attivo per ridurre le disparità. E’ l’obiettivo di “Disuguali”, evento organizzato dall’assessorato alle politiche sociali del Comune di Narni, dal Cesvol Umbria e dal Crisu, il centro di ricerca in sicurezza umana con sede presso il corso di laurea in scienze per l’investigazione e la sicurezza.
Il 15 e 16 settembre a Narni illustri relatori si confronteranno per immaginare un futuro oltre le disuguaglianze.Sotto la lente d’ingrandimento dei seminari le disuguaglianze economiche e sociali, le disuguaglianze educative, di genere, delle crisi e delle emergenze.
“In un contesto globale in cui le disuguaglianze economiche e sociali continuano ad aumentare, è cruciale che ciascuno di noi, individuo o ente, contribuisca a un cambiamento positivo. Affrontare le disuguaglianze richiede un impegno costante da parte di tutte le istituzioni, compresi i comuni, unitamente a un coinvolgimento attivo di cittadini, organizzazioni della società civile e il settore privato – dice Silvia Tiberti, assessora alle politiche sociali del Comune di Narni.
Il motivo di questo seminario è radicato nella profonda consapevolezza delle sfide che le disuguaglianze pongono alla nostra comunità. Riconosciamo che ogni cittadino ha il diritto di accedere a opportunità e risorse in modo equo, indipendentemente dalle proprie circostanze. Siamo guidati dalla volontà di creare un futuro in cui ogni individuo possa sviluppare il proprio potenziale e raggiungere traguardi senza barriere ingiuste. Le istituzioni – aggiunge Silvia Tiberti – hanno il compito di promuovere e incoraggiare la partecipazione della comunità nella formulazione e nell’attuazione delle politiche. È essenziale ascoltare le esigenze, le preoccupazioni e le prospettive dei cittadini, poiché solo così possiamo sviluppare soluzioni che riflettano veramente le loro necessità”.
Nella due giorni alla Casa del Popolo, si studieranno tutte quelle misure che possono contribuire a garantire che nessuno venga lasciato indietro.
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29 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Continuano gli appuntamenti di “Estate a Napoli”, la manifestazione di eventi e attività di spettacolo promossa dal Comune di Napoli, giunta alla sua 44ª edizione. Un format che, a partire dal 1979, si rinnova e si attualizza, con l’obiettivo di dare spazio ai tanti talenti del territorio e animare la città nei mesi estivi. Il 31 agosto 2023, con inizio alle ore 17, l’associazione di promozione sociale “Assieme”, in collaborazione con altre realtà dell’associazionismo e del Terzo settore, darà vita all’evento “Saluto d’estate”: sport, musica, giochi e laboratori per tutti, senza limiti d’età e senza barriere. A seguire, dalle 21, musica e spettacolo. L’evento si terrà al Parco Villa Capriccio, via Lieti, Capodimonte.
Per info e biglietti: 338 5263006 – fioccodilana@live.it
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29 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
“È nostra responsabilità, come cittadini italiani e membri della comunità scientifica, avvertire chiaramente di ogni minaccia alla salute pubblica. Ed è dovere dei giornalisti difendere il diritto all’informazione e diffondere notizie scientifiche verificate.” Così inizia la lettera aperta ai media, firmata da 100 scienziati italiani, che mette in guardia dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla errata narrazione di questi.
“Nel suo ultimo rapporto, il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (IPCC) è chiarissimo su quali siano le cause principali del cambiamento climatico: le emissioni di gas serra prodotte dall’utilizzo di combustibili fossili. Ed è altrettanto chiaro su quali siano le soluzioni prioritarie: la rapida eliminazione dell’uso di carbone, petrolio e gas, e la decarbonizzazione, attraverso le energie rinnovabili. È questa la strategia giusta per fermare l’aumento delle temperature, ed è tecnologicamente ed economicamente attuabile già oggi. A questo devono aggiungersi politiche di adattamento per proteggere persone e territori da quegli effetti del cambiamento climatico, divenuti ormai irreparabili.”
Tra i firmatari della lettera vi sono i nomi più illustri della comunità scientifica italiana e i massimi esperti di clima, tra i quali, Antonello Pasini, Primo ricercatore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR; Giorgio Vacchiano, Professore associato in Gestione e pianificazione forestale presso l’Università degli Studi di Milano, e Presidente del Climate Media Center Italia; Cristina Facchini, Presidente della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC), e, non ultimo, Giorgio Parisi, Professore emerito in Fisica teorica dell’Università Sapienza di Roma e Premio Nobel per la Fisica 2021.
“Non parlare delle cause dei sempre più frequenti e intensi eventi estremi che interessano il nostro pianeta e non spiegare le soluzioni per una risposta efficace, rischia di alimentare l’inazione, la rassegnazione o la negazione della realtà, traducendosi in un aumento dei rischi per le nostre famiglie e le nostre comunità, specialmente quelle più svantaggiate. Per queste ragioni, invitiamo tutti i media italiani a spiegare chiaramente quali sono le cause della crisi climatica e le sue soluzioni, per dare a tutti e a tutte gli strumenti per comprendere profondamente i fenomeni in corso, sentirsi parte della soluzione e costruire una maggiore fiducia nel futuro.”
Così, l’ambigua confusione e il pressappochismo attorno alla narrazione della crisi climatica possono essere annoverate di fatto, secondo i firmatari, tra le cause della mancata risoluzione politica del problema. Da uno studio condotto da Greenpeace sullo stato della narrazione climatica in Italia, su 522 servizi di telegiornale, che rendono conto di alluvioni, frane, ondate di caldo anomalo, perdurante siccità e conseguente crisi idrica, solo il 24% cita la crisi climatica come background entro il quale è possibile comprendere il sempre più numeroso susseguirsi di eventi estremi. Nei TG, le cause della crisi climatica sono raramente menzionate (8,8%), al contrario delle conseguenze, citate nel 58,8% dei casi. Il trend dei media, confrontando i dati, non fa che rispecchiare fedelmente lo storytelling climatico della politica. Analizzando gli spazi di comunicazione autodiretta dai politici stessi, ovvero i contenuti condivisi attraverso gli account ufficiali Facebook, si può evincere che solo nel 10,1% dei casi la comunicazione è focalizzata su temi ambientali. Ancora più bassa è l’attenzione per la crisi climatica, presente in appena lo 0,2% dei post. Dati simili riguardano anche l’informazione eterodiretta dei TG, dove a scegliere le dichiarazioni da trasmettere sono le varie redazioni. Anche in questo caso, la percentuale di dichiarazioni su temi ambientali sul totale delle dichiarazioni rilasciate è bassa, pari all’11, 9%, mentre la crisi climatica è presente in appena lo 0,5% delle dichiarazioni.
Se si parla poco delle cause e delle responsabilità della crisi climatica, ancor meno si parla delle strategie di contrasto. La decarbonizzazione, ovvero la riduzione delle emissioni e dei combustibili fossili, è un argomento presente nell’informazione che menziona esplicitamente la crisi climatica, tuttavia con una frequenza mediamente bassa, pari all’11,4%. Inoltre, sebbene le emissioni e i combustibili fossili siano le cause della crisi climatica più menzionate nei canali d’informazione, come abbiamo visto, quest’ultimi, prestano generalmente poca attenzione alle cause del cambiamento climatico (mediamente il 19,6%), focalizzandosi di più sulle conseguenze (mediamente il 43,6%).
Difficile comprendere le motivazioni alla base dell’inappropriatezza della narrazione del problema climatico dei media italiani. Vantare il 41° posto nella classifica mondiale della trasparenza dell’informazione, anche se in risalita dopo il triste 58° posto dello scorso anno, certamente non aiuta una libera narrazione di un problema di difficile comprensione e di difficile soluzione, antieconomico e liberticida, come quello climatico. Ancor meno sapere che le inserzioni pubblicitarie di aziende inquinanti sui 5 quotidiani nazionali analizzati dallo studio di Greenpeace (Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, la Stampa e L’Avvenire) sono molto numerose, 795 in totale, con variazioni rilevanti fra il valore massimo de Il Sole 24 Ore (230) e il valore minimo di Avvenire (54).
Si evince, quindi, che i cinque principali quotidiani nazionali nel loro complesso pubblicano più di 2 pubblicità di aziende inquinanti al giorno.
“Siamo ancora in tempo per scegliere il nostro futuro climatico” concludono i firmatari della lettera. “Siamo ancora in tempo per scegliere un futuro sostenibile che metta al primo posto la sicurezza, la salute e il benessere delle persone, come previsto dagli obiettivi europei di riduzione delle emissioni del 55% al 2030 e di neutralità climatica al 2050. Possiamo farlo anche grazie a una corretta comunicazione e alla cooperazione tra noi tutti.”
di Valerio Orfeo
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29 Ago, 2023 | Comunicare il sociale
Il 16 settembre si celebra il World Cleanup Day, la più grande azione civica di pulizia al mondo. 193 Paesi che, contemporaneamente, si rimboccheranno le mani armate di guanti per ripulire una spiaggia, un parco, una strada, una discarica illegale. Giunge alla sesta edizione l’attività coordinata in Italia da Let’s do It! Italy, con l’obiettivo di coinvolgere il 5 per cento della popolazione. Un’onda verde che nel 2021 ha coinvolto 8,6 milioni di persone, mentre nel 2022 14,8 milioni. La scorsa edizione, solo in Italia, sono stati oltre 450 mila i volontari che hanno partecipato alle azioni di pulizia.
Le associazioni sono il cuore pulsante del World Cleanup Day. Da Retake Italia a Cleanap. Da Venice Lagoon Plastic Free a Mottola Attiva. Da N’Sea Yet a Marevivo Veneto. Ed altre decine. A sostenere il World Cleanup Day anche molte amministrazioni comunali. Anche quest’anno il World Cleanup Day ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Crescono il contributo del volontariato aziendale e la sensibilità delle imprese alla sostenibilità ambientale. Tra quelle che aderiscono al World Cleanup Day figurano Decathlon, Leroy Merlin, Spontex, AWorld. L’appuntamento è sostenuto anche da partner internazionali quali UNESCO, UN-Habitat, Earth Day, Act4DSGs. Questa edizione è inoltre in collaborazione con la campagna #EUBeachCleanup.
Per ogni organizzazione che organizzerà un’attività di pulizia durante il World Cleanup Day, la startup Vaia pianterà un albero a Folgaria, sulle Dolomiti.
“La tutela dell’ambiente, la lotta ai cambiamenti climatici, alle plastiche e microplastiche nelle acque. Queste sono alcune delle battaglie che mettono assieme migliaia di persone. Il World Cleanup Day è un’occasione importante per fare squadra a difesa dell’ambiente. Per stare assieme dalla giusta parte. Per raccontare i nostri territori e lo scempio ambientale che li devasta ogni giorno. Dobbiamo fermare questo processo. Per farlo è necessario il contributo di quanti più cittadini vogliamo fare la propria parte. Il 16 settembre combattiamo assieme questa battaglia. Una risposta importante può dare una scossa anche ai decisori politici”.
A dichiararlo è il presidente di Let’s do It! Italy, Vincenzo Capasso.
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