07 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
Aiutare i bambini e le bambine con disabilità ad avere più fiducia in se stessi, a migliorare il proprio equilibrio fisico e relazionale, a ritrovare il sorriso, attraverso il contatto con i cavalli. Non destrieri qualsiasi, bensì Doroteo e Rospetto, protagonisti ormai da un anno, con il loro temperamento docile e mite, del progetto di sport equestre integrato “A cavallo delle emozioni” ideato all’istruttrice Paola Vallone, organizzato dal centro ippico “L’Antellino” e dalla Fondazione Fiorenzo Fratini Onlus in collaborazione con il Comune di Bagno a Ripoli. Dopo una prima fase sperimentale dedicata ad adulti con disabilità, adesso il progetto cresce e si estende alle scuole, coinvolgendo le alunne e gli alunni portatori di handicap degli Istituti comprensivi “Teresa Mattei” e “Antonino Caponnetto”.
Cinque i bambini, tutti delle scuole secondarie di primo grado “Redi” e “Granacci”, che nella giornata di ieri hanno vissuto il loro emozionante “battesimo” della sella. Prima prendendosi cura di Doroteo e Rospetto a terra, spazzolandoli, dandogli da mangiare e accompagnandoli nel recinto. Poi, un passo alla volta, provando a salire in groppa, come dei veri “cavalieri”. Il tutto sotto lo sguardo e la guida attenta di istruttori ed educatori qualificati.
Fondamentale per realizzare il progetto, oltre alla disponibilità del maneggio di via della Torre all’Antella di Lorenzo Cipriani, il supporto economico della Fondazione Fratini, che si rinnova dopo l’anno di sperimentazione e l’acquisto di una sella speciale in grado di facilitare la monta a cavallo per tutti. Si aggiunge il contributo del Comune necessario per estendere “A cavallo delle emozioni” ai bambini delle scuole, che come gli adulti saliranno in sella una volta alla settimana.
“Quando lo scorso anno la Fondazione Fratini ci ha parlato per la prima volta del progetto di equitazione integrata ce ne siamo subito innamorati. C’è dentro tutto. Natura, sport, amore per gli animali. Ma soprattutto inclusione, il superamento delle barriere. Ben presto – dice il sindaco Francesco Casini – abbiamo potuto vedere con i nostri occhi i benefici sulle persone adulte che vi partecipano, sia sul piano delle relazioni, delle capacità fisiche e motorie, che quello del buonumore. Dare questa possibilità anche ai più piccoli era un nostro obiettivo e ci siamo riusciti, per noi è un grande traguardo frutto di una bella sinergia tra privati, istituzioni e adesso anche scuole”.
“L’anno scorso abbiamo deciso di promuovere questo progetto perché crediamo fermamente che attraverso lo sport equestre i giovani e meno giovani con disabilità possano sviluppare un senso di responsabilità verso un altro essere vivente, rafforzando così la propria autostima. Quest’anno siamo molto felici che anche il Comune di Bagno a Ripoli abbia deciso di supportare il progetto insieme alla Fondazione Fiorenzo Fratini e speriamo – dice la Presidente della Fondazione Fiorenzo Fratini, la signora Giovanna Fratini – che questo sia solo l’inizio e che possa fare da apripista per tutti coloro che vorranno contribuire a sostenerlo. Vi basterà osservare gli occhi di questi bambini riempirsi di luce e stupore nel vedere e poter accarezzare per la prima volta un animale così grande, per innamorarvi di questo iniziativa importante! Lo sport aiuta a superare i propri limiti e le proprie paure e quando il mezzo è un animale come il cavallo tutto è più semplice, ogni barriera viene abbattuta , ogni ostacolo saltato e le diversità spariscono! Perché a gli occhi di un animale siamo tutti uguali”.
“Lavoro con la disabilità da quasi 20 anni e tanti degli obiettivi raggiunti nella attività sportiva con i ragazzi sono legati al fatto che di per sé il cavallo e l’ambiente del maneggio hanno una portata emotiva su tutti, tale da generare forti stimoli propositivi e per questo positivi. Anche Lorenzo Cipriani, da sempre impegnato nel lavoro in campo ostacoli con i suoi allievi che quotidianamente si allenano per migliorare le loro performances, resta ogni volta piacevolmente sorpreso dalla grande passione e forza di volontà e impegno che i ragazzi tirano fuori nel affrontare le lezioni. Siamo davvero contenti che grazie a questa nuova sinergia il progetto possa andare avanti anche quest’anno e dare grandi opportunità anche alla fascia più giovane degli studenti”, dichiarano l’istruttrice Paola Vallone e Lorenzo Cipriani del centro ippico l’Antellino.
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07 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
Una sfida green per la città di Pozzuoli e il quartiere di Monterusciello. Ha preso il via il progetto di “foresta urbana”. L’intervento, dal valore di circa 1 milione e 400 mila euro, è promosso dal Comune di Pozzuoli ed è finanziato con fondi del Pnrr per la transizione ecologica. Prevista la piantumazione di quasi 60 mila tra alberi e piante (45.920 specie arboree e 13.780 specie arbustive) su un totale di 46 ettari, divisi in 19 aree, in prossimità delle abitazioni. Querce di leccio, di cerro, da sughero, alberi da frutto e pioppi, oltre a una variegata tipologia di piante, trasformeranno radicalmente il paesaggio e la qualità ambientale del territorio. Le specie scelte sono autoctone, compatibili cioè con le condizioni climatiche della zona e in modo da creare continuità con le specie già presenti in loco.
GLI OBIETTIVI – Le azioni sono rivolte al contrasto al cambiamento climatico. La realizzazione di boschi e corridoi ecologici, infatti, svolge una funzione contro la presenza di Co2 e inquinanti, nonché di mitigazione del fenomeno delle “isole di calore”. Come sottolinea Stefano Grasso, coordinatore dei progetti agro-naturalistici su Monterusciello “l’impatto è positivo anche dal punto di vista sociale con un maggiore benessere per gli abitanti del quartiere. Basti pensare alle condizioni di degrado nelle quali queste aree sono state lasciate per quasi 40 anni, fin dal primo insediamento abitativo. O agli usi impropri di questi terreni, per i quali è stata necessaria in più punti una significativa opera di pulizia, messa in sicurezza e rimozione di rifiuti, anche ingombranti. Oggi la prospettiva è farne in un futuro prossimo piccoli “polmoni verdi”. In un processo di rigenerazione che si pone in continuità e in sinergia con il progetto MAC – Monterusciello Agro City, finalizzato alla produzione agricola di qualità e realizzato su terreni vicini o adiacenti.”
I DETTAGLI – La riforestazione segue diverse fasi. Dall’eliminazione della vegetazione infestante, alla messa a dimora di piante e alberi, fino alla manutenzione, affidata per i primi 3 anni alle società di settore individuate a seguito di bando di gara, che si occuperanno tra l’altro dell’irrigazione di emergenza e della potatura straordinaria. La piantumazione ha l’obiettivo di ricreare le disposizioni naturali della vegetazione in bosco, con alberi e piante posti a distanza di 3 metri tra loro. Sono previste, inoltre, “chiarie” prive di vegetazione per interrompere eventuali eventi distruttivi come gli incendi e sentieri per facilitare le attività di manutenzione e la fruibilità degli spazi. Le 19 aree si caratterizzeranno come cerreta, frutteto, ostrieto, sughereta, pioppeto e lecceta, in base alla specie quella prevalente.
LE PRIME PIANTUMAZIONI – Si è partiti dall’area 15, la più estesa di tutte, situata nei pressi del piccolo borgo di Torre Santa Chiara, dove è programmata la piantumazione nelle prossime settimane di oltre 10 mila arbusti e piante. Gli alberi, in maggior parte querce di leccio, di cerro e di novella, hanno un’età non superiore ai 2 anni, proprio per favorirne l’impianto. Secondo i tempi della natura, la loro crescita dovrebbe raggiungere i 3 metri di altezza tra 2 anni e quella massima di 7 metri tra 10 anni, mentre il termine per la piantumazione in tutte le aree è fissato al 30 giugno del 2024.
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07 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
Appuntamento a San Valentino con la sesta edizione di “Sensuability, ti ha detto niente la mamma?”. Sarà inaugurata il 14 febbraio, a partire dalle 18.00 presso la Casa del Volontariato di Roma (Via Galilei, 53), la mostra di fumetti e illustrazioni promossa dall’associazione di promozione sociale NessunoTocchiMario (NTM), nell’ambito del progetto Sensuability, per approfondire il legame tra sessualità e disabilità. Ideatrice dell’iniziativa e presidente dell’associazione è Armanda Salvucci, anima del concorso e della mostra.
In mostra oltre 150 tavole: 91 sono le opere provenienti dalla sesta edizione di “Sensuability & Comics”, concorso che vede il coinvolgimento del Comicon, a cui si aggiungono oltre 60 tavole che portano la firma di alcuni tra i più grandi illustratori e fumettisti italiani.
L’obiettivo dell’iniziativa, giunta alla sua sesta edizione, è scardinare i pregiudizi che ruotano intorno al binomio sessualità e disabilità, affrontato dagli artisti con ironia e leggerezza. Il tema scelto per il 2024 è il rapporto tra sessualità, disabilità, fiabe e favole. Gli artisti sono stati chiamati a rappresentare la loro idea di sensualità e sessualità declinata su fisicità troppo spesso bollate dalla società come imperfette.
Nel corso dell’evento in programma a San Valentino saranno premiati i tre vincitori del concorso, che ha visto come presidente di giuria l’illustratore Fabio Magnasciutti, autore della locandina della sesta edizione. Con lui gli esperti: Luca Laca Montagliani, Elena Mirulla, alino e Armanda Salvucci. Durante la cerimonia di premiazione, spazio alla musica con l’esibizione dei “Not Due”: l’illustratore Fabio Magnasciutti e Alessio Morglia, rispettivamente voce e chitarra della band Her Pillow.
“Abbiamo giocato con le fiabe, le favole, i miti. Abbiamo chiesto ai nostri artisti di raccontarci, illustrarci la loro idea di sessualità e disabilità. Abbiamo chiesto loro, come ogni anno, di farci sorridere, ridere, attraverso le loro tavole. E come ogni anno ci sono riusciti. – commenta Armanda Salvucci, presidente di NTM e ideatrice del progetto Sensuability –. Veder aumentare sempre più il coinvolgimento intorno a questo progetto è motivo di grande orgoglio e il frutto di quanto seminiamo durante l’anno, portando avanti una rivoluzione gioiosa e sensuale.
Sensuability è una nuova idea di sessualità ma è anche un modo di essere, di agire nei confronti degli stereotipi. I nostri corpi sono sensuali nelle loro imperfezioni, sono unici, possono essere attraenti e devono essere espressi nella loro eterogeneità, amati da noi stessi così come sono. Un messaggio che non ci stancheremo mai di esprimere, che deve arrivare al cuore dei tanti ragazzi vittime dei modelli di bellezza che la società ci impone, minati nella loro sicurezza e nella loro serenità”.
La mostra si propone di contribuire a ridisegnare un nuovo immaginario erotico di corpi non perfetti ma estremamente sensuali e, allo stesso tempo, far riflettere sulla grande varietà di fisicità che abitano il mondo. E che il mondo deve prevedere. L’esposizione sarà visitabile (su prenotazione al numero 335 6524950) fino al 28 febbraio 2024.
Partner dell’iniziativa: Milo Manara, Comicon, ARF – Il Festival del Fumetto, Associazione Giulia – Giornaliste, Omar – Osservatorio Malattie Rare, Vita, Non Profit Women Camp, Parsec, Le Plurali Editrici, Officina B5, Alleanza Malattie Rare, Istituto di sessuologia Clinica di Roma, Assif, Come si scrive una grande storia, Terre des Hommes onlus.
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07 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
Seconda tappa per la nuova campagna di Legambiente e Kyoto Club #perunsaltodiclasse con un press tour organizzato dalle due Associazioni a Napoli, nel quartiere di Ponticelli, che ha visto i tecnici di Legambiente, insieme alle autorità locali, regionali, impegnati nelle analisi termografiche di diversi edifici residenziali – pubblici e privati – di epoche differenti, con l’obiettivo di “far toccare con mano” i principali problemi del settore edilizio come le dispersioni termiche che caratterizzano gli edifici e che portano ad un aggravio delle bollette energetiche oltre ad incidere in maniera importante sulle emissioni climalteranti.
Durante il press tour, sono state presentate una selezione di circa 20 termografie effettuate a fine gennaio in diverse giornate, tra il Rione Incis e Via Argine nel quartiere di Ponticelli di Napoli, riguardanti sia edifici privati che di edilizia popolare. La problematica più ricorrente nelle foto scattate è quella dei ponti termici: gli infissi dei balconi e delle finestre diventano il primo punto di dispersione di calore, che passa dall’interno dell’edificio, più caldo, verso l’esterno, più freddo. Parte delle termografie sono state realizzate in collaborazione con un gruppo di ragazzi e ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale Marie Curie, che seguono con Legambiente Campania il progetto P.E.C.S.S. – Patti educativi per comunità sostenibili e solidali, percorso di educazione ambientale ed energetica che mira a contrastare le povertà educativa attraverso azioni di orientamento verso le scuole secondarie di secondo grado e verso i Green Jobs. I ragazzi sono stati coinvolti in prima persona nella presentazione delle termografie che hanno effettuato nella loro scuola.
Il Press Tour ha preso il via dall’ingresso dell’ITI Marie Curie in via Argine, Ponticelli. Si è scelto il quartiere Ponticelli perché le periferie delle grandi città sono il più delle volte luoghi dove i problemi di inefficienza energetica degli edifici sono più evidenti. Inoltre, il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze in un’azione come quella di un press tour era perfetto per proseguire con il lavoro che Legambiente Campania porta avanti nella periferia est della città, dalla comunità energetica di San Giovanni ai percorsi di educazione energetica e ambientale negli istituti scolastici.
“Siamo qui oggi nel quartiere Ponticelli di Napoli- ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- per presentare risultati delle termografie sui principali edifici del quartiere ed evidenziare i casi tangibili di inefficienza energetica come le dispersioni di calore, che contribuiscono significativamente alle emissioni di gas serra. Infatti, solo il settore residenziale contribuisce al 24,2% delle emissioni di gas serra. L’efficienza energetica è quindi cruciale per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Infatti, un passaggio dalla classe G alla classe A si traduce in un risparmio di circa l’80% sui consumi energetici. Chiediamo alla classe politica di rispondere con impegno e adottare misure mirate a promuovere l’efficientamento energetico e sostenere la decarbonizzazione, al fine di garantire un futuro sostenibile per tutti, per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica.”
Le indagini termografiche rappresentano ad oggi la tecnica più sicura, non invasiva e affidabile per questo tipo di monitoraggi. Con l’utilizzo di una termocamera, infatti, vengono rilevate le variazioni di temperatura delle superfici degli oggetti, determinando ponti termici, inefficienze e dispersioni che rappresentano non solo un inutile spreco di energia termica, ma anche lo stato di non comfort abitativo, costringendo milioni di famiglie a spendere molto di più per riscaldare gli ambienti, portando i costi delle bollette a valori decisamente notevoli. Questo strumento, infatti, misura la radiazione infrarossa emessa dalle superfici inquadrate, che varia in base alla temperatura, e i risultati vengono presentati all’operatore come un’immagine di differenti colori, ciascuno dei quali rappresenta diverse temperature superficiali. E i risultati emersi da questo press tour non sono incoraggianti, perché evidenziano una significativa dispersione di calore in diverse strutture. Un fenomeno che contribuisce all’aumento dei consumi energetici e comporta un impatto negativo sull’ambiente: non a caso il patrimonio edilizio è uno dei principali settori responsabili delle emissioni climalteranti con la sua forte dipendenza dalle fonti fossili, con particolare riguardo al gas: oltre il 40% del gas fossile consumato nel nostro Paese, infatti, viene proprio dal settore edilizio.
Diverse le misure che potrebbero essere adottate a livello nazionale e locale per migliorare la situazione – ha dichiarato Katiuscia Eroe, Responsabile Energia Legambiente – a partire da una riforma degli incentivi del settore edilizio accessibili a tutti in base alle prestazioni e al reddito – solo nel 2022 si sono spesi oltre 17 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi tra la promozione di caldaie a gas e sconti di IVA che rendono il patrimonio edilizio vetusto e inefficiente – passando per l’isolamento termico negli edifici, incoraggiando l’installazione di materiali innovativi e sostenibili per ottenerlo, finestre ad alte prestazioni energetiche, fonti rinnovabili per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento e raffrescamento, comunità energetiche e configurazioni di autoconsumo collettivo.
Il settore residenziale è secondo solamente a quello dei trasporti in termini di consumi finali di energia. L’Italia, dopo le modifiche al Superbonus e l’affossamento della cessione del credito, necessita di politiche incisive e accessibili alle famiglie a medio e basso reddito. L’approvazione della EED e la discussione di quella sulle Case Green, che non sta andando nella direzione sperata, rappresenterebbero non la soluzione al problema, ma un punto di partenza nel percorso di decarbonizzazione del nostro patrimonio edilizio, ancora altamente climalterante.
“L’Italia ha bisogno non solo di politiche lungimiranti e più ambiziose di quelle che oggi si stanno definendo a livello comunitario – ha dichiarato Sergio Andrei, direttore di Kyoto Club – ma anche di dare risposte concrete alla mancanza di politiche di riqualificazione del settore edilizio che aiuterebbero le famiglie a ridurre i costi energetici, le imprese ad innovarsi e a creare migliaia di posti di lavoro, dando nuovo slancio al sistema Paese. A partire dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento e dall’utilizzo di materiali nuovi e innovativi già pronti sul mercato.”
A livello nazionale gli obiettivi possono essere decisamente più ambiziosi: abbassare entro il 2030 i consumi degli edifici residenziali, riducendo al tempo stesso il loro impatto emissivo, e uscire definitivamente dalla dipendenza dal gas nel 2035. Nello studio “La decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento” condotto da Elemens per Legambiente e Kyoto Club, nel modello “Gas reduction 2030”, si va oltre gli obiettivi proposti dalla direttiva EED che stima per l’Italia una diminuzione di appena 6,1 miliardi di smc di gas fossile per il riscaldamento domestico rispetto ai consumi 2020, con una riduzione pari al solo 37% in meno. È importante che l’Italia riveda al rialzo gli obiettivi minimi di risparmio fissati dalla direttiva europea entrata in vigore a settembre 2023 per raggiungere almeno il 2% di riduzione annuo dei consumi nel 2024-2025 (+ 0,7% rispetto al limite europeo pari a 1,3%); il 3% nel 2026-2027 (il doppio di quanto stabilito dalla direttiva EED, pari ad 1,5%) ed il 4,5% nel 2028-2030 (+ 2,6 rispetto di quanto stabilito dalla direttiva EED, pari a 1,9%); occorre mettere in campo una serie di interventi strutturali non più rimandabili, eliminando incentivi e sussidi alle tecnologie a fonti fossili, migliorando gli strumenti di monitoraggio, modificando l’attuale sistema di detrazioni con l’introduzione di un sistema premiante proporzionale ai risultati ottenuti, e reintroducendo la cessione del credito per tutti gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche. Inoltre, a partire dal 2025, è necessario vietare l’installazione di tecnologie che impiegano fonti fossili e introducendo un Fondo dedicato alle famiglie a medio e basso reddito per la copertura dei costi non sostenuti dal sistema incentivante.
Per un salto di classe è la nuova campagna di advocacy di Legambiente e Kyoto Club che nasce per sensibilizzare Amministratori politici nazionali, regionali e locali, cittadine e cittadini ma anche progettisti e condomini sull’importanza per il nostro Paese di avere una seria e lungimirante politica di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, a partire dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento e dalla riduzione delle emissioni di carbonio incorporato che caratterizza la filiera delle costruzioni e delle riqualificazioni edilizie
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06 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
Un corso di scuola guida in favore di 100 donne rifugiate o richiedenti asilo a Napoli, come opportunità per raggiungere un grado sempre maggiore di indipendenza. È quanto prevede il protocollo firmato questa mattina nella Sala Giunta del Comune di Napoli dall’amministrazione cittadina, l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, la Direzione generale territoriale del Sud del Ministero delle Infrastrutture e le associazioni di categoria Unasca e Confarca. Le persone coinvolte potranno conseguire le patenti A1 o B, affiancate da professionisti del settore presenti in città. In tal modo, l’accesso al mondo del lavoro e sviluppare così una piena autonomia potranno sostanziarsi con maggior facilità. Protagoniste saranno donne provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, da vari Paesi del Continente africano, in possesso di un permesso di soggiorno o permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Gli interventi – «Sono donne che vogliono prendere in mano la propria vita diventando indipendenti e essere più parte integrante della nostra società» afferma Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’Unhcr per l’Italia, Vaticano e San Marino che ricorda la stipula, meno di un anno fa, della firma da parte del Comune di Napoli della carta per l’integrazione per i rifugiati. A Napoli, aggiunge Cardoletti, «c’è un punto molto importante, (“Spazio Comune con protagoniste realtà del Terzo Settore ndr.) che permetterà ai rifugiati l’accesso ai servizi e al lavoro». La presentazione della lodevole iniziativa è anche l’occasione per parlare di quali siano le contraddizioni per la piena tutela dei rifugiati approdati nel nostro Paese e provenienti da diversi contesti e scenari internazionali. «Le difficoltà per l’integrazione continuano a essere tante, dai documenti alla garanzia dell’ottenimento dei servizi, dall’affitto di una casa, all’accesso al mondo lavoro. Persone disponibili ad affittare ai rifugiati è un problema, su tutto il territorio nazionale – afferma ancora la rappresentante dell’Agenzia Onu per i rifugiati – Ecco del perché lavoriamo con i Comuni, nel capoluogo campano e non solo. È una questione di burocrazia che deve essere gestita e resa meno insormontabile per i rifugiati». Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi intende il progetto che dà alle donne rifugiate di poter conseguire la patente di guida come uno di quelli che rientrano «nelle politiche d’inclusione dei migranti che portiamo avanti come Comune e questa volta lo facciamo con organismi internazionali, con ministero dei Traporti e associazioni di categoria» in modo da offrire «un contributo importante al sistema dell’accoglienza e dell’integrazione delle persone migranti». Soddisfatto della firma del protocollo anche l’assessore alle Politiche Sociali della giunta cittadina, Luca Trapanese. «Si tratta di una grande opportunità, di un ulteriore tassello che si aggiunge alle tante iniziative che stiamo progettando e realizzando per l’integrazione delle persone con background migratorio nella nostra città, in una strategia che superi l’approccio assistenzialistico in favore dell’accompagnamento all’autonomia grazie a strumenti formativi e a servizi integrati, in particolare rivolti ai più fragili, minori e donne» «Obiettivo dell’iniziativa – rimarca il concetto Umberto Volpe, direttore generale della Dgt del Sud del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – è quello di fornire un contributo all’accoglienza in Italia di donne costrette alla fuga dai loro Paesi. Una patente per una più efficace integrazione, attraverso l’apprendimento delle norme di comportamento su strada e l’approfondimento della lingua italiana, mediante l’acquisizione di una nuova terminologia legata al mondo della circolazione stradale. Con questo progetto, in definitiva, si garantisce anche il diritto alla mobilità di queste donne, al fine di favorirne la piena integrazione nella vita sociale del nostro Paese». Per Paolo Colangelo, presidente di Confarca, il conseguimento della patente di guida a chi è rifugiato significa renderle «più autonome ed emancipate, possono pensare di fare delle scelte diverse da quelle che sono state loro imposto e costruirsi un futuro più libero, in termini lavorativi, sociali e familiari». Il ruolo di Unasca nel progetto, sottolinea il presidente Alfredo Boenzi, «è cruciale per garantire che la formazione offerta alle donne rifugiate sia adeguata e risponda alle loro particolari e specifiche esigenze. Il contributo dell’Associazione è fondamentale per assicurare la qualità del processo formativo e adattarlo alle reali difficoltà alle sfide ma anche alle opportunità per le partecipanti».
Le beneficiarie – Definitiva indipendenza, volontà di pilotare la propria felicità e libertà. Le beneficiarie del progetto sono entusiaste di prendervi parte. Ognuna di loro ha alle spalle una storia fatta troppo spesso di sofferenza, di lunga lontananza dai propri affetti, della necessità di lasciare il proprio luogo di origine perché diventato pericoloso e senza prospettive. Hafiza Mahdiyar, rifugiata afgana e studentessa di economia e commercio di 19 anni, è a Napoli da un anno e mezzo con sua sorella Fatima di 23 anni. Hanno lasciato l’Afghanistan nel 2021, quando i talebani sono tornati al potere. Hafiza si sente integrata nel tessuto cittadino, ma sente che mancano ancora dei tasselli per chi come lei proviene da altri mondi. «Tra i principali ostacoli per gli immigrati e rifugiati – è il punto di vista della studentessa – c’è quello della ricerca di un alloggio. Io e mia sorella tante volte abbiamo cercato una casa e quando l’abbiamo trovata ci è stato detto che siamo immigrate e che quindi non potevamo averla». Al momento sia lei che Fatima vivono in uno studentato. «Le opportunità per le donne sono poche, vanno aumentate» aggiunge Hafiza pur riconoscendo che a Napoli «le associazioni che si occupano di immigrati e rifugiati, compresa l’Unhcr, sono tante. Conseguire la patente e poter guidare significa poter andare anche fuori dalla città. Io adesso lavoro per il Servizio Civile ma è lontano dallo studentato in cui alloggio quindi può essere anche un’agevolazione economica». Success Iyekoretin è una cittadina nigeriana che risiede a Procida da 2 anni, dopo aver vissuto per quasi un lustro a Napoli. Senza indugio afferma: «Io sono mamma e poter avere la possibilità di guidare conseguendo la patente, mi cambia la vita, si tratta di una cosa importante. Io ho lavorato come addetta in un campeggio a Procida e lo farò ad aprile anche quest’anno, spostarsi con un mezzo proprio può fare la differenza». Tra i suoi obiettivi futuri, «migliorare la lettura dell’italiano e anche la capacità espositiva. Ho frequentato dei corsi in Italia, mentre in Nigeria non è stato possibile per me studiare». Oksana Okentyuk, ha 46 anni e proviene dall’Ucraina. È a Napoli da 22 anni e lavora come badante. Solo con lo scoppio della guerra nel suo Paese è riuscita a ricevere alcuni documenti. «Io pur essendo a Napoli dal 2002, quando avevo 24 anni – è il suo racconto – non ho mai avuto i documenti perché nessuno mi ha detto come fare e nel frattempo dovevo mantenermi. Ci vogliono dieci anni di residenza per ottenere la cittadinanza, è troppo». Soltanto dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022 ha avuto il permesso di soggiorno con protezione internazionale. «Lavoravo in nero e non avevo i contributi. Siccome ho avuto solo la protezione internazionale, la cittadinanza italiana la potrei avere alle soglie dei 60 anni». Oksana, che oramai padroneggia benissimo l’italiano, nel frattempo dà un aiuto ai suoi connazionali accompagnandoli in Questura e in Prefettura per richiedere i documenti. Intanto lei stessa sta aspettando, come ci rivela, da «5 mesi il mio passaporto ucraino dall’Ambasciata, perché il mio Paese non è nell’Unione Europea. Io sono diplomata in Ucraina, ma qui non ho avuto la possibilità di studiare e il mio diploma qui in Italia non vale. Ma i corsi non li posso seguire perché devo lavorare per vivere e spedire i soldi ai miei familiari. E come me tanti». Anche per Oksana avere la patente può essere un vantaggio. «Avrei più la possibilità di guardarmi attorno, integrarmi di più e raggiungere più opportunità». Presenti in Sala giunta alla firma del protocollo anche Carmen Rosa Alarcon Yana, rifugiata peruviana con sua figlia Judith Cordova. «Sto cercando lavoro dopo un problema di salute e ho ora i documenti perché mi è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico in quanto perseguitata in un Paese, come il Perù maschilista e che preclude tutte le possibilità alle donne. Imparando a guidare un’auto o un motorino potrò trovare più facilmente trovare lavoro e intanto continuare a studiare». Anche sua figlia Judith parla della mancanza di libertà delle donne in Perù. «Uccidono tante ragazze nel nostro Paese, c’è tanta delinquenza, poi lo stipendio è basso soprattutto per le donne. Io ho subìto diverse rapine e sono stata aggredita, c’è tanta corruzione e rischi la vita solo perché sei donna. I maschi sono chiusi, cavernicoli e le donne sono sottomesse. Solo l’uomo è tenuto a comandare».
di Antonio Sabbatino
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06 Feb, 2024 | Comunicare il sociale
L’Associazione di Volontariato “La Grotta di Guizzo Azzurro” ONLUS, ha attivato per il secondo anno consecutivo uno sportello di ascolto rivolto agli studenti della scuola presso il liceo “Renato Caccioppoli” di Scafati, in provincia di Salerno.
Lo psicologo scolastico è un professionista con competenze psicologiche e relazionali che opera direttamente e fisicamente nella SCUOLA per svolgere interventi specifici (sul singolo o sul gruppo), mirati al contenimento del DISAGIO e alla promozione del BENESSERE di tutti gli utenti della scuola.
Lo psicologo all’interno della scuola rappresenta una RISORSA a cui possono rivolgersi tutti gli studenti.
I colloqui vengono svolti, previo appuntamento, in forma individuale, ogni mercoledì dalle 9 alle 12 In qualità della sua etica deontologica e della sua professionalità, lo psicologo del servizio garantisce l’assoluta riservatezza, sia rispetto alle modalità, che ai contenuti dei colloqui.
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