17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Una vita al servizio degli ultimi tra gli ultimi. Poveri e orfani, detenuti di carceri tugurio dove i diritti civili vengono calpestati ogni giorno. Aiuti economici, beni di prima necessità, vestiario e medicinali. Assistenza e formazione scolastica. E tanto amore. Perché il pane, da solo, non basta. E per dare un futuro a un bambino non basta sfamarlo. E per salvare un carcerato serve ridargli dignità e speranza. Erano le idee di Enzo Liguoro, il professore di geografia politica di Pollena Trocchia, venuto a mancare ieri.
Fondatore e presidente onorario della onlus Mamafrica che da decenni accoglie e assiste i bambini orfani di Togoville, città a sud del Togo, si è spento nella casa in cui era nato, settantasei anni fa. Un visionario “papà Enzo”, come lo chiamavano i “suoi” bambini, uno che oltre l’insegnamento aveva coltivato la passione per la fotografia e col suo obiettivo aveva girato il mondo, prima di trovare la sua seconda casa, in Africa. E lì investì l’intera sua liquidazione per costruire la casa famiglia per gli orfani di Togoville. Progetti che non lasciarono indifferenti cittadinanze e amministrazioni, scuole e associazioni; la partenza dei container con i beni destinati ai bambini di papà Enzo diventò ben presto un momento di festa per tutti.
Come il calendario con le foto dei ragazzi e dei tramonti togolesi che ogni anno l’associazione realizza per raccogliere fondi. Enzo Liguoro era riuscito nella non facile impresa di coinvolgere amministrazioni comunali di ogni credo politico nei progetti per i bambini di Togoville. Oltre alla casa famiglia, riuscì anche a far costruire un ospedale e a portare medici nel villaggio di terra rossa dove ha trascorso più anni che in qualunque altro posto. Un sogno diventato realtà. Di bambini ne ha aiutati tanti e tanti ne ha portati in Italia per cure mediche che in Africa non avrebbero potuto avere. Con la concretezza delle sue azioni Enzo Liguoro ha indirettamente sfidato poteri forti e messo in difficoltà chi dietro la solidarietà, a volte, può nascondere interessi diversi.
E nel 2019 gli è arrivato il conto, salatissimo: una accusa infamante di abusi sessuali che poi si è rivelata infondata. Nonostante l’assoluzione con formula piena, quella storia aveva segnato Enzo più della malaria che lo colpiva ormai ciclicamente. Ma era andato avanti, come fanno i padri di famiglia, e Mamafrica era andata avanti con lui.
Antonio, suo figlio, ne ha raccolto il testimone alla guida dell’associazione. Le basi del ponte di solidarietà costruite da Enzo sono solide. E continueranno nel solco che ha tracciato in quasi quarant’anni di attività anche i suoi volontari e gli operatori che da ogni parte d’Italia contribuiscono per dare un futuro a chi non ha neanche il presente.
Da ieri sui social fioccano i post in memoria del “professore”, le foto di Enzo tra i suoi ragazzi, i messaggi di cordoglio e di stupore. La sua è la storia di un uomo che ha scelto una causa e ha dato tutto per essa, lo ricorderanno per sempre nella sua Pollena Trocchia, dove tornava tutte le volte che poteva. Da solo era riuscito ad aprire i miopi orizzonti di un paese di provincia e a farne crescere vedute e aspettative. Dava l’esempio coi fatti, poche parole. Lascia una eredità importante che non può e non deve andare dispersa.
di Mary Liguori
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17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Domenica 21 luglio si conclude Oltre il giardino con il debutto dello spettacolo Quei due, in scena alle 18.30 presso il Giardino segreto della Reggia di Portici. La rassegna ideata da Mario Gelardi è realizzata in collaborazione con l’associazione BLab, organizzata da Idee fuori scena e dall’associazione Nuovo Teatro Sanità, in sinergia con il MUSA – Musei della Reggia di Portici e il Dipartimento di Agraria e con il sostegno di ConTRA Group, sponsor della rassegna. Quei due, scritto da Ciro Burzo, diretto da Carlo Geltrude e interpretato dagli attori Gaetano Migliaccio e Giovanna Sannino, tra i protagonisti della fiction Mare fuori, vuole denunciare senza ipocrisie gli abusi all’interno della coppia. Il costo del biglietto è 15 euro. Per info e prenotazioni: 3470963808 oppure oltreilgiardinobotteghino@gmail.com
Quei due racconta una relazione d’amore tossica, esplorando quei comportamenti subdoli che spesso vengono sottovalutati in coppia o addirittura accettati come parte integrante dell’amore. Un amore che, in questi casi, fa rima con ossessione e privazione. Lo spettatore sbircia la relazione tra i due protagonisti, raccontata in quadri, trovandosi di volta in volta in luoghi e tempi diversi. Attraverso la narrazione frammentata lo spettacolo mette in scena situazioni e dialoghi che richiamano esperienze quotidiane e relazioni reali, invitando il pubblico a esaminare criticamente le ambiguità della violenza e a cercare una maggiore consapevolezza delle dinamiche di potere all’interno delle relazioni amorose. Quei due si pone come una riflessione su ciò che è veramente importante in una relazione e su cosa non dovrebbe mai accadere.
«Nello spettacolo la metafora delle fasi lunari viene restituita registicamente attraverso il ritmo scenico, cercando di rappresentare il preludio della violenza all’interno del rapporto – spiega il regista Carlo Geltrude. – Nelle prime fasi la violenza è solo intravista: si manifesta in piccoli gesti quotidiani. È presente, ma non interamente riconoscibile e, per questo, più insidiosa. Il rapporto tra i protagonisti cresce sotto lo sguardo degli spettatori, finché la tensione diventa pienamente visibile. La luna, come la violenza, in realtà è sempre piena, anche quando noi non la vediamo, e aspetta solo di mostrarsi completamente per quello che è».
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17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
«Nella Striscia di Gaza la popolazione è allo stremo: alla distruzione causata da nove mesi di conflitto, si aggiunge una grave crisi alimentare e idrica. La mancanza quasi totale di acqua potabile sta generando un’emergenza igienica e sanitaria senza precedenti. Le persone sono costrette a bere acqua contaminata, con gravi danni per la propria salute. I rifiuti e le acque reflue si accumulano ovunque creando un ambiente insopportabile e favorendo la diffusione di malattie. A questo si aggiunge la difficoltà di trovare cibo, le scorte di beni essenziali si sono dimezzate e i prezzi sono alle stelle. Molte famiglie passano intere giornate senza mangiare». A lanciare l’allarme è Fondazione CESVI, presente sul campo con un team emergenza che sta lavorando da mesi per offrire sostegno alla popolazione. «Stiamo proseguendo le nostre distribuzioni e in questo momento stiamo consegnando acqua potabile nelle zone centrali della Striscia, l’obiettivo è raggiungere oltre 1.200 famiglie» ha dichiarato Roberto Vignola, Vicedirettore Generale CESVI.
Dall’escalation successiva agli attacchi del 7 ottobre, almeno il 50% dei pozzi e impianti di desalinizzazione sono stati bloccati o distrutti e la carenza di carburante ha un impatto catastrofico sull’approvvigionamento idrico: la metà dei pozzi ancora funzionanti ha smesso di pompare acqua, mentre due impianti di desalinizzazione nel centro e nel sud di Gaza hanno cessato le operazioni il 30 giugno. Inoltre, la conduttura idrica di Al Muntar a Gaza City, una delle tre condutture provenienti da Israele, è stata chiusa a causa dei danni subiti. Questo ha ridotto la disponibilità di acqua potabile a una media di 2,5 litri al giorno per persona, rispetto ai 15 litri indicati dall’OMS come standard minimo per la sopravvivenza. In questo contesto, inoltre, circa il 96% della popolazione (2,15 milioni di persone) soffre di insicurezza alimentare acuta; di questi, oltre 495 mila sono in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica. A incorrere nei rischi maggiori sono donne incinte e bambini: 346mila bambini sotto i 5 anni e 557mila donne soffrono di alti livelli di insicurezza alimentare e hanno bisogno urgente di cibo o di integratori.
LE TESTIMONIANZE DAL CAMPO. «Stiamo morendo di fame – racconta un abitante della Striscia in coda per riempire dalle cisterne di CESVI una tanica di acqua – non abbiamo a disposizione nemmeno un boccone di cibo o un sorso d’acqua pulita. La situazione qui è disastrosa perché non c’è acqua potabile adatta al consumo umano, soffriamo di problemi renali a causa dell’acqua inquinata…siamo costretti a bere acqua di mare». L’accumulo di rifiuti e acque reflue sta ulteriormente peggiorando la situazione sanitaria, mentre l’ondata di caldo estremo e la mancanza di acqua pulita continuano a favorire la diffusione di malattie infettive. Sono stati segnalati già oltre 10 mila casi di epatite A e 880 mila casi di patologie respiratorie. Inoltre, si registra un tasso di malattie diarroiche 25 volte superiore al periodo precedente al conflitto, con 485 mila casi e il 90% bambini sotto ai 5 anni sono affetti da una o più malattie.
«Stiamo morendo giorno dopo giorno, ci sono lunghe file e molto caos per l’acqua che scarseggia – testimonia una donna in coda per avere qualche litro dalle distribuzioni – Ottenere acqua potabile pulita è una delle sfide più difficili che affrontiamo quotidianamente».
In nove mesi, il conflitto ha già provocato quasi 40 mila vittime palestinesi e più di 88 mila feriti, una stima destinata a salire anche a causa dell’emergenza alimentare e idrica in corso.
L’INTERVENTO DI CESVI. «Secondo le Nazioni Unite, la popolazione totale della Striscia di Gaza (oltre 2,2 milioni di persone, di cui la metà bambini) è in condizioni critiche o peggiori. Più di 1 milione di individui è a un passo dalla carestia, tra cui circa 400mila bambini sotto i 5 anni, che sono a grave rischio di malnutrizione acuta. La situazione è ulteriormente aggravata dalla carenza di acqua: 4 famiglie su 5 a Gaza non hanno accesso a fonti idriche sicure – prosegue Vignola, – Nei giorni scorsi, i nostri operatori hanno avviato la distribuzione di acqua potabile, che ha già raggiunto 795 famiglie (circa 4.520 persone) nell’area di Deir el-Balah. Per assistere la maggior parte degli sfollati interni, stiamo focalizzando le nostre operazioni nelle zone di Deir el-Balah e Khan Younis, al centro della Striscia, con l’obiettivo complessivo di distribuire 50.000 litri di acqua potabile al giorno, per almeno 50 giorni, raggiungendo 4 comunità di sfollati. La Fondazione opera nel territorio dal 1994 e questo ci ha permesso di intervenire rapidamente sul campo, nonostante le difficoltà nel far pervenire gli aiuti umanitari all’interno della Striscia. Stiamo offrendo assistenza, con un’attenzione particolare ai bambini malnutriti e alle famiglie senza accesso ai beni di prima necessità».
«Abbiamo già distribuito nei mesi scorsi 18 tonnellate di cibo salvavita e stiamo organizzando una seconda distribuzione di 7 tonnellate di Plumpy’Nut (RUTF) a 4 cliniche nel centro-sud di Gaza per raggiungere 800-900 bambini sotto ai 5 anni – continua Vignola – Per gli adulti, distribuiremo pacchi alimentari a 12.600 sfollati (2.100 famiglie) nei governatorati di Rafah e Deir al-Balah, garantendo a ciascuna persona un minimo di 2.100 kcal al giorno per combattere il rischio di malnutrizione. Consegneremo, inoltre, kit igienico-sanitari a 300-350 famiglie vulnerabili, inclusi kit con assorbenti e prodotti specifici per l’igiene femminile, e contribuiamo alla riabilitazione di strutture igienico-sanitarie.»
UN’EMERGENZA SENZA PRECEDENTI. L’intervento di CESVI può contare su quasi 40 anni di esperienza nel contrasto alla malnutrizione e alla fame. La Fondazione, infatti, è attiva in diversi contesti, tra cui Corno D’Africa e Asia Meridionale, con progetti che utilizzano un approccio integrato per sradicare le cause della fame e della povertà. Ogni anno, inoltre, diffonde un rapporto che fotografa a livello internazionale il fenomeno della fame (Indice Globale della Fame – GHI).
La situazione nella Striscia di Gaza è peggiorata vertiginosamente a partire dallo scorso ottobre e CESVI ha dovuto adattare le proprie operazioni per rispondere alle necessità emergenti. Intervenire per contrastare fame e mancanza di acqua in questo territorio sembrava impensabile fino a meno di un anno fa, ma la situazione è oggi tragica A Gaza nel corso dell’anno almeno 50.000 bambini continueranno ad aver bisogno di trattamenti per curare la malnutrizione acuta.
Un’emergenza di tale portata richiede una risposta immediata, ma anche strutturata e coordinata nel tempo, che CESVI riesce a garantire grazie all’esperienza sul campo consolidata in diversi Paesi del mondo, sia in contesti emergenziali, che in territori in cui la fame ha un carattere ormai cronico.
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17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Sarà attiva anche ad agosto la rete dei Centri Antiviolenza di Napoli, sostenuta dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli.
Le strutture che garantiscono accoglienza, ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza continueranno a garantire servizi gratuiti e nel rispetto dell’anonimato.
È stata prevista, infatti, una turnazione nelle aperture dei CAV di Fuorigrotta, Centrale (in via Concezione a Montecalvario), Vomero, Ponticelli, Materdei e Scampia in maniera che ci sia sempre un centro a cui rivolgersi per chiedere aiuto.
Inoltre, saranno sempre attivi il numero verde antiviolenza e stalking 1522 e il servizio reperibilità, contattabile 24 ore su 24 al 350/9742562.
Per maggiori informazioni: https://www.comune.napoli.it/centri-antiviolenza
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Giovedì 18 luglio, ore 10.30, nella sala G. Siani del Consiglio Regionale Campania, avrà luogo il convegno “Il valore del lavoro di cura non retribuito”. Sarà un incontro importante, dedicato a un progetto politico culturalmente rivoluzionario, atteso da milioni di donne, ma tradito dalla politica italiana. Il punto 5.4 della risoluzione ONU Agenda 2030, approvata nel 2015 dell’Assemblea Generale e dedicato allo sviluppo sostenibile, lancia una sfida raccolta dalla presidente di Ferdecasalinghe/Obiettivo Famiglia, On. Federica Rossi Gasparrini: «riconoscere e valorizzare il lavoro domestico e di cura non retribuito, una priorità assoluta per milioni di donne».
Interverranno al convegno: Oliviero Gennaro (presidente Consiglio Regionale Campania) Valeria Ciarambino (vicepresidente Consiglio Regionale Campania) Federica Rossi Gasparrini (presidente Obiettivo Famiglia/Federcasalinghe) Gianni Rosas (direttore dell’Ufficio per l’Italia Organizzazione Internazionale del Lavoro – ILO) Chiara Tenerini (Commissione Lavoro Camera dei Deputati) Roberto Bafundi (direttore Coordinamento Metropolitano – INPS Napoli); Dominique Testa (presidente regionale Campania Obiettivo Famiglia/Federcasalinghe). Conclude Vincenzo De Luca (presidente Regione Campania).
Il dibattito sull’importanza del lavoro di cura per lo sviluppo delle economie e della società si è intensificato negli ultimi anni, anche alla luce delle tendenze demografiche e dell’esigenza di garantire la libertà delle persone di scegliere il loro percorso lavorativo. Nonostante sia alla base delle economie di tutti i Paesi del mondo, spesso il lavoro di cura non viene adeguatamente riconosciuto per il suo valore economico e sociale, anzi questo lavoro è ancora più invisibile quando erogato in maniera non retribuita, dalle donne che continuano ad avere una responsabilità sproporzionata e un impegno del tempo quasi triplo rispetto a quello degli uomini (in Italia, il 75% del lavoro di cura non retribuito è svolto dalle donne). L’assenza di un corrispettivo monetario e l’idea che si tratti di mansioni che non richiedono particolari competenze sono all’origine della scarsa valorizzazione dei compiti di cura domestici e della frustrazione di milioni di persone. In questo contesto s’inserisce il programma dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) di revisione delle statistiche del lavoro al fine di catturare informazioni sulle occupazioni retribuite ma anche sul lavoro non retribuito, includendovi il lavoro di cura. Con l’adesione all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo si sono impegnati a riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e promuovendo la condivisione di responsabilità all’interno del nucleo familiare. Per raggiungere questo obiettivo entro il 2030, è necessario rilanciare il settore della cura attraverso politiche e iniziative di valorizzazione del lavoro e di riconoscimento.
«Lo slogan creato da ILO sul lavoro di cura è composto da cinque R: Riconoscere, Ridurre Ridistribuire, Ricompensare, Rappresentare – spiega Federica Rossi Gasparrini. Parto con l’associazione Federcasalinghe, insieme con le Nazioni Unite e la Commissione Europea per aprire una battaglia dura, affinché il lavoro di milioni di donne sia riconosciuto e retribuito».
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Mercoledì 17 Luglio, alle ore 17:00, presso la sede della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania in Via Raffaele De Cesare, 28, Napoli, don Tonino Palmese, presidente Pol.i.s. e Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, sigleranno un protocollo d’intesa per il trasferimento della Sala della Memoria, dedicata a tutte le vittime innocenti di reato e al cui interno si trova la Mehari appartenuta a Giancarlo Siani, nei locali di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano.
L’allestimento della Sala a San Giorgio a Cremano si è reso necessario a causa dei lavori di ristrutturazione del Palazzo delle Arti di Napoli, luogo che ospita la Sala della Memoria.
Data l’alta valenza del progetto la città di San Giorgio a Cremano si è resa subito disponibile a ospitare la Sala della Memoria, in virtù dell’ampio risalto che il Comune pone a tutte le opere votate alla divulgazione dei valori della giustizia, della legalità e del bene comune.
Saranno presenti, con don Tonino e il sindaco Zinno, Mario Morcone, assessore alla Sicurezza, Legalità, Immigrazione della Regione Campania, Antonio De Iesu, assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità del Comune di Napoli, il dottor Paolo Siani, fratello di Giancarlo e rappresentante della Fondazione che porta il nome del giornalista vittima innocente di camorra e l’avvocato Giuseppe Granata, presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
Il trasferimento è stato reso possibile grazie alla proficua collaborazione tra la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, il Comune di San Giorgio a Cremano, il Comune di Napoli, Fondazione Giancarlo Siani Onlus, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e Libera Campania.
L’articolo Firma del protocollo d’intesa con il Comune di San Giorgio a Cremano per la Sala della Memoria proviene da Comunicare il sociale.