17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
«Nella Striscia di Gaza la popolazione è allo stremo: alla distruzione causata da nove mesi di conflitto, si aggiunge una grave crisi alimentare e idrica. La mancanza quasi totale di acqua potabile sta generando un’emergenza igienica e sanitaria senza precedenti. Le persone sono costrette a bere acqua contaminata, con gravi danni per la propria salute. I rifiuti e le acque reflue si accumulano ovunque creando un ambiente insopportabile e favorendo la diffusione di malattie. A questo si aggiunge la difficoltà di trovare cibo, le scorte di beni essenziali si sono dimezzate e i prezzi sono alle stelle. Molte famiglie passano intere giornate senza mangiare». A lanciare l’allarme è Fondazione CESVI, presente sul campo con un team emergenza che sta lavorando da mesi per offrire sostegno alla popolazione. «Stiamo proseguendo le nostre distribuzioni e in questo momento stiamo consegnando acqua potabile nelle zone centrali della Striscia, l’obiettivo è raggiungere oltre 1.200 famiglie» ha dichiarato Roberto Vignola, Vicedirettore Generale CESVI.
Dall’escalation successiva agli attacchi del 7 ottobre, almeno il 50% dei pozzi e impianti di desalinizzazione sono stati bloccati o distrutti e la carenza di carburante ha un impatto catastrofico sull’approvvigionamento idrico: la metà dei pozzi ancora funzionanti ha smesso di pompare acqua, mentre due impianti di desalinizzazione nel centro e nel sud di Gaza hanno cessato le operazioni il 30 giugno. Inoltre, la conduttura idrica di Al Muntar a Gaza City, una delle tre condutture provenienti da Israele, è stata chiusa a causa dei danni subiti. Questo ha ridotto la disponibilità di acqua potabile a una media di 2,5 litri al giorno per persona, rispetto ai 15 litri indicati dall’OMS come standard minimo per la sopravvivenza. In questo contesto, inoltre, circa il 96% della popolazione (2,15 milioni di persone) soffre di insicurezza alimentare acuta; di questi, oltre 495 mila sono in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica. A incorrere nei rischi maggiori sono donne incinte e bambini: 346mila bambini sotto i 5 anni e 557mila donne soffrono di alti livelli di insicurezza alimentare e hanno bisogno urgente di cibo o di integratori.
LE TESTIMONIANZE DAL CAMPO. «Stiamo morendo di fame – racconta un abitante della Striscia in coda per riempire dalle cisterne di CESVI una tanica di acqua – non abbiamo a disposizione nemmeno un boccone di cibo o un sorso d’acqua pulita. La situazione qui è disastrosa perché non c’è acqua potabile adatta al consumo umano, soffriamo di problemi renali a causa dell’acqua inquinata…siamo costretti a bere acqua di mare». L’accumulo di rifiuti e acque reflue sta ulteriormente peggiorando la situazione sanitaria, mentre l’ondata di caldo estremo e la mancanza di acqua pulita continuano a favorire la diffusione di malattie infettive. Sono stati segnalati già oltre 10 mila casi di epatite A e 880 mila casi di patologie respiratorie. Inoltre, si registra un tasso di malattie diarroiche 25 volte superiore al periodo precedente al conflitto, con 485 mila casi e il 90% bambini sotto ai 5 anni sono affetti da una o più malattie.
«Stiamo morendo giorno dopo giorno, ci sono lunghe file e molto caos per l’acqua che scarseggia – testimonia una donna in coda per avere qualche litro dalle distribuzioni – Ottenere acqua potabile pulita è una delle sfide più difficili che affrontiamo quotidianamente».
In nove mesi, il conflitto ha già provocato quasi 40 mila vittime palestinesi e più di 88 mila feriti, una stima destinata a salire anche a causa dell’emergenza alimentare e idrica in corso.
L’INTERVENTO DI CESVI. «Secondo le Nazioni Unite, la popolazione totale della Striscia di Gaza (oltre 2,2 milioni di persone, di cui la metà bambini) è in condizioni critiche o peggiori. Più di 1 milione di individui è a un passo dalla carestia, tra cui circa 400mila bambini sotto i 5 anni, che sono a grave rischio di malnutrizione acuta. La situazione è ulteriormente aggravata dalla carenza di acqua: 4 famiglie su 5 a Gaza non hanno accesso a fonti idriche sicure – prosegue Vignola, – Nei giorni scorsi, i nostri operatori hanno avviato la distribuzione di acqua potabile, che ha già raggiunto 795 famiglie (circa 4.520 persone) nell’area di Deir el-Balah. Per assistere la maggior parte degli sfollati interni, stiamo focalizzando le nostre operazioni nelle zone di Deir el-Balah e Khan Younis, al centro della Striscia, con l’obiettivo complessivo di distribuire 50.000 litri di acqua potabile al giorno, per almeno 50 giorni, raggiungendo 4 comunità di sfollati. La Fondazione opera nel territorio dal 1994 e questo ci ha permesso di intervenire rapidamente sul campo, nonostante le difficoltà nel far pervenire gli aiuti umanitari all’interno della Striscia. Stiamo offrendo assistenza, con un’attenzione particolare ai bambini malnutriti e alle famiglie senza accesso ai beni di prima necessità».
«Abbiamo già distribuito nei mesi scorsi 18 tonnellate di cibo salvavita e stiamo organizzando una seconda distribuzione di 7 tonnellate di Plumpy’Nut (RUTF) a 4 cliniche nel centro-sud di Gaza per raggiungere 800-900 bambini sotto ai 5 anni – continua Vignola – Per gli adulti, distribuiremo pacchi alimentari a 12.600 sfollati (2.100 famiglie) nei governatorati di Rafah e Deir al-Balah, garantendo a ciascuna persona un minimo di 2.100 kcal al giorno per combattere il rischio di malnutrizione. Consegneremo, inoltre, kit igienico-sanitari a 300-350 famiglie vulnerabili, inclusi kit con assorbenti e prodotti specifici per l’igiene femminile, e contribuiamo alla riabilitazione di strutture igienico-sanitarie.»
UN’EMERGENZA SENZA PRECEDENTI. L’intervento di CESVI può contare su quasi 40 anni di esperienza nel contrasto alla malnutrizione e alla fame. La Fondazione, infatti, è attiva in diversi contesti, tra cui Corno D’Africa e Asia Meridionale, con progetti che utilizzano un approccio integrato per sradicare le cause della fame e della povertà. Ogni anno, inoltre, diffonde un rapporto che fotografa a livello internazionale il fenomeno della fame (Indice Globale della Fame – GHI).
La situazione nella Striscia di Gaza è peggiorata vertiginosamente a partire dallo scorso ottobre e CESVI ha dovuto adattare le proprie operazioni per rispondere alle necessità emergenti. Intervenire per contrastare fame e mancanza di acqua in questo territorio sembrava impensabile fino a meno di un anno fa, ma la situazione è oggi tragica A Gaza nel corso dell’anno almeno 50.000 bambini continueranno ad aver bisogno di trattamenti per curare la malnutrizione acuta.
Un’emergenza di tale portata richiede una risposta immediata, ma anche strutturata e coordinata nel tempo, che CESVI riesce a garantire grazie all’esperienza sul campo consolidata in diversi Paesi del mondo, sia in contesti emergenziali, che in territori in cui la fame ha un carattere ormai cronico.
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17 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Sarà attiva anche ad agosto la rete dei Centri Antiviolenza di Napoli, sostenuta dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli.
Le strutture che garantiscono accoglienza, ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza continueranno a garantire servizi gratuiti e nel rispetto dell’anonimato.
È stata prevista, infatti, una turnazione nelle aperture dei CAV di Fuorigrotta, Centrale (in via Concezione a Montecalvario), Vomero, Ponticelli, Materdei e Scampia in maniera che ci sia sempre un centro a cui rivolgersi per chiedere aiuto.
Inoltre, saranno sempre attivi il numero verde antiviolenza e stalking 1522 e il servizio reperibilità, contattabile 24 ore su 24 al 350/9742562.
Per maggiori informazioni: https://www.comune.napoli.it/centri-antiviolenza
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Giovedì 18 luglio, ore 10.30, nella sala G. Siani del Consiglio Regionale Campania, avrà luogo il convegno “Il valore del lavoro di cura non retribuito”. Sarà un incontro importante, dedicato a un progetto politico culturalmente rivoluzionario, atteso da milioni di donne, ma tradito dalla politica italiana. Il punto 5.4 della risoluzione ONU Agenda 2030, approvata nel 2015 dell’Assemblea Generale e dedicato allo sviluppo sostenibile, lancia una sfida raccolta dalla presidente di Ferdecasalinghe/Obiettivo Famiglia, On. Federica Rossi Gasparrini: «riconoscere e valorizzare il lavoro domestico e di cura non retribuito, una priorità assoluta per milioni di donne».
Interverranno al convegno: Oliviero Gennaro (presidente Consiglio Regionale Campania) Valeria Ciarambino (vicepresidente Consiglio Regionale Campania) Federica Rossi Gasparrini (presidente Obiettivo Famiglia/Federcasalinghe) Gianni Rosas (direttore dell’Ufficio per l’Italia Organizzazione Internazionale del Lavoro – ILO) Chiara Tenerini (Commissione Lavoro Camera dei Deputati) Roberto Bafundi (direttore Coordinamento Metropolitano – INPS Napoli); Dominique Testa (presidente regionale Campania Obiettivo Famiglia/Federcasalinghe). Conclude Vincenzo De Luca (presidente Regione Campania).
Il dibattito sull’importanza del lavoro di cura per lo sviluppo delle economie e della società si è intensificato negli ultimi anni, anche alla luce delle tendenze demografiche e dell’esigenza di garantire la libertà delle persone di scegliere il loro percorso lavorativo. Nonostante sia alla base delle economie di tutti i Paesi del mondo, spesso il lavoro di cura non viene adeguatamente riconosciuto per il suo valore economico e sociale, anzi questo lavoro è ancora più invisibile quando erogato in maniera non retribuita, dalle donne che continuano ad avere una responsabilità sproporzionata e un impegno del tempo quasi triplo rispetto a quello degli uomini (in Italia, il 75% del lavoro di cura non retribuito è svolto dalle donne). L’assenza di un corrispettivo monetario e l’idea che si tratti di mansioni che non richiedono particolari competenze sono all’origine della scarsa valorizzazione dei compiti di cura domestici e della frustrazione di milioni di persone. In questo contesto s’inserisce il programma dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) di revisione delle statistiche del lavoro al fine di catturare informazioni sulle occupazioni retribuite ma anche sul lavoro non retribuito, includendovi il lavoro di cura. Con l’adesione all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, i rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo si sono impegnati a riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e promuovendo la condivisione di responsabilità all’interno del nucleo familiare. Per raggiungere questo obiettivo entro il 2030, è necessario rilanciare il settore della cura attraverso politiche e iniziative di valorizzazione del lavoro e di riconoscimento.
«Lo slogan creato da ILO sul lavoro di cura è composto da cinque R: Riconoscere, Ridurre Ridistribuire, Ricompensare, Rappresentare – spiega Federica Rossi Gasparrini. Parto con l’associazione Federcasalinghe, insieme con le Nazioni Unite e la Commissione Europea per aprire una battaglia dura, affinché il lavoro di milioni di donne sia riconosciuto e retribuito».
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Mercoledì 17 Luglio, alle ore 17:00, presso la sede della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania in Via Raffaele De Cesare, 28, Napoli, don Tonino Palmese, presidente Pol.i.s. e Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, sigleranno un protocollo d’intesa per il trasferimento della Sala della Memoria, dedicata a tutte le vittime innocenti di reato e al cui interno si trova la Mehari appartenuta a Giancarlo Siani, nei locali di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano.
L’allestimento della Sala a San Giorgio a Cremano si è reso necessario a causa dei lavori di ristrutturazione del Palazzo delle Arti di Napoli, luogo che ospita la Sala della Memoria.
Data l’alta valenza del progetto la città di San Giorgio a Cremano si è resa subito disponibile a ospitare la Sala della Memoria, in virtù dell’ampio risalto che il Comune pone a tutte le opere votate alla divulgazione dei valori della giustizia, della legalità e del bene comune.
Saranno presenti, con don Tonino e il sindaco Zinno, Mario Morcone, assessore alla Sicurezza, Legalità, Immigrazione della Regione Campania, Antonio De Iesu, assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità del Comune di Napoli, il dottor Paolo Siani, fratello di Giancarlo e rappresentante della Fondazione che porta il nome del giornalista vittima innocente di camorra e l’avvocato Giuseppe Granata, presidente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
Il trasferimento è stato reso possibile grazie alla proficua collaborazione tra la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, il Comune di San Giorgio a Cremano, il Comune di Napoli, Fondazione Giancarlo Siani Onlus, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e Libera Campania.
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Valorizzazione e fruizione delle ricchezze artistiche, paesaggistiche e culturali del Sud Italia attraverso la creazione di collaborazioni durature nel tempo che nascano in luoghi del nostro Paese con un rilevante significato storico, artistico, sociale. Questi gli elementi fondamentali del bando da 2 milioni di euro “Ecosistemi culturali al Sud Italia” promosso da Fondazione CDP, ente no profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Fondazione CON IL SUD. Il bando è rivolto ai Comuni tra i 5.000 e i 100.000 abitanti in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
“Attraverso questa nuova edizione del Bando Ecosistemi Culturali, Fondazione CDP riafferma il proprio impegno nel generare un valore sociale ed economico condiviso, attraverso la promozione dell’arte e della cultura in Regioni strategiche per lo sviluppo del nostro Paese come quelle del Mezzogiorno, a cui abbiamo deciso di destinare oltre la metà del totale delle risorse a nostra disposizione. Questo bando si arricchisce di una collaborazione importante con la Fondazione Con Il Sud, al fine di proseguire con convinzione il sostegno e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di cui l’Italia dispone, a beneficio delle comunità locali e della coesione sociale dei territori”, ha dichiarato il Presidente della Fondazione CDP, Giovanni Gorno Tempini.
“Prosegue l’ormai consolidato impegno della Fondazione CON IL SUD per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale del Sud Italia” ha dichiarato Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione CON IL SUD. “Superare il paradosso che vede in tanti comuni del Mezzogiorno spazi non valorizzati, spesso di proprietà pubblica, e tante iniziative sociali e culturali che non partono per
mancanza di spazi, è una priorità della Fondazione. Siamo fermamente convinti che la restituzione di spazi alle comunità – gestiti dalle stesse in un’ottica di coesione sociale – siano strumenti potentissimi per generare sviluppo. In 17 anni di attività la Fondazione CON IL SUD ha sostenuto con circa 16 milioni di euro quasi 40 progetti che vanno in questa direzione”.
Grazie alla collaborazione tra le due fondazioni, le risorse complessivamente destinate al bando hanno visto un sostanzioso incremento rispetto agli 1,2 milioni riservati al precedente bando sul tema promosso dalla Fondazione CDP che ha premiato 10 progetti in altrettante Regioni italiane. Questi fondi sosterranno la promozione di immobili pubblici caratterizzati da un rilevante significato per il territorio attraverso progetti che vedano la presenza di realtà del terzo settore, enti pubblici ed istituzioni culturali locale. L’obiettivo è quello di creare partenariati duraturi nel tempo che utilizzino beni pubblici per sviluppare attività sociali, culturali, artistiche e/o naturalistiche in grado di sensibilizzare e coinvolgere attivamente i cittadini, anche attraverso l’inserimento socio-lavorativo di persone in condizione di fragilità.
Le risorse saranno interamente indirizzate alle Regioni del Mezzogiorno, particolarmente investite da un doppio fenomeno: da un lato una concentrazione più alta rispetto alla media italiana di Comuni che registrano una assenza di offerta culturale, dall’altro minor numero di persone che hanno accesso a attività artistico-culturali durante l’anno.
Le proposte, da presentare sull’apposito portale disponibile sui siti di Fondazione CDP e Fondazione con il Sud entro il 15 ottobre, dovranno prevedere partnership composte da almeno quattro soggetti, di cui almeno un ente del Terzo Settore, oltre l’ente proponente capofila, e un ente pubblico su cui insiste il bene immobile oggetto di valorizzazione.
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16 Lug, 2024 | Comunicare il sociale
Basta poco per fare la differenza. Un concetto particolarmente significativo quando si guarda a iniziative come la campagna di raccolta fondi “Notti Sospese” di A Casa Lontani Da Casa, rete nazionale di alloggi e servizi solidali per migranti sanitari, su “For Funding”, la piattaforma di crowdfunding di Intesa Sanpaolo.
Con una donazione sarà infatti possibile coprire i costi di pernottamento di 100 famiglie di 3 persone per i prossimi sei mesi. Un gesto sicuramente non banale, considerando il fatto che ogni anno in Italia, sono oltre 750mila le persone che lasciano la propria casa per intraprendere un percorso di cure mediche.
I dati sono impressionanti: solo in riferimento ai pazienti oncologici, secondo una ricerca AIEOP, 1 bambino su 5 cambia regione per curarsi.
Tra loro ci sono centinaia di bambine, bambini e adolescenti, per i quali alla paura di dover affrontare la malattia – nel caso dei minori si tratta soprattutto di patologie oncologiche e cardiache – si aggiunge anche il dispiacere di dover salutare nonni, amici, fratelli e sorelle e spostarsi in un’altra città, in un’altra realtà, privi di tutte le sicurezze di cui, soprattutto durante l’infanzia, si ha bisogno.
Come il piccolo Matteo, uno dei giovanissimi ospiti della Rete, che quest’anno avrà un’estate molto diversa da quella dei suoi coetanei: invece di partire per il mare e costruire castelli di sabbia, dovrà andare a Genova con mamma e papà per curarsi e stare finalmente meglio.
La storia di Matteo è una storia di speranza, non per questo bisogna dimenticare che i minori in trasferta sanitaria e le loro famiglie devono anche affrontare le spese legate al trasferimento nella nuova città.
Le spese sono spesso ingenti considerando che, in base agli ultimi dati registrati dall’Osservatorio di A Casa Lontani Da Casa, nel caso delle malattie infantili la trasferta può durare da un paio di settimane, per i casi meno gravi, fino a mesi o addirittura anni per le patologie più complesse, come accade ad esempio ai pazienti di cardiologia e oncologia pediatrica. Tutto ciò ha un costo che non tutte le famiglie sono in grado di sostenere.
A Casa Lontani Da Casa si occupa di offrire a chi si sposta per le cure e ai familiari alloggi sicuri, gestiti da personale qualificato, e di fornire supporto economico e psicologico per le famiglie più in difficoltà, dedicando una speciale attenzione ai minori.
In base ai dati raccolti solo dall’Osservatorio della Rete (ma il fenomeno della migrazione sanitaria pediatrica è molto più ampio) negli ultimi mesi sono state oltre 60 le richieste di accoglienza che coinvolgono i più piccoli.
Tramite una donazione alla campagna attiva su “For Funding” si potrà regalare accoglienza gratuita a tante famiglie che stanno affrontando la sfida della malattia di un figlio e, al tempo stesso, contribuire a offrire assistenza psicologica gratuita per i familiari, la presenza continua di personale qualificato e volontari, un numero dedicato agli ospiti per soddisfare qualsiasi richiesta.
L’articolo UNA STANZA GRATUITA PER I BAMBINI MALATI IN VIAGGIO PER LE CURE: A CASA LONTANI DA CASA LANCIA LA RACCOLTA FONDI “NOTTI SOSPESE” proviene da Comunicare il sociale.