18 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
L’Arcidiocesi di Napoli, con la costituzione del suo Ramo Ets, ha voluto dare un’accelerata ai suoi progetti in favore delle persone povere della città di Napoli. In questa ottica è stata lanciata “Pe’ Carità”, campagna di fundraising che mira a raccogliere fondi da destinare al rafforzamento dei progetti già messi in campo dalla Chiesa di Napoli e dalla Caritas e dare vita a nuove realtà che intercettino i bisogni dei tanti che vivono in condizioni di marginalità.
La campagna è rivolta a tutti perché un piccolo gesto di tanti può diventare una grande opera: l’appello a donare va dunque ai cittadini napoletani, ai fedeli, alle forze imprenditoriali a quelli che credono in un progetto di accoglienza e condivisione, dove si crede fermamente al fatto che bisogni passare “dalla forza dei sogni alla concretezza dei segni”, come ha spesso ripetuto don Mimmo Battaglia, dando lo spunto per il claim della campagna “Pe’ Carità”. Sarà possibile conoscere le modalità di donazione sul sito internet della Caritas di Napoli, nella sezione dona ora, e nelle parrocchie della diocesi di Napoli.
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18 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
Nei giorni a ridosso del World Children’s Day, sono previste aperture a Napoli in ben due luoghi di cura, la Stanza Fiocchi in Ospedale presso l’A.O.R.N. A. Cardarelli (21 novembre) e l’Ospedale Evangelico Villa Betania (25 novembre), a Castel Volturno, presso l’Unità Operativa Materno-Infantile del Distretto Sanitario 23 – Asl di Caserta (21 novembre), a Bari (22 novembre) all’Hub San Paolo 0-6 ospitato dall’I.C. Don Lorenzo Milani e a Roma all’Asilo Nido comunale L’Arcobaleno di Tor Bella Monaca (25 novembre).
Il progetto, partito in giugno 2024, promosso da Associazione Pianoterra ETS e realizzato in partenariato con Mama Happy APS, Associazione Leggere per…, BIBI Libreria dei ragazzi, Comune di Castel Volturno, con i fondi del CEPELL – Centro per il libro e la lettura, è nato per favorire la salute e il benessere di bambini e bambine nei primi tre anni di vita.
Si propone di facilitare l’accesso di famiglie in condizioni di vulnerabilità a letture di qualità e di promuovere la lettura ad alta voce in età precoce come strumento prezioso di crescita in ambito familiare, scolastico e socio-sanitario. Un approccio multisettoriale e integrato che coinvolge professionisti della salute, dell’educazione e della mediazione linguistico-culturale e che prevede un fitto calendario di incontri di lettura nelle quattro città, durante i quali alle famiglie partecipanti viene donata una “book bag” – contenente una selezione di libri, una guida per genitori e un gioco di carte narrativo – e la realizzazione di presidi fisici di lettura in luoghi aperti al pubblico e frequentati da famiglie con bambini piccoli, dove verrà allestito uno scaffale contenente un’ampia selezione di testi specifici per l’età di riferimento, con un’attenzione particolare a contenuti che valorizzino la diversità culturale e l’inclusione di testi in più lingue. In parallelo alle attività con le famiglie, l’équipe di progetto ha ideato e condotto un percorso di formazione sulla lettura ad alta voce nella fascia 0-3 anni, rivolto a educatori e operatori socio-sanitari.
In quattro mesi di attività di promozione della lettura dialogica nella primissima infanzia, sono stati realizzati diversi eventi in librerie, asili nido, centri per famiglie, parchi pubblici e biblioteche. Ad oggi sono stati coinvolti e raggiunti oltre duecento bambini e bambine e 242 genitori, sono state distribuite 196 book bag e sono stati formati 80 operatori e operatrici.
Si tratta di dati parziali perché il progetto continua fino alla fine di febbraio 2025 e con l’istituzione di presidi fissi e diversi altri appuntamenti, è previsto un notevole incremento dei numeri.
“Lo scaffale multiculturale – dice Ciro Nesci presidente Associazione Pianoterra- è fondamentale per una comunità educativa inclusiva. Avere accesso a libri in varie lingue e storie di diverse culture è qualcosa che va oltre il semplice piacere della lettura: aiuta i bambini a sentirsi rappresentati, e a capire che le loro radici e lingue d’origine sono un valore, non un ostacolo. Non è solo una raccolta di libri, ma uno spazio di incontro e di crescita per tutti, perché l’apertura verso la multiculturalità è il primo passo per costruire un futuro dove ogni bambino, indipendentemente dalle sue origini, si senta parte di una comunità accogliente e rispettosa. Siamo intervenuti in contesti diversi – dai parchi pubblici agli ambulatori pediatrici, dagli asili nido alle sale d’attesa ospedaliere – e distribuito centinaia di book bag per bambini tra 0 e 3 anni, coinvolgendo attivamente anche famiglie di origine migratoria, spesso con difficoltà di accesso a strumenti educativi adeguati. Abbiamo dimostrato che la lettura precoce può essere uno strumento educativo fondamentale per accompagnare lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini, oltre che per promuovere l’inclusione e il dialogo interculturale. La convinzione che ci guida è che l’educazione precoce costituisca un presidio fondamentale nella vita dei bambini, capace di ridurre le disuguaglianze e di creare per loro le basi di un futuro ricco di possibilità”.
Di seguito le testimonianze di alcune mamme che hanno aderito al progetto e referenti delle realtà ospitanti:
“La nostra esperienza di lettura è nata dall’esigenza di trascorrere del tempo con la mia bambina. Poi però si è trasformata in una vera e propria passione per lei, anche se ha solo due anni! Ho notato che ha una particolare attenzione ai libri con figure che rappresentano dei posti nuovi da scoprire”. (Stefania, mamma di Cristina, Napoli)
“Vi ringrazio di cuore per questa iniziativa bellissima… all’inizio ero un po’ scettica, non sapevo se portarlo all’incontro e se sarebbe stato bravo durante la lettura, considerato che a casa cerca spesso il telefono e fa spesso capricci, ma vederlo così attento e interessato alle immagini del libro, vederlo divertirsi con gli altri bambini, mi ha fatto cambiare idea. Grazie anche per i libri… li leggeremo sicuramente insieme a casa. Al prossimo incontro non mancherò!” (Victoria, mamma di Jonathan, Castel Volturno)
“Quando l’educatrice ci ha proposto di partecipare al progetto Kitabu ci abbiamo provato. Non abbiamo molti libri in casa, e con tutto il resto, la lettura non era mai stata una priorità. Pensavamo che nostro figlio Adam, che ha quasi due anni, fosse ancora troppo piccolo per interessarsi ai libri, ma ci siamo ricreduti. Gli incontri sono stati illuminanti. L’educatore e l’esperto di lettura ci hanno mostrato come anche solo sfogliare un libro con immagini può aiutare a scoprire il mondo e imparare nuove parole. Per noi genitori, che non siamo abituati a leggere con lui, ogni incontro è stato uno spazio sicuro dove fare domande senza sentirci giudicati. Abbiamo imparato tanto anche grazie alla presenza di altri genitori che si trovano in situazioni simili alla nostra”. (Sarah, mamma di Adam, Bari)
“Il progetto e l’esperienza è stata bene organizzata, gestita e molto coinvolgente. Ascoltare la lettura di libri in altre lingue è stata una novità, noi a cercare di capire le differenze linguistiche, mentre i bimbi incuriositi da questi nuovi suoni! I libri che abbiamo trovato nella book box sono stati molto graditi, specialmente quelli con raffigurazioni, data l’età di Edoardo. Anche noi siamo rimasti stupiti della qualità dei testi e delle illustrazioni. Veramente una bella esperienza per tutta la famiglia!” (Clara, mamma di Edoardo, Roma)
“Desideravo da tempo seguire un corso di formazione sulla lettura ad alta voce nei bambini 0-3 anni e la formazione con KITABU è stata esattamente quello di cui avevo bisogno. Come mamma ho sempre letto libri ai miei figli sin dalla nascita e grazie al corso ho avuto conferma di ciò che facevo bene, ma è stato anche un grande spunto per capire invece ciò che potevo migliorare. Dal punto di vista professionale invece mi ha aperto proprio un mondo. Durante gli incontri potevo vedere la sorpresa nei volti delle mamme quando i loro piccolissimi bambini (3-6 mesi) rimanevano in silenzio e incantati dalla voce della lettrice. L’associazione Pianoterra è stata essenziale per la questione degli arredi del punto lettura, sono stati realmente disponibili e dato suggerimenti in maniera chiara”. (Rita, Ostetrica dell’Ospedale Evangelico di Villa Betania, Napoli, che ha partecipato anche alla formazione e al tutoraggio sulla lettura ad alta voce)
“Sono la dottoressa Marcella Sasso, pediatra di libera scelta presso il DS 23 dell’ASL Caserta, con studio in Castel Volturno. Nel mio breve percorso in questo territorio così bello, ma allo stesso tempo così difficile, ho avuto l’onore di conoscere e collaborare con l’associazione Pianoterra. Nello specifico ho aderito al loro progetto Kitabu che ha lo scopo di promuovere la lettura precoce, favorendo lo sviluppo del linguaggio nei pazienti di età compresa tra 0-36 mesi. Ho organizzato due incontri presso il mio ambulatorio coinvolgendo piccoli pazienti di quella fascia di età e i loro genitori, riscontrando notevole interesse e partecipazione. I bambini che hanno preso parte agli eventi si sono mostrati molto coinvolti e attratti dalle letture svolte egregiamente dalle esperte. I genitori hanno compreso l’importanza della lettura, soprattutto in quella fascia di età, una pratica ormai spesso abbandonata e sostituita dall’utilizzo dei dispositivi digitali. Nei giorni successivi agli eventi ho avuto numerose richieste di consigli in merito ad altre letture da proporre ai loro piccoli, a dimostrazione di quanto questi eventi sul territorio siano fondamentali per informare e formare i genitori”. (Dott.ssa Marcella Sasso, pediatra di Castel Volturno)
“Lo scaffale multiculturale è fondamentale per una comunità educativa inclusiva. Avere accesso a libri in varie lingue e storie di diverse culture è qualcosa che va oltre il semplice piacere della lettura: aiuta i bambini a sentirsi rappresentati, e a capire che le loro radici e lingue d’origine sono un valore, non un ostacolo. Non è solo una raccolta di libri, ma uno spazio di incontro e di crescita per tutti. Mi auguro che questo modello di scaffale diventi una risorsa permanente nelle scuole e nei centri educativi, perché l’apertura verso la multiculturalità è il primo passo per costruire un futuro dove ogni bambino, indipendentemente dalle sue origini, si senta parte di una comunità accogliente e rispettosa”. (Referente Hub San Paolo 0-6, Bari)
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18 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
I giovani e le guide-insegnanti che stanno svolgendo il primo anno scolastico in cammino sulle Strade Maestre sono arrivati stamattina al porto di Palermo e da qui, insieme a una delegazione dell’Agesci, hanno raggiunto a piedi la base scout Volpe Astuta, nel quartiere Altarello, dove resteranno alcuni giorni prima di proseguire per le tappe previste in Sicilia, lungo la Magna via Francigena fino ad Agrigento e successivamente a Catania e Cefalù. Una giornata di incontro e convivialità tra il gruppo di Strade Maestre, giovani scout di Palermo, guide e docenti, che hanno pranzato insieme e dialogato sulle rispettive esperienze di educazione in cammino.
Con l’occasione, è stato reso pubblico che l’Agesci, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani e CamminaMenti, cooperativa sociale che organizza Strade Maestre, hanno firmato un accordo volto a promuovere progetti di educazione e formazione per giovani e adulti, l’organizzazione di incontri, escursioni e attività di volontariato, il coinvolgimento della base associativa Agesci nell’elaborazione di un approccio generativo alla “scuola in cammino” e l’apertura di un dialogo preferenziale con rover e scolte interessati a partecipare ai prossimi anni scolastici in viaggio.
CamminaMenti, da oggi, ha aperto un canale online su cui le ragazze e i ragazzi che sono interessati a partecipare al prossimo anno scolastico di Strade Maestre, nel 2025/2026, e le loro famiglie, possono prenotare un colloquio conoscitivo.
Strade Maestre, 2024/2025 il percorso, in Sicilia per un mese
La prima edizione di Strade Maestre, iniziata il 16 settembre a Orvieto, coinvolge otto giovani provenienti da diverse zone d’Italia che, accompagnati da alcune guide-insegnanti, stanno seguendo un percorso a piedi di oltre mille chilometri attraverso 12 regioni italiane. Dopo aver viaggiato tra Umbria e Lazio, nelle scorse settimane, il progetto proseguirà in Sicilia fino a metà dicembre, per poi riprendere in gennaio dalla Calabria e, attraversando Basilicata, Puglia, Campania, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia concludersi a Trieste a giugno 2025. La mappa del viaggio
Organizzato da CamminaMenti con la collaborazione di una rete di partner, di cui l’Agesci è tra i sostenitori, Strade Maestre si svolge nell’arco di circa 240 giorni. Una sorta di route scout in cui si sperimentano processi di apprendimento che ruotano attorno all’esperienza del viaggio a piedi, alla vita in comune, alla sperimentazione di stili di vita sostenibili, agli incontri con le persone lungo la strada, alle visite di città, paesi, montagne, campagne, foreste, siti archeologici, musei, alla partecipazione a laboratori, convegni, spettacoli e altri eventi, cui fanno da filo conduttore le attività transdisciplinari proposte delle guide-insegnanti. Il programma del viaggio è in parte già strutturato e in parte in divenire. Deviazioni e tappe impreviste fanno parte di un percorso di crescita in cui sperimentare la meraviglia, l’avventura, la possibilità di imparare a procedere con profondità, lentezza, e leggerezza su questa Terra.
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15 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
OPEN OdV – Associazione Oncologia Pediatrica E Neuroblastoma – è un’organizzazione di volontariato nata nel 2003 per volere di genitori di bambini e adolescenti malati di cancro e di medici da anni impegnati a combattere contro queste patologie.
Senza finalità di lucro, l’associazione si prodiga per migliorare quotidianamente la vita di soggetti che rientrano a diverso titolo nell’Oncologia Pediatrica, operando attivamente con i suoi volontari all’interno del Dipartimento di Oncologia Pediatrica del P.O. Pausilipon di Napoli e all’interno del reparto di Radioterapia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.
«Compito dei volontari è quello di affiancare le famiglie in un percorso duro, ma ricco di scoperte per regalare momenti di condivisione e di sollievo. Sembra una sciocchezza, ma a volte, anche solo condividere la ricetta di un piatto, permette di conservare una ritualità e una quotidianità che la malattia altrimenti cancellerebbe.
Ai volontari, non chiediamo il possesso di particolari titoli o abilità, però, certamente, da loro non vogliamo la pietas», spiega Antonella Spina, responsabile operativa dell’Associazione.
«Ovviamente, ognuno viene impiegato nelle attività più consone alle sue attitudine. C’è chi opera in reparto, chi si occupa dell’organizzazione di eventi di raccolta fondi, chi si occupa della donazione di sangue e piastrine», prosegue.
La ricerca dei volontari è continua.
« Dopo un incontro conoscitivo, il futuro volontario, viene affiancato ad un volontario senior per un primo periodo al termine del quale, poi, comincia il corso di formazione», conclude Spina.
I volontari sono una risorsa imprescindibile perchè con il loro impegno, la loro partecipazione e la loro collaborazione portano costantemente nuova linfa e vitalità a tutte le azioni e le iniziative dell’associazione.
di Annatina Franzese
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15 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
«In questo momento non decide né mamma né papà. Decide il tribunale quando ci possiamo vedere» – «E va bene, col tribunale ci parlo io». In questo dialogo tra un padre e il suo figlio piccolo, ripreso pari pari dagli atti di un procedimento per una separazione giudiziale, c’è la sintesi delle difficoltà che vivono oggi i bambini, figli di genitori che sono divorziati o stanno per farlo. Il padre cerca di spiegare al figlio che non è in grado di dirgli quando si rivedranno, non dipende più da lui, ma nemmeno dalla mamma. E il figlio risponde subito che la soluzione ce l’ha. Dove sta il problema, parla lui col “signor tribunale”. Spaesamento, incertezza, lacrime che a stento si riescono a trattenere, parole che non si trovano: la conversazione prosegue così. Sono i bambini, del resto, i primi danneggiati di uno stato di cose che, spesso, si complica fino a diventare un inferno. La separazione quasi mai è una passeggiata, ma quando ci sono i figli è certamente una corsa a ostacoli. Anche per questo esistono associazioni che ascoltano i bisogni di genitori divorziati ed offrono loro assistenza legale e psicologica, ogni volta che è possibile. “Pezzi di cuore” è una associazione di promozione sociale che nasce dell’incontro casuale di genitori che lottano ogni giorno.
IL SOSTEGNO – Lo scopo primario dell’aps è dare un sostegno a mamme e papà che non riescono ad orientarsi nel percorso di una separazione legale, spesso tortuoso. Per questo sono state stipulate convenzioni economicamente vantaggiose con diversi professionisti per offrire assistenza psicologica e legale durante le varie fasi della separazione. Nei casi di maggiore difficoltà economica, l’associazione si fa carico delle spese necessarie e si impegna, inoltre, a intervenire, laddove possibile, nella ricerca di un nuovo lavoro.
L’associazione ha anche lo scopo di promuovere varie attività sul territorio regionale e nazionale, per far conoscere o meglio comprendere il concetto e i principi della bi-genitorialità, impegnandosi affinché la legge recepisca i cosiddetti tempi paritetici, con settimane alternate, doppio domicilio, mantenimento diretto, sistemazione equa degli aspetti economici (ad esempio la casa coniugale). Ed è proprio questo l’aspetto più rilevante dell’attività dell’associazione ma anche delle tante altre realtà che provano a stare vicino ai genitori separati. Spiega Paolo Cappetta, presidente di “Pezzi di cuore”: «Rispetto al passato, il rapporto tra i genitori e i figli non è più sbilanciato verso la mamma. I tempi sono cambiati, uomini e donne lavorano con le stesse modalità. I figli possono essere gestiti con tempistiche uguali o comunque condivise. Dobbiamo superare la logica del mero parcheggio dei bambini, strettamente connessa alla loro sofferenza, purtroppo». Un bambino può essere portato a fare shopping o aiutato a lavarsi sia dal padre che dalla madre: il concetto della “mamma a tutti i costi” è, per fortuna, separato dai fatti e dagli eventi. Un po’ meno dalla mentalità comune e dalla tendenza della giurisprudenza ad aggiornarsi con lentezza, a fotografare la realtà in maniera pigra.
IL CORSO – “Pezzi di cuore”, che ha sede a Cava dei Tirreni, ha siglato un protocollo di intesa con la Caritas Campania e la provincia di Salerno. Diversi gli obiettivi: aprire sportelli di ascolto in tutto il territorio campano (oltre che a Cava dei Tirreni, dove attualmente è attivo) ma soprattutto chiedere alla Regione di attivare un tavolo di confronto con i vari tribunali della Campania in modo che possano recepire il concetto di tempi paritetici, che può diventare strategico nella gestione di una separazione con figli. Anche per questo, “Pezzi di cuore” propone un corso di formazione teorico e pratico in materia di diritto di famiglia e minori. Destinatari del corso sono magistrati, avvocati, praticanti Avvocati, studenti delle facoltà giuridiche e psicologiche che vogliano orientarsi nel settore famiglia, psicologi abilitati e in corso di abilitazione, assistenti sociali, mediatori ed altre figure potenzialmente coinvolte in un percorso legale di divorzio. Il corso ha l’obiettivo primario di favorire la conoscenza globale della psicologia forense e del diritto di famiglia sostanziale e processuale. Tra i relatori, Raffaele Sdino, presidente sez. Famiglia del Tribunale di Napoli, Vito Colucci, presidente sezione Minori e Famiglia della Corte di Appello di Salerno, Maria Assunta Niccoli, consigliere presso la Corte di Appello di Salerno, Sezione Famiglia e Minori e molti altri ancora. Si comincia il 15 novembre alle presso la sala “Caduti di Nassiriya” del Consiglio Regionale della Campania, si prosegue fino alla fine di gennaio 2025
di Francesco Gravetti
foto © Lina Vacondio – progetto “Tanti per tutti – il volto del volontariato italiano”
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15 Nov, 2024 | Comunicare il sociale
La sua ferma volontà di continuare a inseguire i propri sogni riesce ad andare oltre qualsiasi ostacolo che la malattia gli ha posto davanti, veicolando un vero messaggio di inclusione. Alessandro Coppola, napoletano di 21 anni, è un esempio di energia positiva che supera qualsiasi avversità. Testimonianza di ciò, un libro scritto in cui racconta la propria storia e un confronto continuo con gli studenti tramite il progetto “SuperAbile’’ patrocinato dalla Regione Campania. Ad Alessandro, studente universitario del corso di Scienze di Comunicazione, all’età di 4 anni è stata diagnosticata una “Ipoacusia neurosensoriale bilaterale di grado medio-grave destra e profonda a sinistra”. Tradotto: sordità totale all’orecchio sinistro in seguito ad una forma tumorale (colesteatoma) e sordità profonda all’orecchio destro, con la necessità di utilizzare una protesi acustica per ascoltare gli altri. Una scoperta avvenuta dopo molti consulti medici. Ma non è finita. Più avanti, nel 2019, il giovane scopre anche di dover convivere con la “Sindrome di Usher 2” malattia che rischia seriamente di portarlo in pochi anni alla cecità. Il quadro clinico sarebbe sufficiente per abbattere chiunque, a maggior ragione un ragazzo poco più che ventenne. Bene, non è il caso di Alessandro che al contrario e grazie sempre al sostegno della sua famiglia, si rimbocca le maniche. Anzitutto scrive il libro “Le mie orecchie parlano’’ (Graus Edizioni) in cui racconta ciò che ha vissuto, compreso il pregiudizio e le prese in giro dei coetanei da piccolo. Al contempo, narra anche le esperienze positive vissute grazie alle tante passioni coltivate. Tra queste c’è soprattutto la moda, un vero veicolo di felicità. Alessandro, sfruttando la potenza dei social, inizia a fare degli shooting entrando poi in contatto con diversi brand famosi a livello internazionale come Antonio Marras, Antony Morato, Pittarello, One block down e più di recente Alcott. E qui che, sovente, avviene qualcosa di magico. Coppola, indossando capi firmati ed eleganti, si trasforma in un vero ambasciatore di inclusione dimostrando come l’aspirazione di definire la propria personalità – in questo caso come modello – sia più forte della sofferenza del dover convivere con una malattia, una patologia, una diagnosi impietosa. Alessandro lo ripete spesso ai ragazzi delle scuole con cui dialoga o nei vari incontri pubblici: «I sogni vanno coltivati perché sono più forti delle avversità. So che fra non molto potrò perdere la vista e che dovrò continuare a convivere con i miei problemi d’udito. Nonostante ciò non mi arrendo, anzi. Si può essere lo stesso felici. Mi chiedevo il perché solo chi fosse alto 1,95 metri e avesse un fisico scolpito potesse essere un modello. Può benissimo farlo chi ha una protesi o degli occhiali». Alessandro porta avanti un altro, fondamentale concetto che definisce l’obiettivo del progetto di inclusione “SuperAbile’’. «Cerco di spiegare ai ragazzi che la solitudine, causata dalle avversità della vita, può essere accantonata e superata. Oltre ai familiari, ci potrà sempre essere qualcun altro a capirti e con cui condividere del tempo. Anche io ho capito c’è chi mi stima e mi apprezza e ciò mi fa capire che non rimarrò mai solo. È una lezione importante».
di Antonio Sabbatino
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