Napoli, al Cinema Posillipo arriva “Il santo di carne”

Il docufilm “Il Santo di carne” di Giuseppe Alessio Nuzzo con protagonista Enrico Lo Verso arriva al Cinema Posillipo di Napoli mercoledì 26 febbraio alle ore 20.30, alla presenza del regista e parte del cast. Si tratta della “prima” nel capoluogo campano al termine di un lungo tour di presentazioni in tutta Italia e dopo aver vinto il premio come miglior regia al Terra di Siena Film Festival.
Nella vicenda di finzione, ambientata a cavallo tra il 1600 e il 1700, irrompono numerosi personaggi tra cui la suora Maria Teresa de’ Liguori interpretata da Giovanna Sannino (Mare Fuori, Come Romeo e Giulietta), in suggestive scene girate con abiti d’epoca tra il Duomo di Napoli, via dei Tribunali, a Scampia, e nell’Archivio di Stato.
Liberamente ispirato alla lettera pastorale del 1° agosto 2014 “In Dialogo con Sant’Alfonso” scritta da Sua Eccellenza Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, l’opera ripercorre in sette atti cronologici e fasi salienti della vita del santo.
Ad accompagnare il racconto la voce narrante in prima persona e l’interpretazione di Enrico Lo Verso, e le canzoni “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro” e “Stabat mater” di Enzo Avitabile, cantautore con 2 David di Donatello, che ha concesso i brani a titolo gratuito per devozione di Sant’Alfonso.
La colonna sonora originale è a cura dei compositori del Dipartimento di Musica Applicata del Conservatorio “Francesco Venezze” di Rovigo con la direzione artistica del Premio David di Donatello Marco Biscarini.
La parte documentaristica si avvale degli interventi di Padre Ciro Avella (responsabile della Casa Museo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Marianella), S.E. Antonio Di Donna (Presidente della Conferenza Episcopale Italiana della Campania), Padre Serafino Fiore (Superiore dei Redentoristi della Provincia di Napoli), Don Raffaele D’Addio (responsabile del Museo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Arienzo), Padre Vincenzo Loiodice (responsabile della Congregazione del Santissimo Redentore di Scala), Padre Gennaro Sorrentino (responsabile della Basilica e Museo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani), Suor Maria D’Amato (responsabile del Protomonastero delle Suore Redentoriste di Scala), Suor Anna Maria Ceneri (responsabile del Monastero delle Suore Redentoriste di Sant’Agata de’ Goti), Padre Paolo Saturno (musicologo) e delle docenti universitarie Elisa Novi Chavarria (storica), Filomena Sacco (teologa) e Maria D’Arienzo (giurista).
“Il Santo di Carne” è scritto dallo stesso Nuzzo con Mariadiletta Coco, prodotto da Giuseppe Piccolo e Giovanni La Montagna con il sostegno del Ministero della Cultura, Regione Campania e Film Commission Regione Campania nell’ambito delle “Nuove Strategie per il cinema in Campania 3” in distribuzione internazionale con London Movie Ltd e con la collaborazione del Liceo Alfonso Maria de’ Liguori e Diocesi di Acerra.
«Alfonso ha contribuito a plasmare la spiritualità popolare degli ultimi due secoli e questo suo immenso merito è, purtroppo, spesso dimenticato. Ma Alfonso è stato anche oratore delle parole e della musica di uno dei canti popolari natalizi più conosciuti al mondo “Tu scendi dalle stelle”. Questo film nasce dall’esigenza prioritaria, dalla volontà di far conoscere il suo operato e il suo testamento teologico e spirituale», ha spiegato Nuzzo.

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Politiche sociali, a Nola il punto della situazione sugli ambiti territoriali sociali in Campania

“Gli ambiti territoriali sociali in Campania: sfide e prospettive per un welfare di comunità”: se ne parlerà nel corso di un convegno in programma per le 15,00 di giovedì 27 febbraio 2025 nella sala convegni del museo storico archeologico di Nola. Un pomeriggio di riflessione promosso dall’Ambito Sociale N23 con Nola Comune capofila, dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania e da A.Di.P.S. Campania, associazione dei dirigenti alle politiche sociali.
Ad introdurre i lavori sarà Giuseppe Bonino, dirigente dell’Ufficio di Piano dell’Ambito sociale N23.
Alle 15,30 prenderà il via la prima sessione dedicata alla “Governance degli ambiti territoriali: evoluzione e stato dell’arte” con la relazione di Carmine De Blasio, presidente A.Di.P.S Campania e direttore del consorzio dei servizi sociali dell’Ambito A05. Seguirà il focus dal tema: ”Attivazione di un consorzio: l’esperienza dell’Ambito C8 e dell’ASPS N33 Penisola Sorrentina”. Ne parleranno Francesca Palma, direttore del consorzio dei servizi sociali e socio sanitari C8 e Andrea Di Fiore, direttore ASPS N33 Penisola sorrentina.
Alle 16 e 30 la sessione “Gli attori del Welfare” che accenderà un faro sui seguenti temi: “Il personale degli uffici di Piano tra precariato e supporti esterni”, a cura di Mariafelicia Comberiati, segretaria generale della Cisl di Napoli; “Gli assistenti sociali e il servizio sociale professionale dopo l’introduzione del Lep” del quale parlerà Carmela Grimaldi, consigliera dell’ordine degli assistenti sociali della Campania; “ETS e Ambiti sociali: partecipazione e corresponsabilità per l’evoluzione dei sistemi sociali delle politiche sociali” sul quale si soffermerà Giovanpaolo Gaudino, portavoce del Forum Terzo Settore Campania.
Alle 17,30 spazio al question time con le domande inviate attraverso un apposito form dai partecipanti al workshop.
Le conclusioni, in programma per le 18,00 saranno affidate a Lucia Fortini, assessore alla scuola, alle politiche sociali e giovanili della Regione Campania.
L’evento è accreditato “Croas Campania” per il rilascio di crediti formativi agli assistenti sociali.
“Quello delle politiche sociali – spiega Giuseppe Bonino, dirigente dell’ufficio di Piano dell’Ambito N23 dei comuni dell’area nolana con Nola capofila – rappresenta un settore strategico e delicato attraverso il quale si attuano le attività e le azioni a favore delle categorie più vulnerabili delle comunità. Ecco perché puntare a modelli di governance ispirati all’efficienza, alla competenza ed alla capacità organizzativa rappresenta una priorità, quando si intende fornire ai cittadini una risposta all’altezza delle esigenze di ciascuno e soprattutto della impegnativa sfida di non lasciare indietro nessuno”.

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“Canzoni al vento”: a San Giorgio a Cremano i ragazzi si scoprono cantautori

La musica è da sempre un veicolo per aprirsi, esprimere emozioni e raccontarsi agli altri. Quando la musica, i suoi testi e le sue note nascono dai giovani spesso assistiamo a una vera magia. 
È quanto accaduto al termine della seconda edizione del laboratorio “Canzoni al vento” promosso dal Comune di San Giorgio a Cremano per volontà del Sindaco Giorgio Zinno e dell’assessore Giuseppe Giordano. 
Il progetto, rivolto ai ragazzi del servizio di educativa territoriale, nell’ambito delle attività di sostegno ai minori e promozione all’inclusione, all’autonomia e al benessere ha visto protagonisti quindici adolescenti dagli 11 ai 16 anni in un percorso lungo 3 giorni ricco di musica, convivialità e creatività. Al termine del workshop tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di esibirsi dal vivo in Fonderia Righetti in uno strepitoso concerto. 
Il laboratorio ha avuto due tutor d’eccezione, da sempre attenti alle iniziative di carattere sociale, coi quali i giovanissimi hanno avuto l’opportunità di studiare, suonare e cantare: Dario Sansone, cantautore e frontman della band Foja e Francesco Di Bella, cantante e compositore, leader della storica band partenopea 24 Grana.                     
Durante gli incontri che si sono tenuti nella Bibliobimbi, la nuova biblioteca dedicata esclusivamente alla narrativa per bambini e ragazzi nella magnifica Villa Bruno, i ragazzi del gruppo dell’educativa territoriale hanno potuto imparare brani del repertorio dei loro beniamini e arrangiare con creatività canzoni del repertorio di cantautorato italiano. 
Oltre a brani editi e conosciuti, si è sperimentata coi ragazzi la scrittura di nuovi brani musicali. 
Proprio in questa fase di creazione gli adolescenti partecipanti hanno avuto un ruolo cruciale.
Addirittura uno dei partecipanti ha portato a Francesco Di Bella un testo a cui lavorava da tempo e con il cantante lo ha affinato, musicato e arrangiato per presentarlo al numeroso pubblico accorso al concerto. 
Alberto, il coordinatore dell’educativa territoriale, rimarca il forte interesse e la grande partecipazione dei giovani all’iniziativa artistica sottolineando che «molti ragazzi hanno richiesto di iniziare un percorso per imparare anche a suonare uno strumento. Tutti i partecipanti sono ragazzi fragili che possono avere anche disabilità di tipo cognitivo o di apprendimento oltre che minori in stato di disagio socio-economico e tutti si sono sentiti in egual modo coinvolti nella full immersion artistica». 
Il referente della Cooperativa Amira, che da 2 anni gestisce l’educativa territoriale per il comune vesuviano accogliendo giovani e giovanissimi segnalati dagli assistenti sociali del territorio, sottolinea come «in tutte le attività proposte, sia al gruppo dei bambini dai 6 ai 10 anni, sia agli adolescenti, il modus operandi è di identificare l’obiettivo, acquisire competenze anche trasversali e perseguire strategie, spesso alternative, per raggiungerlo». 
La musica è stata per questi ragazzi uno strumento potente e versatile che ha offerto loro numerosi benefici nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale. Già a seguito della precedente edizione del 2023 è stato riscontrato un impatto positivo anche sul rendimento scolastico; l’ascolto e la pratica musicale hanno infatti insegnato ai giovani partecipanti anche a sviluppare il pensiero logico e a migliorare le competenze linguistiche oltre ad arricchire il loro bagaglio esperienziale ed emotivo. 
«E’ un laboratorio fortemente inclusivo, in cui le emozioni superano il talento, attraverso momenti di condivisione e partecipazione sincera. Il successo dello scorso anno e l’effetto positivo che questo laboratorio ha avuto sui ragazzi ci ha spinto a realizzare la seconda edizione», ha affermato il sindaco sangiorgese Giorgio Zinno. 

 

 di Emanuela Nicoloro 

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Amore e pace sui muri del carcere: «Entro nel Guinnes con un messaggio di speranza» L’INTERVISTA

Un murale di 4mila metri quadrati all’esterno del carcere di Santa Maria Capua Vetere Caserta che entrerà dritto nel Guinness dei primati come il più grande al mondo realizzato da un unico artista. A realizzare l’opera d’arte, sulle pareti perimetrali dell’istituto penitenziario, sarà Alessandro Ciambrone, architetto e artista che arriva alla pittura dopo 25 anni di studi d’architettura, libera professione e sei anni di ricerca all’estero (Los Angeles, New York, Dublino, Parigi). Il murale è un progetto complessivo che prevede la partecipazione di numerose istituzioni. Per Ciambrone, è importante sottolineare che si tratta di un lavoro «che viene ampiamente condiviso, non è che sono io che faccio un murale per prendere il record del mondo, ma è una regione intera che si muove per raggiungere un primato eccezionale». 
 
Alessandro Ciambrone ci spieghi più nel dettaglio il progetto e quanto tempo ci vorrà per realizzarlo.  
«Ci vorranno tre mesi. Parliamo di un progetto di rilevanza internazionale perché si va a realizzare un record che sarà inserito nella Guinness dei Primati». 
 
Qual è il messaggio che vuole lanciare? 
«Una parete che per qualcuno diventa un limite viene superato dal colore e dalla fantasia. Poi inevitabilmente lì dentro ci sono delle persone che in qualche modo stanno comprendendo i propri errori, e quindi è anche un messaggio di speranza. Non soltanto la dimensione conta, ma anche la location, perché andarla a fare sulle mura del carcere ha un significato diverso, cioè farlo su delle mura che rappresentano una chiusura e la privazione della libertà. Noi abbiamo deciso di realizzare il murales più grande del mondo ma non te lo facciamo nel centro storico in un posto bello, te lo facciamo sulle pareti di un carcere dove si priva la libertà dove ci sono delle persone che soffrono, quindi diciamo è il senso quello che conta, poi la rappresentazione in sé per sé sarà ovviamente ufficializzata quando tutti saremo d’accordo sulla stessa tematica».  
 
 Lei ha realizzato già diversi murali sulle pareti di diversi penitenziari. Che rapporto ha con i detenuti? 
«In questo caso non parteciperanno in una prima fase perché il record deve essere realizzato in autonomia: io vado a realizzare il record di un unico artista che dipinge il murale più grande del mondo. Attualmente il record è di 3600 metri quadri, io la supererò, se tutto va bene, arrivando a 4000. Nelle esperienze precedenti come al carcere di Poggioreale, a Secondigliano o Carinola, invece, posso dire che i detenuti si divertono molto, firmano i murali e per loro è un motivo di grande orgoglio. Sono tutti messaggi di amore, di pace, di contrasto alla violenza, di valorizzazione del patrimonio». 
  

Cosa desidera trasmettere attraverso la sua arte? 
 «Il mio principio visto che sono un architetto è quello di trasformare dei luoghi degradati in luoghi di colore, perché io realizzo soprattutto murales in ospedali, carceri, istituti scolastici degradati, periferie urbane perché quelli sono i luoghi più degradati, quindi portare del colore, portare della speranza, diventa importante. Sono tutti murales di grandi dimensioni che portano un momento di serenità, di speranza, di luce, in momenti particolarmente tristi come quelli della malattia. La valorizzazione di posti degradati con la visione del colore, per me, è come il superamento di un momento di difficoltà. Il nero è il momento triste, buio è il colore, è il contrasto al nero, cioè un mondo fatto di colori è un mondo di speranza, di allegria, di contentezza, di felicità, quindi è quello che uno si augura quando si sente male, che ora sia nel carcere, sia nell’ospedale, o sia una scuola degradata, tutti si augurano di vivere una vita a colori».  
 
La Street Art ha acquisito una notevole rilevanza nel panorama culturale globale. Come andrebbe incentivata secondo lei?
«Io mi auguro che sempre di più la street art possa entrare in una pianificazione di carattere amministrativo, anche perché molto spesso vengono richiesti inopportunamente parere della soprintendenza, quando la street art non dovrebbe essere soggetta a un parere della soprintendenza, perché è un’opera di per sé temporanea. Se io vado a dipingere sul muro e se quel muro dovesse non piacere, non è che devo abbattere il muro, io ci ritorno sopra e ripristino lo stato dei luoghi».  

 

di Adriano Affinito  

 

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“Testimoni di Valori”: un nuovo incontro per promuovere legalità e cittadinanza attiva

Il 6 marzo 2025, dalle ore 14 alle 16, la Sala della Loggia del Maschio Angioino di Napoli ospiterà l’evento “Testimoni di Valori – Non solo parole, Testimonianze!”, l’iniziativa avviata per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza attiva.
L’incontro, dal titolo “Una Donna per Amica”, è promosso dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Campania, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e persone anche in area penale su tematiche fondamentali per il rilancio di una comunità più giusta e inclusiva.
In prossimità dell’ 8 marzo, Festa Internazionale delle donne, sarà data voce a forti testimonianze della condizione femminile nella società e nelle carceri.
A confrontarsi su questi temi saranno personalità di spicco del mondo della giustizia, della cultura e dell’associazionismo:
  • Lella Palladino, Fondazione “Una, Nessuna, Centomila”
  • Claudia Nannola, Direttrice UIEPE Campania
  • Daniela Palumbo, Direttrice Banca d’Italia
  • Valentina Flagiello, Telefono Rosa
  • Stefano Jossa, Professore di letteratura italiana
  • Patrizia Palumbo, Dream Team Donne in rete di Scampia
  • Laura Lieto, Vicesindaca di Napoli
  • Valeria Vittorini, Psicologa
  • Mariagrazia Santuosso, Comitato Pari Opportunità COA Napoli
  • Maria Rosaria Covelli, Presidente Corte d’Appello
  • Imma Carpiniello, Cooperativa Lazzarelle
  • Alessandra Clemente, Fondazione “Silvia Ruotolo Onlus”
Attraverso le loro testimonianze, gli ospiti affronteranno temi cruciali legati alla parità di genere, alla tutela delle donne, alla lotta alla violenza e all’inclusione sociale, offrendo spunti di riflessione e soluzioni concrete per rafforzare il senso di comunità e legalità.

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CRESCE IL BIOLOGICO NEI MERCATI CONTADINI: LA REGIONE CAMPANIA SUL PODIO

C’è anche la Campania fra le regioni nelle quali è cresciuta la voglia di prodotti biologici nei mercati contadini. Un canale di vendita che diventa sempre più interessante. Ad affermarlo la prima indagine su “il biologico e i mercati contadini” condotta da Ismea assieme a Coldiretti Bio e Campagna Amica. La classifica delle regioni con la più alta percentuale di produttori biologici nei mercati contadini sul totale vede in testa il Trentino Alto Adige (38%), davanti a Calabria (29%) e Campania (27%). Seguono Friuli Venezia Giulia (26%), Emilia Romagna (25%) e Toscana (24%).
Quasi un terzo dei prodotti biologici acquistati è rappresentato da frutta e verdura, che guidano la top five delle specialità più gettonate, davanti a pasta fresca e uova, formaggi, olio e miele. Il valore della spesa in prodotto bio effettuata nei mercati contadini e in quelli rionali ammonta oggi a quasi 150 milioni di euro, secondo Ismea.
L’Italia ha oggi la leadership Ue per il bio grazie alle 84mila aziende agricole attive sul territorio nazionale, più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia, secondo l’analisi Coldiretti. L’agricoltura biologica è arrivata a coprire 2,5 milioni di ettari (+4,5% nel 2023 rispetto all’anno precedente), rappresentando un ettaro su cinque di superficie agricola nazionale, ormai vicinissima al target del 25% da raggiungere entro il 2030 fissato dalla strategia europea nell’ambito della Strategia Farm to Form, con 6 regioni che l’hanno addirittura superato: Toscana 37,5%, Calabria 36,5%, Sicilia 30,7%, Marche 28,2%, Basilicata 27,6%, Lazio 27%.
“I risultati dell’indagine divulgata in occasione del Sana di Bologna mostrano chiaramente che le politiche di sviluppo del biologico in Italia e in Europa devono avanzare in maniera coordinata con le politiche locali del cibo” spiega Maria Letizia Gardoni presidente di Coldiretti Bio – Il biologico deve tornare a restituire piena centralità all’agricoltore e al suo ruolo di innovatore, sia nelle tecniche produttive che nelle dinamiche commerciali di filiera, rilanciando il rapporto diretto tra agricoltore e consumatore anche nel biologico, come elemento essenziale per uno sviluppo dei territori e delle comunità”.
L’acquisto diretto dal produttore è diventato il principale canale di approvvigionamento dei prodotti bio, davanti a supermercati e negozi specializzati. Una tendenza spinta dal fatto che proprio la presenza “fisica” degli agricoltori rappresenta una garanzia di qualità e autenticità di quanto si va a mettere nella borsa della spesa. Non a caso – continua Coldiretti – se si chiede ai consumatori quali siano i principali criteri di scelta del banco del mercato dove acquistare biologico, emerge che il motivo più frequentemente indicato al primo posto è la fiducia riposta nel produttore e nell’azienda agricola in generale, secondo l’indagine Ismea.

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