Bonus psicologo 2025: riapre la procedura per presentare le domande

Con il messaggio 11 agosto 2025, n. 2460, l’Istituto comunica che, dal 15 settembre al 14 novembre, è possibile presentare la domanda per usufruire del Bonus psicologo per l’anno 2025

Il Bonus psicologo consiste in un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia a favore di cittadini che vivono condizioni di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica.

La domanda deve essere presentata esclusivamente in via telematica attraverso il servizio dedicato.

Al momento della presentazione della domanda, il richiedente deve essere in possesso di un ISEE valido e di valore non superiore a 50mila euro.

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Il mare che separa, la terra che accoglie: migranti e rifugiati tra numeri, diritti e speranze

C’è un’umanità in cammino che spesso vediamo solo nei numeri. Cifre che scorrono nei grafici, nei bollettini, nei titoli dei notiziari mentre stiamo cenando. Ma dietro quei numeri ci sono volti, storie, perdite e speranze. Sono i migranti e i rifugiati che ogni giorno attraversano confini, deserti, mari, per cercare una possibilità di vita.
Dal 1° gennaio al 4 luglio 2025 sono sbarcati in Italia 30.611 migranti, un dato in leggera crescita rispetto allo stesso periodo del 2024 (26.202) ma ancora ben lontano dai numeri del 2023, quando nello stesso arco di tempo si erano registrati 66.491 sbarchi. A colpire, più che i dati assoluti, è il lento calo dell’attenzione pubblica, quasi come se, al diminuire degli arrivi, si abbassasse anche il livello di umanità con cui guardiamo a questi fenomeni.
Il report diffuso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza evidenzia che il Bangladesh rappresenta il primo Paese di provenienza dei migranti sbarcati quest’anno (32%), seguito da Eritrea (14%), Egitto (12%), Pakistan (9%), Etiopia (5%) e Sudan (4%). Numeri che, letti con attenzione, mostrano un tratto comune: si fugge da guerre, persecuzioni, regimi autoritari, instabilità cronica.
Un dato particolarmente significativo è quello relativo ai minori stranieri non accompagnati: nei primi sei mesi del 2025 ne sono sbarcati 5.328, una cifra che, seppur inferiore a quella del 2023 (oltre 18mila in tutto l’anno), conferma la presenza massiccia di bambini e adolescenti soli, esposti a rischi enormi di sfruttamento, tratta e abusi.
In questo scenario complesso, Napoli e la Campania giocano un ruolo di primo piano. Fino allo scorso anno, la regione contava oltre 190.000 cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti, di cui circa 100.000 nella città metropolitana di Napoli. A questi si aggiungono oltre 18.000 rifugiati di nazionalità ucraina, accolti in seguito alla guerra.
La Campania si è dunque posizionata tra le prime regioni italiane per accoglienza, dimostrando – nonostante le difficoltà – una capacità di risposta significativa. Il dato è stato sottolineato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, celebrata con un convegno istituzionale al Maschio Angioino, a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del sistema di accoglienza SAI, del mondo universitario e del terzo settore.
Ma non esiste solo l’accoglienza. Come ha denunciato di recente anche la Fondazione Migrantes, permangono sacche di disumanità nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR), luoghi in cuii diritti fondamentali sembrano sospesi.
Il problema non è solo giuridico, ma profondamente etico: è accettabile privare una persona della libertà senza che abbia commesso un reato, solo perché “irregolare”?
Proprio per questo, la narrazione intorno ai migranti e rifugiati non può limitarsi alla cronaca degli sbarchi o alle emergenze temporanee. Serve un racconto che metta al centro le persone, che dia spazio a storie di integrazione, di riscatto, di cittadinanza possibile.
In Campania non mancano buone pratiche: dai progetti di inclusione abitativa a quelli per il lavoro agricolo etico, dalle scuole multiculturali ai percorsi di supporto psicologico per i minori. Ma serve di più: serve una regia pubblica che investa con convinzione su politiche strutturali, capaci di trasformare l’accoglienza da atto emergenziale a visione di futuro.
L’integrazione non è una gentile concessione, ma una scelta politica. E come ogni scelta, va sostenuta da visione, risorse e coraggio. A Napoli e in Campania c’è un potenziale enorme, fatto di associazioni, reti territoriali, esperienze di prossimità e attivismo civico. Ma c’è anche il rischio – concreto – che l’attenzione cali, che le emergenze fagocitino la programmazione, che la solidarietà resti confinata agli slogan.
In un mondo in cui oltre 110 milioni di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case, come ci ricorda l’UNHCR, ogni territorio deve fare la sua parte. E ogni cittadino deve interrogarsi su quale mondo vuole abitare: uno che alza muri o uno che costruisce ponti.
 Perché il futuro, lo insegna ogni migrante, non si ferma ai confini. E spesso inizia proprio dove altri vedono solo fine.
di Francesco Gravetti

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Terzo Settore, a disposizione 141 milioni di euro per le iniziative degli ETS

Nel triennio 2025-2027 gli Enti del Terzo Settore (ETS) avranno a disposizione 141 milioni di euro per proprie iniziative e progetti. A definire il quadro delle risorse finanziarie, nonché la loro ripartizione in base a obiettivi generali e aree prioritarie di intervento è lo schema di atto d’indirizzo firmato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, il 7 agosto 2025 e attualmente al vaglio degli organi di controllo.

Il provvedimento, previsto dagli articoli 72 e 73 del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. n. 117/2017) è stato adottato previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Finalizzato a sostenere il modello di regolazione promozionale alla base del Codice del Terzo Settore, l’atto di indirizzo ha come obiettivo la promozione, attraverso il Fondo per il finanziamento di progetti e di attività di interesse generale nel Terzo Settore, dell’autonoma crescita degli ETS, sia in termini di capacità auto-organizzativa, sia come capacità di incrementare le proprie attività statutarie di interesse generale così da meglio rispondere alle esigenze in arrivo dal contesto di riferimento.

“Gli Enti del Terzo Settore rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro Paese – ha sottolineato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone -; con la loro capacità di costruire reti territoriali, interpretare i bisogni sociali e promuovere inclusione e solidarietà contribuiscono in modo concreto alla coesione delle nostre comunità”.

Le risorse del triennio (141.307.766,49 euro in totale) saranno dedicate al finanziamento degli interventi secondo la seguente ripartizione:

L’atto di indirizzo definisce inoltre la ripartizione regionale delle risorse, assegnate per il 30% del totale a titolo di quota fissa, per il 20% sulla base della popolazione residente al primo gennaio 2025, come da rilevazione Istat e per il 50% sulla base del numero degli ETS iscritti al RUNTS a inizio anno.

Sempre nell’ambito dell’attuazione del Codice del Terzo Settore è stato inoltre firmato il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con cui si dà attuazione all’articolo 96 del D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 117. Oltre al parere del Ministro dell’Interno è stata acquisita il 30 luglio 2025 l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Il decreto, composto da 6 titoli e 23 articoli definisce le forme, i contenuti, i termini e le modalità di esercizio delle funzioni di vigilanza, controllo e monitoraggio sugli ETS, escludendo le imprese sociali e le società di mutuo soccorso. I controlli sono distinti in ordinari, programmati (con cadenza triennale) e straordinari (riservati agli uffici del RUNTS e attivati a seguito di esigenze istruttorie o segnalazioni). Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è vigilante sui soggetti privati autorizzati, con potere di revoca in caso di perdita dei requisiti o inidoneità. Lo stesso decreto definisce inoltre le forme di raccordo con altre amministrazioni interessate, i requisiti e le procedure per individuare le Reti associative nazionali e i CSV da autorizzare all’esercizio dei controlli nonché i criteri per l’attribuzione delle risorse finanziarie legate all’esercizio dei controlli, graduate in relazione alla dimensione economica degli ETS controllati.

L’avvio del primo triennio di controlli sarà definito con un ulteriore decreto ministeriale relativo all’attivazione del sistema informativo dedicato.

Fonte com. Stampa del Min. Lavoro dell’8 agosto 2025

 

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Titolo Ius soli e ius scholae: le strade per essere italiani

Parlare di diritto di cittadinanza significa affrontare un tema complesso, spesso divisivo. Il referendum dell’8 giugno ne è una prova: se sui quesiti legati al diritto del lavoro l’orientamento è stato netto, sulla riforma dell’accesso alla cittadinanza italiana il dibattito ha profondamente diviso l’opinione pubblica.
Questo nonostante le migrazioni facciano parte della nostra realtà da decenni, e migliaia di volontari e associazioni siano quotidianamente impegnati nell’accoglienza, nell’integrazione e nella mediazione culturale. Le incertezze spesso nascono dalla difficoltà di comprendere fenomeni complessi, che suscitano timori e appaiono lontani.
Eppure, una comunicazione più chiara, documentata e priva di semplificazioni potrebbe aiutare a sviluppare consapevolezza e senso critico. Promuovere un’informazione libera e accessibile è essenziale per consentire alle persone di formarsi un’opinione consapevole, al riparo da narrazioni distorte o polarizzanti.
Attualmente, la legge italiana sulla cittadinanza si basa sul principio dello ius sanguinis, secondo cui è cittadino italiano chi nasce da genitori italiani. La normativa consente anche alle persone straniere di ottenere la cittadinanza, purché risiedano legalmente e ininterrottamente in Italia da almeno 10 anni e soddisfino specifici requisiti: conoscenza della lingua italiana almeno di livello B1, reddito adeguato, assenza di condanne penali e di motivi ostativi legati alla sicurezza dello Stato.
Da tempo si discute della necessità di riformare questi criteri, ritenuti troppo rigidi, in risposta a una sensibilità crescente nel Paese, soprattutto tra volontari e associazioni impegnati ogni giorno nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone straniere.
Le idee di riforma che stanno avendo maggiore diffusione sono ispirate a due principi: lo ius soli e lo ius scholae.
In applicazione dello ius soli, acquisirebbero la cittadinanza italiana tutte le persone nate in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Si tratta di un principio giuridico avanzato, in grado di dare piena attuazione al principio di uguaglianza tra le persone. Due bambini nati in Italia avrebbero così gli stessi diritti, a prescindere dalla nazionalità dei genitori. Questo principio contribuirebbe in modo significativo a superare le disuguaglianze che molti minori stranieri subiscono nell’accesso alla scuola, al sistema sanitario e al diritto alla mobilità. È adottato in Paesi con una consolidata tradizione migratoria, come Francia, Stati Uniti e Portogallo.
Lo ius scholae, invece, prevederebbe l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei minori nati in Italia o arrivati entro i 12 anni, legalmente residenti e che abbiano frequentato regolarmente almeno cinque anni di percorso scolastico nel nostro Paese. Si tratta di un principio che collega l’accesso alla cittadinanza a un minimo livello di integrazione sociale, riconoscendo l’impegno del minore e della famiglia in un progetto educativo e di partecipazione alla vita della comunità.
Entrambe le soluzioni rappresenterebbero un’evoluzione significativa del nostro sistema giuridico, favorendo percorsi di integrazione più efficaci. È fondamentale, tuttavia, avviare un confronto sano sul tema dell’immigrazione, dell’accoglienza e della cittadinanza, libero da paure e condizionamenti politici, che spesso presentano le migrazioni come un problema, oscurandone gli aspetti umani, la loro inevitabilità e il ruolo cruciale nello sviluppo sociale ed economico.
Questo è ancora più vero in un contesto come quello italiano, segnato da invecchiamento della popolazione e crescenti disuguaglianze territoriali. Il calo demografico e l’aumento degli anziani pongono sfide rilevanti per il welfare e la coesione sociale. In tale scenario, le persone migranti costituiscono una risorsa preziosa per l’equilibrio complessivo del Paese. In molti Paesi europei, il rafforzamento del volontariato e delle politiche di cittadinanza è parte integrante delle strategie di sviluppo locale e innovazione sociale.
Le associazioni possono svolgere un ruolo chiave di mediazione tra istituzioni e cittadini, favorendo una comprensione più consapevole del fenomeno migratorio e contribuendo alla costruzione di politiche di integrazione moderne, radicate nei territori. È altrettanto urgente un dialogo strutturato con il legislatore, affinché le norme siano frutto di visioni condivise e lungimiranti, e non risposta a emergenze o conflitti ideologici.
di Maurizio D'Ago - Avvocato giuslavorista, dottore in Scienze Storiche

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Giocano, perdono, crollano: la spirale dell’azzardo che ingoia i ragazzi

Cadere nel baratro del gioco d’azzardo è sempre più facile e il web facilita, e spesso promuove, questa dipendenza anche nelle fasce d’età più giovani che si ritrovano, inconsapevolmente, a passare dal gioco ludico a quello d’azzardo. Favorita dall’uso degli smartphone ormai anche in età preadolescienzale e quindi dall’accesso alle app, la dipendenza da gioco tocca ormai anche la fascia d’età che va dai 12 ai 14 anni. Le fragilità in età scolare aumentano e si moltiplicano le famiglie – decine ogni mese – che cercano aiuto.
Le strutture comunali collaborano con iniziative come giocatori anonimi, ma non possono inserire i minorenni segnalati ai Serd. In questo può inserirsi il terzo settore che, con realtà come Finetica Ets, che opera nel campo antiusura ma anche in quello del recupero della legalità attraverso il reimpiego di beni confiscati alla criminalità organizzata, è già avanti in termini di analisi e di prospettive. Dall’educazione finanziaria delle nuove generazioni si parte per la prevenzione, ma non è tutto. Sono già tante, troppe, le famiglie alle prese con minori vittime della dipendenza da gioco d’azzardo e per questo Finetica ha in mente un imponente progetto che potrebbe veder nascere la prima vera struttura di recupero per questa categoria di ragazzi, che spesso passano dalla ludopatia e dalla dipendenza dal gioco d’azzardo all’abuso di alcol e droga e alla violenza. Una spirale che stringe come un vortice e spesso sfocia nella commissione di reati.
Di recente il Ministero ha infatti affidato a Finetica due ville e sette ettari di terreni confiscati nei comuni di Postiglione e Alburni (in provincia di Salerno) e l’idea dell’Ets coordinata da Nello Tuorto è quella di realizzarvi il primo centro residenziale in Italia per minori vittime di ludopatia e dipendenze correlate (azzardo, alcol, droghe, violenza).
«Attualmente esistono solo centri diurni: – spiega Tuorto – e noi intendiamo offrire un percorso completo per il recupero, che includa il supporto alle famiglie disorientate che si ritrovano di fronte all’immensità di un problema del genere quando è già in fase avanzata, ovvero quando i ragazzi sono già costretti a rubare in casa per finanziare le giocate, per ripagare i debiti o, peggio, sono già finiti alla mercé di gruppi criminali. Per mettere in piedi un progetto del genere serve una vasta collaborazione con il coinvolgimento di esperienze e professionalità varie: per questo vorremmo aprire un dialogo con il Csv in modo da coinvolgere altre realtà nella progettazione e realizzazione del centro».
Come altre associazioni ed ets, Finetica aderisce al Movimento SlotMob, attivo dal 2013, che promuove esercizi commerciali che rinunciano all’azzardo, trasformando gli spazi in luoghi di socialità. Nelle settimane scorse, SlotMob ha tenuto una conferenza in Senato rilanciando tre richieste chiave: revisione delle concessioni, divieto totale di pubblicità (sul modello del tabacco), concessioni a enti no-profit. Il gioco in Italia è ormai una “gigantesca sperimentazione sociale” che colpisce i più fragili. Il professor Maurizio Fiasco, che ha relazionato durante la conferenza in Senato, ha mosso una critica alla contraddizione dello Stato italiano che, da un lato, cerca fondi (come l’8 per mille) per combattere le dipendenze, e dall’altro, trae crescenti introiti fiscali proprio da queste stesse dipendenze (gioco d’azzardo, alcol, tabacco, cibi ipercalorici).
«Si parla di una “addiction fiscale” dello Stato, – dalla sintesi della relazione di Fiasco – che si trova in una situazione di “doppio vincolo”: per mantenere il gettito fiscale, deve diffondere e cronicizzare la dipendenza tra i cittadini». I numeri purtroppo parlano da soli: tra il 2004 e il 2024 le giocate sono aumentate del 346 % i e i ricavi dello Stato hanno raggiunto 8,7 miliardi. Oltre 20 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta, di cui 1,5 milioni classificati come “patologici”; la spesa media familiare supera i 5 000 euri annui. In Campania, in particolare, il fenomeno è significativamente acuto. Nel 2023 il totale giocato online pro-capite ha superato i 2 000 euro, con medie di 2 929 euro a Napoli, Salerno e Caserta. Sono numeri che si traducono in gravi conseguenze sociali, economiche e familiari: la Campania registra il maggior numero di pazienti in cura per disturbo da gioco d’azzardo ed è prima in Italia per spesa pro capite per le scommesse.
di Mary Liguori

 

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Incendio Vesuvio, Legambiente:”Spegnere le fiamme e accertare le responsabilità”

“Il Vesuvio brucia, nuovamente- scrive in una nota Mariateresa Imparato presidente Legambiente Campania-mentre arriva l’ennesimo bollettino di ondate di calore e probabili incendiari criminali continuano a colpire. In questo contesto di crisi climatica serve ancora più attenzione e prevenzione. Ora è il momento di mettere tutte le forze in campo per domare le fiamme ed evitare che il fuoco continui a distruggere un ecosistema così importante in termini ambientali, sociali e economici per il nostro territorio. Spente le fiamme sarà il tempo di conoscere le cause effettive, approfondire le responsabilità e rivedere le strategie per adottare un approccio integrato che integri prevenzione, rilevamento, monitoraggio e lotta attiva contro gli incendi. È cruciale rafforzare le attività investigative per individuare i diversi interessi che spingono ad appiccare il fuoco, anche in modo reiterato. L’analisi approfondita dei luoghi colpiti-conclude Imparato- e dei punti d’innesco accertati può costruire una mappa investigativa essenziale per risalire ai responsabili”.

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