ANCHE IN CARCERE SI ACCENDE L’ATMOSFERA DEL NATALE: INCONTRI STRAORDINARI TRA BAMBINI E GENITORI DETENUTI

Scrivendo la letterina di Natale, piuttosto che tradizionali regali a volte si sognano momenti di spensieratezza da trascorrere con mamma e papà: i desideri di alcuni bambini sono stati realizzati. Accade quando le relazioni tra genitori e figli sono più delicate e gli incontri sono più occasionali, come per i familiari dei detenuti. La cura per i contesti carcerari durante questi giorni diventa cruciale e mira a rafforzare le relazioni, lo sviluppo educativo e la tutela dei minori creando esperienze straordinarie.

Oggi –lunedì 22 dicembre – nellaCasa Circondariale di Ragusa, bambini e bambine hanno potuto giocare nel cortile dell’Istituto Penitenziario con i loro genitori detenuti, grazie alle attività pianificate con il Progetto Labirinti. Guidato dall’ente capofila APS Officina SocialMeccanica e selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, il Progetto Labirinti persegue l’obiettivo di concretizzare interventi multidimensionali socio-educativi a supporto dei figli minori di detenuti in diversi territori della Sicilia, non solo a Ragusa, ma anche a Catania, Palermo e Sciacca.

L’istituto penitenziario ragusano per un giorno è diventato uno spazio felice, grazie al gioco i genitori detenuti si sono avvicinati ai loro figli senza le barriere imposte dalla detenzione. Gli operatori del progetto hanno portato un’atmosfera festosa mettendosi in gioco e vestendo gli abiti di elfi, renne e personaggi del Natale. Con letture animate, giochi in cortile e laboratori teatrali hanno dato alle famiglie l’opportunità di sperimentare emozioni, condividere gesti di gentilezza, vivere attimi indimenticabili spaziando con la fantasia tra animali fantastici.

Le attività a Ragusa si sono svolte grazie alla sinergia tra i Clown Dottori di “Ci Ridiamo Sù aps”, “Crisci Ranni aps”; “Facciamo Scuola asd”.

«Abbiamo deciso di costruire questo momento di festa e di gioco per trasformare lo spazio della casa circondariale in uno spazio più a misura di bambino – hanno spiegato i portavoce delle associazioni coinvolte nell’iniziativa – avvicinarsi all’altro con gioiosità e divertimento è stato più semplice, con il racconto abbiamo creato un momento più lento di ascolto e di profonda condivisione.  È stata offerta anche una merenda grazie alla sensibilità di ARD Discount del gruppo ERGON S.p.A. di Ragusa».

Anche a Catania, nell’istituto penitenziario di Piazza Lanza, il 3 e 4 gennaio sono in programma giornate speciali di incontri tra figli e genitori detenuti, con l’accoglienza nello spazio giallo, dove momenti di animazione, letture animate e interattive, creano momenti rituali tra mamme, papà e bambini. In una calda ambientazione natalizia le famiglie potranno scattare una foto ricordo, inoltre a Catania la Befana porterà dei doni ai piccoli ospiti. Le iniziative etnee del progetto Labirinti vedono coinvolti in sinergia l‘associazione capofila Officina SocialMeccanica aps, “Rugby I Briganti asd onlus”; “Ri-mani società cooperativa sociale”.

Le attività di Labirinti in Sicilia culminano così a Natale con iniziative mirate nei diversi territori dedicate a oltre 100 famiglie di detenuti, ma il percorso quotidiano tra genitori e figli continua a Ragusa, a Catania, a Palermo e a Sciacca durante l’intero anno negli spazi gialli e con gli incontri programmati, costruttivi sia per le mamme e i papà detenuti, sia per la crescita dei bambini coinvolti.

Il progetto Labirinti attivo in Sicilia è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

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“Volere Volare Agire”. CSV Napoli presenta l’indagine sul volontariato

“Volere Volare Agire”, un incontro dedicato a esplorare il mondo del volontariato attraverso tre prospettive che si intrecciano. Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dell’Indagine sul volontariato nella città metropolitana di Napoli, realizzata dal CSV Napoli in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, strumento prezioso di conoscenza e analisi del ruolo sociale, civico ed educativo del volontariato sul nostro territorio.

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Caritas: “No all’azzardo per finanziare lo sport. Così si colpiscono i più fragili”

Finanziare lo sport ampliando il ricorso all’azzardo è una scelta che desta forte preoccupazione. A lanciare l’allarme è Caritas Italiana, che interviene duramente contro quanto previsto dall’articolo 36-ter della manovra di bilancio, che introduce la proposta nazionale “Win For Italia Team”, destinando al CONI una quota del prelievo erariale derivante dalla raccolta del gioco d’azzardo

Secondo Caritas, la finalità dichiarata di promuovere e rilanciare la pratica sportiva non può giustificare l’estensione di una pratica che nei territori produce conseguenze sociali gravi, spesso drammatiche. «L’azzardo non è un gioco – sottolinea l’organismo ecclesiale – ma una pratica che genera dipendenza, impoverimento e sovraindebitamento, colpendo in modo particolare persone e famiglie già fragili».

«Legare il sostegno allo sport all’ampliamento dell’azzardo è un vero e proprio cortocircuito culturale e sociale», afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. «Lo sport ha una vocazione educativa, inclusiva e comunitaria, mentre l’azzardo alimenta solitudine, debito e fragilità. Nei nostri Centri di Ascolto incontriamo ogni giorno persone schiacciate dal sovraindebitamento, spesso aggravato proprio dal gioco d’azzardo».

A destare ulteriore scetticismo è la presunta temporaneità della misura. L’esperienza passata, ricorda Caritas, dimostra come interventi presentati come straordinari tendano a diventare strutturali. È già accaduto nel 2009 con l’introduzione delle VideoLottery per finanziare la ricostruzione post-sisma de L’Aquila, così come con la quarta estrazione settimanale del Lotto introdotta per sostenere i territori colpiti dalle alluvioni in Romagna. Misure nate come eccezionali e poi rimaste in vigore per anni.

Particolarmente allarmante è l’impatto sulle fasce più giovani. I dati disponibili evidenziano una crescente esposizione di giovani e minori al gioco d’azzardo, con migliaia di ragazzi già intercettati dai servizi per comportamenti problematici. In questo contesto, associare l’azzardo allo sport rischia di rafforzarne la legittimazione culturale proprio tra chi dovrebbe essere maggiormente tutelato.

Il tema è approfondito anche nel Rapporto Caritas Italiana 2025 su povertà ed esclusione sociale, intitolato “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, che mette in luce il legame sempre più evidente tra dipendenza, indebitamento cronico e nuove forme di povertà, emerse dall’ascolto quotidiano delle persone accompagnate dalla rete Caritas.

«Sostenere lo sport è una priorità – conclude don Pagniello – ma farlo attraverso l’estensione dell’azzardo significa spostare il costo sociale sulle spalle dei più fragili». Da qui l’appello finale a rimettere la tutela delle persone, delle famiglie e delle comunità al centro delle scelte di bilancio, evitando scorciatoie che rischiano di aggravare disuguaglianze e povertà.

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Morra (Anci Campania): “Rivedere i criteri dei Comuni montani si rischia un danno per la Campania”

“Anci Campania rilancia le preoccupazioni espresse dal coordinamento dei Piccoli Comuni, per noi espresse da Stefano Pisani, e da molte realtà associative: la nuova classificazione dei Comuni montani, prevista dalla Legge 131/2025 e demandata al decreto attuativo, non può basarsi esclusivamente su altitudine e pendenza”. Lo ha detto Francesco Morra, presidente di Anci Campania a margine del Comitato Direttivo di ANCI Campania, durante il quale sono arrivati i saluti del presidente nazionale Gaetano Manfredi.

“Un’impostazione così rigida rischia di escludere – ha spiegato Morra in riferimento al tema dei comuni montanti e sulle sollecitazioni del Presidente del direttivo Geppino Parente – molte realtà della Campania interna e dell’Appennino meridionale che, pur a quote non elevate, vivono condizioni di isolamento, spopolamento e carenza di servizi. Chiediamo al Governo di intervenire affinché il decreto tenga conto anche degli indicatori socio-economici e infrastrutturali, garantendo un riconoscimento equo della montanità e l’accesso alle misure di sostegno per tutti i territori realmente svantaggiati”.

“Non c’è solo un tema di risorse, ed il nostro territorio sarebbe eccessivamente penalizzato, ma diminuirebbero i servizi alla persona. Sul tema – ha aggiunto – convocheremo presto altri appuntamenti di Anci Campania, ci coordineremo con le attività parlamentari da alcuni avviate e proveremo a coinvolgere il Presidente della Regione Campania Roberto Fico che sul tema ha sempre manifestato concreta attenzione”.

Per Anci “nella stesura del decreto attuativo, il Governo dovrà stabilire con equilibrio i parametri altimetrici e di pendenza, evitando misure estreme che cancellerebbero di fatto dalla mappa della montagna italiana vaste aree del Mezzogiorno”.

Al tempo stesso, l’associazione ha proposto “di conservare lo storico criterio del ‘totalmente montano’, applicando poi ulteriori indicatori socio-economici e infrastrutturali per modulare l’intensità dei benefici senza alterare il riconoscimento giuridico della montanità, valutando ogni utile deroga e immaginando meccanismi premiali per chi promuove la partecipazione a forme giuridiche come l’ Unione dei Comuni”.

La riunione, dopo la relazione del segretario Nello D’Auria, un’occasione per approfondire diversi temi. In apertura dei lavori è stato osservato un minuto di silenzio per la scomparsa del Sindaco di Pompei.

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8 pranzi, 750 poveri, 300 volontari. Questi i numeri del Natale con la Comunità di Sant’Egidio a Napoli e in Campania.

Il 25 dicembre la Comunità di Sant’Egidio festeggerà il Natale con i poveri che incontra durante tutto l’anno. Sono previsti 8 pranzi, con la partecipazione di oltre 750 poveri: senza fissa dimora, anziani, disabili, bambini, rom, migranti, famiglie povere. Una grande famiglia che festeggia il Natale stringendosi attorno alla Comunità di Sant’Egidio.

Alle 13 nella chiesa di S. Pietro martire, a largo Bonghi, in altri luoghi del Centro Storico, a Fuorigrotta, Scampia, San Giovanni a Teduccio e ad Aversa,  si allestiranno tante tavolate dove siederanno insieme poveri e volontari, e dove si confonde chi serve e chi è servito.

E non mancherà un regalo per ciascuno con il proprio nome scritto sulla busta che verrà consegnato da Babbo Natale. Un dono personalizzato per ricordare che nessuno viene dimenticato.

Tanti volontari provenienti da diversi luoghi della Regione si stanno unendo in questi ultimi giorni di preparazione per dare una mano e trovare un senso al loro Natale.

Nei giorni precedenti e successivi al Natale sono previsti altri pranzi e momenti di festa. Negli istituti per anziani, nei campi rom, nelle scuole della pace i volontari di Sant’Egidio raggiungeranno altri poveri in città, ma anche a Caserta, Salerno e in diversi luoghi della Regione.

Il 24 e il 31 dicembre sono previste delle cene itineranti per i senza fissa dimora.

Il 22 dicembre, invece nel carcere di Poggioreale, ci sarà un grande pranzo per 150 detenuti a cui parteciperà il sindaco Gaetano Manfredi, mentre il 29 dicembre nel carcere di Secondigliano ci sarà un altro pranzo con la partecipazione del cardinale don Mimmo Battaglia.

Infine, il 1 gennaio, Giornata mondiale per la pace, al termine della Santa Messa delle 11, celebrata da don Mimmo Battaglia, sul sagrato del Duomo verranno ricordati i nomi dei Paesi in guerra, con alcune testimonianze di chi proviene da luoghi di dolore.

Un Natale di solidarietà che sarà un segno di speranza in un tempo difficile, segnato dall’aumento della povertà, dalle guerre e da una grande solitudine che colpisce tanti.

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“A misura di bambino”: la campagna della Chiesa di Napoli ETS per l’infanzia e la pace, da Napoli alla Palestina

Negli ultimi anni la Chiesa di Napoli, sotto la guida dell’arcivescovo don Mimmo Battaglia, ha intrapreso un cammino chiaro e deciso, scegliendo di porre l’infanzia, l’educazione e la tutela dei minori tra le priorità del proprio impegno sociale e pastorale. Questa visione nasce dalla consapevolezza che la carità non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma deve tradursi in progetti strutturati e reti durature. L’obiettivo è rispondere concretamente a esigenze di giustizia, inclusione sociale e promozione umana, restituendo dignità e futuro alle fasce più fragili della nostra città.

Per conferire forza, trasparenza e sostenibilità a questa missione è nato il ramo ETS, l’Ente del Terzo Settore dell’Arcidiocesi. Questo strumento operativo coordina le opere educative e caritative, incarnando i valori dell’accoglienza e trasformando la fede in una tangibile responsabilità sociale. In un tempo storico segnato da fragilità economiche, conflitti e solitudini, l’ETS propone un nuovo modo di operare nel sociale, fondato sulla partecipazione diffusa e sulla condivisione del bene comune, poiché non può esistere solidarietà senza comunità, né comunità senza una cura costante per i più piccoli.

Da queste premesse nasce “A misura di bambino“, un progetto pensato per restituire l’infanzia a chi l’ha perduta. Non si tratta di un’iniziativa episodica, bensì di una strategia capillare che mira a creare un’alleanza permanente tra cittadini, scuole, aziende, parrocchie ed enti. È un modello che unisce la forza della carità alla concretezza della progettualità, basato sulla convinzione che la pace non si costruisca nei palazzi del potere, ma nei cuori delle persone, e che i primi costruttori di pace siano proprio i bambini.

“A misura di bambino” non è soltanto un progetto di aiuto materiale, ma un percorso di consapevolezza collettiva e una proposta di pedagogia della pace che, partendo dai più piccoli, intende coinvolgere e responsabilizzare il mondo degli adulti. Si è deciso di partire con questa iniziativa valicando i confini locali per abbracciare una terra ferita e resiliente: la Palestina. A seguito di un proficuo confronto con il Patriarca di Gerusalemme, l’ ETS ha scelto di sostenere i bambini palestinesi costruendo ponti di fraternità. Il progetto prevede la riqualificazione di spazi educativi e ricreativi in collaborazione con le comunità locali e le scuole parrocchiali, oltre alla fornitura di materiali scolastici, alimentari e sanitari per i minori più vulnerabili.

Per sostenere queste attività è necessario strutturare un sistema solido di alleanze. Il progetto si realizza grazie a un modello partecipativo aperto a tutti, dove ogni contributo diventa una carezza concreta sotto forma di un pasto, un farmaco o un quaderno. I cittadini possono donare online tramite il sito ufficiale, via app di pagamento o con bonifico bancario; le scuole e le parrocchie sono chiamate a diventare luoghi di sensibilizzazione, mentre le aziende e gli enti possono aderire come sponsor o partner solidali. A supporto della raccolta è stato realizzato uno spot generato con l’AI e una grafica dedicata.

“A misura di bambino” vuole essere un contenitore strategico capace di trasformare il patrimonio più prezioso della città, ovvero la solidarietà, in azioni misurabili e replicabili. L’ambizione è rendere Napoli non solo una città del cuore, ma una capitale della speranza che agisce da ponte tra le periferie del mondo e il centro della dignità umana.

Per chi desidera contribuire, è possibile effettuare una donazione libera tramite la sezione “Dona ora” sul sito della Chiesa di Napoli o tramite bonifico bancario intestato ad Arcidiocesi di Napoli– Progetto “A misura di bambino”.

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