Si va avanti fino al 27 ottobre, con i blocchi stradali – pacifici – degli autotrasportatori in Campania e nel resto del Sud (Sicilia a parte), che stanno incontrando un appoggio quasi collettivo, nonostante gli inevitabili disagi provocati dalla mancata distribuzione di beni alimentari e carburante. Nelle ultime ore iniziano inoltre a sorgere difficoltà anche nel reperimento di farmaci. Non tutti però sono concordi, al momento, all’interno della categoria, anzi: undici associazioni nazionali (Anita, Cna Fita, Confartigianato, Assotir, Fai, Fedit, Fiap, Sna, Confcooperative, Legacoop, Unatras) dell’autotrasporto, da ieri, dopo l’incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, dicono basta ai blocchi di comitati spontanei e comitati di base di autotrasportatori. Secondo queste sigle rappresenta un segnale positivo l’apertura del dialogo dell’esecutivo con la categoria, a fronte di una forma di protesta che «non produce alcun risultato, danneggia gravemente la categoria e finisce per compromettere ulteriormente la già delicata situazione economica» .Una rottura che viene plasticamente confermata dai momenti di tensione registrati al presidio degli autotrasportatori in zona Gianturco, a Napoli Est: sono stati forati gli pneumatici ai tir dei camionisti intenzionati a tornare al lavoro, interrompendo lo sciopero, al punto che è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
L’APPELLO DELL’ANCI- Sul fronte delle amministrazioni locali, ANCI Campania ha formalmente rappresentato ai Prefetti delle cinque province campane la situazione di crescente difficoltà che stanno vivendo numerosi Comuni, a seguito delle mobilitazioni nel settore dell’autotrasporto e della logistica e delle ripercussioni sull’approvvigionamento dei carburanti e sulla distribuzione dei beni essenziali. Con una nota ufficiale, il presidente Francesco Morra ha richiamato l’attenzione sulle numerose segnalazioni pervenute da sindaci e amministrazioni comunali: le difficoltà riguardano la raccolta dei rifiuti urbani, con la chiusura temporanea di alcune isole ecologiche e il rischio di ripercussioni sul servizio porta a porta, soprattutto per la frazione organica, ma anche l’approvvigionamento delle derrate alimentari per le mense scolastiche, il trasporto degli alunni e delle persone fragili, l’assistenza domiciliare e le attività della Polizia Locale e della Protezione civile. «Non si tratta di criticità soltanto potenziali, ma di situazioni che stanno già incidendo concretamente sulla capacità dei Comuni di assicurare la regolare erogazione dei servizi ai cittadini», si evidenzia nella comunicazione trasmessa ai Prefetti. ANCI Campania ha quindi proposto l’attivazione urgente di un tavolo di coordinamento istituzionale presso le Prefetture, con il coinvolgimento dei Comuni, degli enti competenti e dei rappresentanti dell’autotrasporto, della distribuzione dei carburanti, della logistica e della gestione dei rifiuti, per definire priorità nei rifornimenti ai mezzi comunali e ai gestori dei servizi essenziali. «Comprendiamo le difficoltà che stanno attraversando gli operatori dell’autotrasporto e siamo consapevoli delle problematiche che interessano il settore. Allo stesso tempo, riteniamo necessario assicurare la continuità dei servizi fondamentali per le nostre comunità», dichiara Morra.
NAPOLI E BARI- Preoccupazione condivisa anche dai sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, che in una nota congiunta, dopo aver preso atto degli impegni annunciati dal Governo, chiedono un intervento urgente: «La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore». I due primi cittadini segnalano prodotti che non raggiungono le piattaforme di distribuzione, scaffali dei supermercati sempre più vuoti e difficoltà che cominciano a interessare la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano. «Chiediamo al Governo e al ministro Salvini di anticipare il confronto previsto per il 27 perché rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti. Comprendiamo le ragioni di chi protesta contro costi ormai insostenibili. Al contempo non possiamo permettere che a pagarne le conseguenze siano intere comunità».
di Nicola Sellitti
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