Ballare per tornare a sentirsi viva, come atto di libertà e riscatto da un passato violento da dimenticare. È quello che è successo a Inna Kyrylyuk, 59 anni, cittadina ucraina della zona est di Napoli, che per venti anni ha subito ogni tipo di abuso dal suo carnefice, fino all’incontro con il Centro anti-violenza della VI Municipalità cittadina, dove è stata accolta e presa in carico dalle professioniste dell’associazione Le Kassandre. Per donne come lei, ormai da circa 21 anni, l’organizzazione di promozione sociale con sede a Ponticelli, mette in campo una serie di azioni di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. L’ultima iniziativa, giunta alla sua terza edizione, è stata finanziata dalla Fondazione Alta Mane Italia e prevede due laboratori artistici, uno di danza e uno di canto, a cui parteciperanno donne del territorio, tra cui vittime di violenza. È proprio a questo progetto che ha preso parte oltre 2 anni fa Inna: «Dopo anni di violenze, mi sentivo in gabbia, non riuscivo neanche più a comunicare, a parlare. Odiavo il mio compagno e ho finito per odiare anche Napoli, perché lui era tutto quello che conoscevo di questa città – racconta la donna – Poi, mi sono iscritta al progetto de Le Kassandre; da lì la mia vita ha incominciato a cambiare, non avevo più bisogno di verbalizzare, parlavo con il corpo». Per lei inizia la liberazione, a partire proprio dalla danza: il percorso di fuoriuscita dalla violenza parte da dentro ma passa anche per l’esterno. «Pur non essendo esperta di ballo, sono riuscita, per la prima volta in vita mia, ad esprimermi liberamente, mi sono riscoperta, la mia autostima ne ha guadagnato» dice.
Fondamentale è stato il confronto con le esperienze delle altre donne, che, come lei, hanno ritrovato in sé una forza e un coraggio che non sapevano neanche di avere. E sono state moltissime le “cenerentole” sostenute, in questi anni, da Le Kassandre attraverso il Centro anti-violenza (gestito per il Comune di Napoli nella IV e VI Municipalità) e lo Sportello di accoglienza: ad accompagnarle in percorsi di valorizzazione e ad offrire consulenza legale e psicologica, orientamento al lavoro, gruppi di supporto e auto-aiuto, c’è una èquipe di psicologhe, psicoterapeute, avvocate, counselor e insegnanti, affiancate da volontarie e tirocinanti. Nel 2025, sono state 66 complessivamente le donne accolte, con una età media di 42 anni: ancora troppe (38) sono disoccupate, altre lavorano stabilmente (23), mentre una piccola parte svolge lavori saltuari, studia o è in pensione. Stando ai dati snocciolati dall’associazione – guidata da Marianna Hasson e dal 2010 parte della rete nazionale del “1522” – di queste, la maggior parte è vittima di violenza psicologica (58) e fisica (49), oltre che economica (26), componente che resta molto forte nella periferia orientale della città. Perché queste donne riescano a rialzarsi è necessario che siano in grado di ricreare un rapporto di fiducia, prima di tutto con se stesse. Ed è qui che entrano in gioco i percorsi di arte di comunità del progetto “Koreie”. In partenza a marzo, in due location del centro storico, i nuovi laboratori: quello di danza e coreografia, condotto da Diana Magri (in programma il lunedì dalle 15 alle 18, presso La Serra Art & Theater Nursery) e quello di canto e coro multietnico, condotto da Valentina Conte (il mercoledì dalle 15 alle 17, presso Trail Music Lab). «In questi incontri – spiega la psicologa e danzatrice Diana Magri – l’espressione artistica diventa strumento di autonomia, promozione dell’empowerment femminile e creazione collettiva di un messaggio di emancipazione, non solo personale ma anche collettivo».
Grazie a questi momenti condivisi, queste persone fanno squadra, socializzano, escono dall’isolamento, creano una appartenenza e un legame. «Si aprono nuovi spazi di rappresentazione di sé che danno forma a una immagine del tutto nuova da quella mortificante in cui erano abituate a vedersi, un’immagine capace di valorizzare se stesse e la propria capacità emozionale ed espressiva», sottolinea la dottoressa Magri, che coordina il progetto. Entrambi i percorsi coinvolgeranno per sei mesi, in maniera trasversale, donne di ogni origine e cultura provenienti da tutto il territorio di Napoli. La donna è dunque la protagonista assoluta del progetto, insieme all’arte intesa come presa di coscienza di sé e momento di riscoperta che può fare la differenza. I laboratori si concluderanno con uno spettacolo musicale che vedrà in scena le 25 partecipanti al progetto, libere e finalmente consapevoli del proprio valore, perché come dice Inna: «Ballare è un po’ come tornare a vivere». Per ulteriori informazioni, si può contattare l’associazione Le Kassandre all’indirizzo infolekassandre@gmail.com.
di Maria Nocerino
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