Corso di formazione gratuito “Le tecniche negoziali per il Terzo Settore”

Le tecniche negoziali sono divenute, nel tempo, una risorsa sempre più imprescindibile del Terzo settore, sia in una ottica di visuale interna che esterna. Il non profit ha progressivamente ampliato la propria condotta relazionale, aprendosi ad ambiti (e, dunque, motivazioni, procedure ed obiettivi) un tempo sconosciuti e ora strettamente necessari per la stessa azione istituzionale dell’ambito.

Questo nuovo corso promosso da CSV Napoli offrirà ai discenti una panoramica auto-formativa ed immediatamente spendibile del tema negoziale, che spieghi il tono più efficace da utilizzare nelle diverse occasioni relazionali per facilitare il dialogo del Terzo settore con imprese, enti pubblici e società civile. Il tutto, all’interno di una cornice formativa in cui alla teoria si affiancherà la pratica.

Il corso partirà venerdì 30 settembre e gli incontri sono gratuiti. Per partecipare è necessario compilare l’apposito form online, entro e non oltre il 19 settembre, accedendo direttamente all’Area Riservata, registrando la propria anagrafica e quella del proprio ente (se non già censiti).

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IoGiocoDavvero: ancora pochi giorni per partecipare al bando lanciato dalla Chiesa Avventista

Rimangono pochi giorni per partecipare a IoGiocoDavvero, la seconda edizione del bando lanciato dalla Chiesa Avventista per cofinanziare in crowdfunding progetti volti a promuovere lo sport e uno stile di vita sano tra gli under 25: entro le ore 12.00 del 13 settembre 2022, le Associazioni Sportive Dilettantistiche presenti su tutto il territorio nazionale potranno candidare la propria idea tramite il network dedicato su Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation.

Dopo una fase di selezione, i progetti più meritevoli potranno accedere all’opportunità di cofinanziamento. Le Associazioni selezionate parteciperanno alla formazione sui temi del crowdfunding e della comunicazione svolta da Produzioni dal Basso, dopodiché lanceranno la loro raccolta fondi: se raccoglieranno il 50% del budget stabilito in crowdfunding, saranno cofinanziati dalla Chiesa Avventista per il restante 50%, con un’erogazione dell’8×1000 gestito dalla Chiesa che ha stanziato un fondo di 20.000€ per questa iniziativa.

Mettere i giovani al centro, del resto, è sempre stata una priorità per la Chiesa Avventista, impegnata in numerose iniziative per promuovere uno stile di vita sano, con campagne di sensibilizzazione contro le dipendenze, seminari su cibo e alimentazione, checkup sanitari gratuiti offerti alla cittadinanza, sostegno ad altri enti del terzo settore, oltre ad una nutrita attività  editoriale a favore di un’informazione scientifica e rigorosa.

L’impegno della Chiesa Avventista nasce per offrire una risposta concreta a una situazione che, tra i giovani, oggi purtroppo è sempre più comune: il numero dei ragazzi con problemi di salute legati alla sedentarietà e a un’alimentazione scorretta è in costante ascesa e, secondo i dati raccolti dall’Italian Obesity Barometer, ben il 24% dei bambini e degli adolescenti italiani in sovrappeso.

Un problema che deve essere affrontato con determinazione, anche perché può comportare l’insorgere di patologie più gravi, il che si traduce nella necessità  di maggiori cure e, di conseguenza, nel sovraccarico del Sistema Sanitario Nazionale. Partecipando a IoGiocoDavvero si potrà offrire ai giovani un’opportunità di cambiamento tramite lo sport, il gioco e il divertimento, regalando loro una vita più sana e un futuro migliore.

Per maggiori informazioni: https://www.produzionidalbasso.com/network/di/chiesa-avventista#chiesa-avventista-initiative

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Aumentano gli infortuni sul lavoro, in calo il numero di decessi

Nella sezione “Open data” l’Inail rende disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di luglio.
L’istituto- secondo quanto evidenziato dal portale di informazione redattore sociale-  sottolinea che “gli open data pubblicati sono provvisori e il loro confronto richiede cautele, in particolare rispetto all’andamento degli infortuni con esito mortale, soggetti all’effetto distorsivo di ‘punte occasionali’ e dei tempi di trattazione delle pratiche. Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Istituto, sarà quindi necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2022, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia”.

Nel sottolineare, ancora, che “il confronto tra i primi sette mesi 2021-2022 potrebbe rivelarsi poco attendibile rispetto al trend che si delineerà nei prossimi mesi (per un’analisi più indicativa dell’andamento infortunistico, infatti, sarà necessario attendere un lasso di tempo maggiore, anche per tener conto di eventuali ritardi nelle denunce di infortunio, in particolare di quelle con esito mortale e da contagio da Covid-19)”, l’Inail evidenzia tuttavia che nei primi sette mesi del 2022 si registra, rispetto all’analogo periodo del 2021, un deciso aumento delle denunce di infortunio in complesso (dovuto in parte al più elevato numero di denunce di infortunio da Covid-19 e in parte alla crescita degli infortuni “tradizionali”), un calo di quelle mortali (per il notevole minor peso delle morti da contagio) e una crescita delle malattie professionali.

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di luglio sono state 441.451, in aumento del 41,1% rispetto alle 312.762 dei primi sette mesi del 2021 (+52,8% rispetto alle 288.873 del periodo gennaio-luglio 2020 e +16,6% rispetto alle 378.671 del periodo gennaio-luglio 2019).
I dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale per i primi sette mesi del 2022 un incremento rispetto al pari periodo del 2021 sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 273.282 del 2021 ai 392.516 del 2022 (+43,6%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un aumento del 23,9%, da 39.480 a 48.935.

Nello scorso mese di luglio il numero degli infortuni sul lavoro denunciati ha segnato un +38,8% nella gestione Industria e servizi (dai 265.499 casi del 2021 ai 368.545 del 2022), un -4,2% in Agricoltura (da 15.450 a 14.798) e un +82,7% nel Conto Stato (da 31.813 a 58.108). Si osservano incrementi generalizzati degli infortuni in occasione di lavoro in quasi tutti i settori produttivi, in particolare nella Sanità e assistenza sociale (+143,4%), nel Trasporto e magazzinaggio (+137,1%) e nelle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+85,2%).
L’analisi territoriale evidenzia un incremento delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese: più consistente nel Sud (+58,1%), seguito da Isole (+54,3%), Nord-Ovest (+48,6%), Centro (+44,0%) e Nord-Est (+23,6%). Tra le regioni con i maggiori aumenti percentuali si segnalano principalmente la Campania (+105,5%), la Liguria (+69,6%) e il Lazio (+66,6%).

L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2022 e il 2021 è legato sia alla componente femminile, che registra un +67,1% (da 112.829 a 188.509 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +26,5% (da 199.933 a 252.942). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+44,1%), sia quelli extracomunitari (+28,8%) e comunitari (+23,6%). Dall’analisi per classi di età emergono incrementi generalizzati in tutte le fasce. Quasi la metà dei casi confluisce nella classe 40-59 anni.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro lo scorso mese di luglio sono state 569, 108 in meno rispetto alle 677 registrate nei primi sette mesi del 2021 (-16%), sintesi di un decremento delle denunce nel quadrimestre gennaio-aprile (-28,7%) e di un incremento nel trimestre maggio-luglio (+9,8%), nel confronto tra i due anni. Rispetto al periodo gennaio-luglio 2020 (716 decessi) si registrano 147 casi in meno, mentre nel confronto con il periodo gennaio-luglio 2019 (599 decessi) si rileva una riduzione di 30 decessi.
A livello nazionale i dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano, pur nella provvisorietà dei numeri, un incremento per i primi sette mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021, solo dei casi in itinere, passati da 134 a 157, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono scesi da 543 a 412. Il calo ha riguardato l’Industria e servizi (da 565 a 480 denunce), l’Agricoltura (da 76 a 68) e il Conto Stato (da 36 a 21).

Dall’analisi territoriale emerge un incremento di 12 casi mortali nelle Isole (da 40 a 52) e un decremento di 78 casi al Sud (da 192 a 114), di 21 nel Nord-Ovest (da 169 a 148), di 12 nel Nord-Est (da 147 a 135) e di nove al Centro (da 129 a 120). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano la Toscana, il Veneto e la Sardegna (+7 casi mortali ciascuna), la Calabria (+6) e la Sicilia (+5). I maggiori decrementi, invece, sono in Campania (-30), Puglia (-24) e Abruzzo (-18).
Il calo rilevato nel periodo gennaio-luglio 2022 rispetto ai primi sette mesi del 2021 è legato sia alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 610 a 507, sia a quella femminile, che passa da 67 a 62 casi. In diminuzione le denunce dei lavoratori italiani (da 582 a 459 decessi), in aumento quelle dei comunitari (da 22 a 31) e degli extracomunitari (da 73 a 79). Dall’analisi per classi di età, da segnalare gli aumenti dei casi mortali nella fascia 30-44 anni (da 106 a 140 casi) e i decrementi tra gli over 44 anni (da 515 a 372).

Al 31 luglio di quest’anno risultano 10 incidenti plurimi avvenuti nei primi sette mesi, per un totale di 22 decessi, tutti stradali. Nel periodo gennaio-luglio 2021, invece, gli incidenti plurimi erano stati 11, per un totale di 27 decessi, dei quali 17 stradali.

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sette mesi del 2022 sono state 36.163, in aumento di 2.298 casi (+6,8%) rispetto allo stesso periodo del 2021 (10.958 casi in più, per un incremento percentuale del 43,5%, rispetto al pari periodo del 2020 e 2.338 malattie denunciate in meno, con una riduzione del 6,1%, rispetto al periodo gennaio-luglio 2019).
I dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno mostrano un aumento per i primi sette mesi di quest’anno delle patologie denunciate rispetto allo stesso periodo del 2021 nelle gestioni Industria e servizi (+6,7%, da 27.812 a 29.679 casi) e Agricoltura (+7,8%, da 5.730 a 6.179) e un calo nel Conto Stato (-5,6%, da 323 a 305). L’analisi territoriale evidenzia un incremento nel Nord-Ovest (+11,0%), nel Sud (+10,2%), nel Centro (+6,8%), nelle Isole (+2,9%) e nel Nord-Est (+2,8%).

In ottica di genere si rilevano 2.104 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 24.679 a 26.783 (+8,5%), e 194 in più per le lavoratrici, da 9.186 a 9.380 (+2,1%). Nel complesso, l’aumento ha interessato le denunce dei lavoratori italiani, passate da 31.368 a 33.401 (+6,5%), degli extracomunitari, da 1.717 a 1.848 (+7,6%) e dei comunitari, da 780 a 914 (+17,2%).
Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi sette mesi del 2022, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle malattie del sistema respiratorio.

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Clima torrido e caldo mortale, i numeri di un’estate che resterà nella storia

Sono i numeri di una guerra, quelli che ci riportano le cronache di questa estate anomala. Da nord a sud del Paese, i rotocalchi locali raccontano di una vera e propria strage avvenuta sulle nostre spiagge, in concomitanza delle ondate di calore. Sono 733 i decessi per il caldo, nelle sole prime due settimane di luglio, nelle 33 città monitorate dal Ministero della Salute, all’origine del brusco incremento del 21% della mortalità. L’Italia, già oggi, presenta il più alto rischio di mortalità aggiuntiva legato alle ondate di calore e all’aumento complessivo delle temperature, all’interno della ristretta cerchia dei paesi avanzati. Secondo le stime recenti, in Italia, nei prossimi decenni, i giorni di ondate di calore potrebbero aumentare considerevolmente, passando dai 10 giorni del 1990 fino a 250 giorni all’anno entro il 2100, secondo lo scenario di maggiore aumento delle emissioni di gas serra in atmosfera. Dal 1999 al 2018, l’Italia ha registrato 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi, risultando così il 26° Paese più colpito al mondo. L’Europa tutta sta facendo i conti, ormai da tempo, con le conseguenze del cambiamento climatico. Negli ultimi quattro decenni, tra le 76.000 e le 128.000 persone sono morte a causa delle ondate di caldo. L’estate appena trascorsa, però, ha fatto segnare preoccupanti numeri da record.

In Germania, nelle due settimane tra l’11 e il 24 luglio, i morti in più sono stati 5.093. Di questi, circa 3.200 sono concentrati nella settimana del 18 agosto, quando il caldo ha raggiunto il suo picco massimo con i 40,1°C di Amburgo, un’anomalia termica di +10-12°C rispetto alla media climatica di riferimento per il periodo. Nello stesso periodo, in Spagna si sono contati 5.194 decessi, maggiormente raggruppati durante la settimana dell’11 luglio, quando in molte località il termometro si è attestato sui 40-45°C. Esiste, secondo la comunità scientifica tutta, una chiara correlazione tra cambiamento climatico ed eventi climatici estremi, il 68% dei quali è stato reso più probabile o più intenso dal riscaldamento globale. Solo le ondate di calore rappresentano il 43% di tutti gli eventi climatici estremi. Secondo i dati dell’AEA (Agenzia europea dell’ambiente), il caldo è il disastro naturale più mortale in Europa, ma soprattutto uno dei fattori di rischio più sottovalutati. A temere il caldo killer non sono solo anziani, bambini e bagnanti. Ad essere maggiormente esposti ai rischi legati al caldo sono proprio i lavoratori, categoria alla ricerca di maggiori tutele dai rischi per la salute, anche dalle ondate di calore. Studi dell’Oms hanno dimostrato che, quando si lavora a temperature superiori ai 30°, il rischio di incidente sul lavoro aumenta dal 5 al 7% e sopra i 38°, dal 10 al 15%. Ad oggi, solo 6 Paesi europei hanno varato leggi che regolano la materia. In Ungheria, ad esempio, al di sopra dei 31° non è consentito lavorare. In Belgio, il limite consentito è 29°; in Spagna è 27°, ma solo per alcune categorie lavorative. In Lettonia e Slovenia non si lavora se la temperatura supera i 28° all’interno. In Montenegro, i 28° all’esterno.

Giunge unanime la richiesta da parte dei sindacati europei di dotare tutti i Paesi UE di una legislazione che determini la temperatura massima consentita nei luoghi di lavoro, che tenga conto delle categorie lavorative e delle condizioni in cui si opera. Da quanto emerge da uno studio dell’agenzia Eurofound, il 23% di tutti i lavoratori nell’UE è stato esposto a temperature elevate almeno una volta su quattro. Questo dato sale al 36% nel settore agricolo e industriale e al 38% in edilizia. “I lavoratori sono in prima linea nella crisi climatica ogni giorno e hanno bisogno di protezione per far fronte al pericolo sempre crescente delle temperature estreme”, ha dichiarato il vice segretario generale della CES (Confederazione europea dei sindacati) Claes-Mikael Stahl, che aggiunge “Le ondate di calore possono essere fatali per le persone che lavorano non protette dal sole, come abbiamo già visto in Spagna quest’estate”. “I politici non possono continuare a ignorare il pericolo per i nostri lavoratori più vulnerabili dalla comodità dei loro uffici climatizzati”, conclude Stahl. Si infiammano anche gli spiriti in questa estate torrida.

di Valerio Orfeo

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La campagna di WWF per fermare la mattanza di lupi nel nostro Paese

Lupi alpini: 950 esemplari. Lupi appenninici: 2.400. Questo è lo stato di conservazione di questa specie, oggi. Cosìì WWF Italia lancia una raccolta firme  per fermare l’uccisione dei lupi. “Ogni anno cacciatori e bracconieri – si legge nell’appello-  uccidono dai 200 ai 400 lupi, solo in Italia. Bracconaggio e mortalità accidentale continuano a uccidere centinaia di lupi ogni anno, e l’ibridazione con il cane mette a repentaglio l’integrità genetica della specie. Aiutaci a fermare questo massacro ingiustificato, mobilitati al nostro fianco!

I numeri di oggi sono migliori rispetto al picco peggiore mai raggiunto – quello degli anni 70 quando in tutto il nostro territorio si contavano solo 100 lupi rimasti – ma ancora si contano sulla dita. Non possiamo certo considerare una specie fuori pericolo, anche perché i lupi sono minacciati costantemente.Nonostante non rappresentino più una minaccia diretta per l’uomo (l’ultimo attacco ad un uomo risale al 1825) sono tuttora perseguitati brutalmente. Ogni anno, si stima che tra i 200 e i 500 lupi muoiono uccisi da fucilate, veleno, trappole e lacci.

Noi del WWF siamo in campo ogni giorno, da anni, per proteggere questi meravigliosi animali, anche attraverso l’azione dei nostri volontari che si sono impegnati sul campo per portare avanti un monitoraggio nazionale del lupo, ma anche e soprattutto per promuovere la convivenza tra questo predatore, l’uomo e le sue attività. Ridurre i conflitti e i danni al bestiame è la via per trovare una possibile convivenza, in cui noi crediamo fortemente. Unisci il tuo nome al nostro per dire NO al massacro dei lupi, e SÌ a una convivenza in armonia”.

Ecco il link per aderire alla campagna

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