Il futuro che vorrebbero i ragazzi: al via la consultazione pubblica dell’Autorità garante 

“Che futuro vorresti?”. È la domanda che l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza rivolge, a partire da oggi, ai ragazzi tra i 12 e i 18 anni attraverso una consultazione pubblica intitolata “Il futuro che vorrei”. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il sito Skuola.net.  

“Sono convinta che i minorenni debbano contribuire in modo concreto alla costruzione del loro futuro, anche esprimendo direttamente quali sono le loro idee e in che modo vorrebbero fossero attuate”, afferma l’Autorità garante Carla Garlatti. “Per questo motivo ho voluto fortemente questa consultazione, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi uno strumento concreto di partecipazione e di raccogliere suggerimenti e idee che possano essere poi trasformati in raccomandazioni da indirizzare alle istituzioni per cercare di orientare, quanto più possibile, le scelte dei decisori politici”. 

Il questionario è stato messo a punto in collaborazione con la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità garante, un organismo consultivo costituito da minorenni tra i 14 e i 17 anni, con il supporto di un esperto.  Si tratta di un insieme di domande ripartite in sei grandi capitoli: “Cosa penso del futuro”, “Come vedo il futuro del mondo”, “Come vedo io mio futuro”, “Costa sto facendo per il mio futuro”, “Cosa fa o dovrebbe fare lo stato per un futuro migliore” e “Cosa devono o dovrebbero fare l’Europa e gli organismi internazionali per il futuro”.   

“Il futuro che vorrei” replica l’esperienza positiva della precedente consultazione “La scuola che vorrei” dell’Autorità garante, che ha coinvolto nel 2021 10 mila studenti e che è stata portata da Carla Garlatti nei giorni scorsi all’attenzione del ministro Giuseppe Valditara. 

https://www.skuola.net/scuola/il-futuro-che-vorrei-consultazione-agia.html

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“Creature straordinarie, per una comunità educante”: nel Duomo di Napoli si celebra Sant’Antonio Abate

Il 17 gennaio, alle 17, in occasione della festività liturgica di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali domestici, il Duomo di Napoli ospiterà un incontro che inviterà a riflettere sulla bellezza del creato. Nello specifico, sì discuterà, in particolare, sul rapporto tra esseri umani ed animali e sull’importanza della pet-therapy ai giorni nostri. Per l’occasione, il parroco della Chiesa Cattedrale don Vittorio Sommella, ha chiesto la partecipazione all’evento ad istituzioni, esperti ed artisti, per confrontarsi e progettare una comunità educante nel rispetto di tutte le creature. L’incontro prenderà il via con i saluti di Maura Striano, assessora all’istruzione e alla famiglia del Comune di Napoli; Maria Caniglia, presidente della IV Municipalità, Paola Filardi e Antonio Raio, rispettivamente delle associazioni Agorà e “A Forcella”. Punto focale dell’appuntamento sarà la benedizione degli animali, antica tradizione praticata anche dal popolo napoletano nel corso dei secoli, che verrà celebrata dall’Arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia.

Seguiranno, una riflessione e un confronto con Francesca Marone dell’ Università degli Studi Federico II – Dipartimento Studi Umanistici e Osservatorio sulla Governance per l’educazione al Patrimonio culturale OGEP3 UNINA; Antonio Santaniello dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni animali; e Mauro Maurizio Palumbo, curatore della Chiesa Cattedrale – Duomo di Napoli. In programma, un incontro ad hoc, un dialogo tra fede, arte e scienza, che mira ad educare le donne e gli uomini del futuro alle bellezze e alle meraviglie del creato. L’evento si concluderà  all’esterno del Duomo, sul sagrato, con una sorprendente performance dedicata alle bambine e ai bambini che verranno, cui prenderanno parte gli artisti Lucia Distico, Gianni Della Gatta e Shayla Nistorov.

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Arresto Messina Denaro, don Luigi Ciotti: «Notizia di cui essere felici, ma le mafie non sono soltanto i loro capi»

«Abbiamo appena ricordato il trentesimo anniversario dell’arresto di Totò Riina- scrive don Luigi Ciotti sul potale di Libera- e oggi ci arriva la bella e confortante notizia dell’arresto, dopo trent’anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro, una notizia di cui essere felici ed è giusto, anzi doveroso, il riconoscimento alle Forze di polizia e alla Procura, che per tanti anni, con sforzo e impegno incessanti, anche a costo di sacrifici, hanno inseguito il latitante.

Ciò che però un po’ preoccupa è rivedere le stesse scene e reazioni di trent’anni fa: il clima di generale esultanza, l’unanime plauso dei politici, le congratulazioni e le dichiarazioni che parlano di “grande giorno”, di “vittoria della legalità” e via dicendo. Non vorrei si ripetessero pure gli errori commessi in seguito alla cattura di Riina, e di Provenzano. Le mafie non sono riducibili ai loro “capi”, non lo sono mai state e oggi lo sono ancora di meno, essendosi sviluppate in organizzazioni reticolari in grado di sopperire alla singola mancanza attraverso la forza del sistema. Sviluppo di cui proprio Matteo Messina Denaro è stato promotore e protagonista, traghettando Cosa Nostra dal modello militare e “stragista” di Riina a quello attuale, imprenditoriale e tecnologico capace di dominare attraverso la corruzione e il “cyber crime” riducendo al minimo l’uso delle armi.

La sua latitanza- prosegue don Ciotti su libera.it- è stata accompagnata anche dalla latitanza della politica indirettamente complice di quella di Messina Denaro: la mancata costruzione, in Italia come nel mondo, di un modello sociale e economico fondato sui diritti fondamentali – la casa, il lavoro, la scuola, l’assistenza sanitaria – modello antitetico a quello predatorio che produce ingiustizie, disuguaglianze e vuoti di democrazia che sono per le mafie di tutto il mondo occasioni di profitto e di potere. Ci auguriamo che all’arresto segua una piena confessione e collaborazione con la magistratura, che il boss di Cosa Nostra sveli le tante verità nascoste, a cominciare da quelle che hanno reso possibile la sua trentennale latitanza: non si sfugge alla cattura per trent’anni se non grazie a coperture su più livelli. Occorre che queste complicità emergano, anche perché solo così tanti famigliari delle vittime di mafie che attendono giustizia e verità avrebbero parziale risarcimento al loro lungo e intollerabile strazio. La lotta alla mafia non si arresta con Matteo Messina Denaro perché l’ultima mafia è sempre la penultima, perché il codice genetico della mafia affida alla sua creatura un imperativo primario: quello di sopravvivere. Ce n’è un’altra infatti che cova, ha sempre covato. Nei cambiamenti storici che sono avvenuti, ci sono sempre delle ceneri che ardono sotto. Dunque esultiamo pure per la cattura di Messina Denaro ma nella consapevolezza che l’arresto di oggi non è la conclusione ma la continuità di un lungo percorso, di una lotta per sconfiggere le mafie fuori e dentro di noi».

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Circolo Ilva di Bagnoli:  interrogarsi e cooperare allo sviluppo del territorio

Un importante evento si è svolto al Circolo Ilva di Bagnoli, alla presenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, di Bruno Discepolo, assessore regionale al Governo del territorio e di altri autorevoli rappresentanti istituzionali.
Un momento di sintesi e di rilancio del lavoro di ricerca e azione, culturale e sociale, focalizzato intorno ad un importante tema: “Il TERRITORIO Elemento e Fattore di Comunità e Sviluppo”.
L’ Area Flegrea è un sistema geomorfologico, culturale, produttivo, un “Distretto sociale-produttivo” che ancora non riesce a dispiegare del tutto le sue potenzialità di sviluppo, pur disponendo di risorse tipiche e uniche al mondo. È un microcosmo nel quale l’area ex Italsider costituisce il punto più emblematico delle difficoltà che si incontrano nel passaggio dall’epoca industriale alla economia moderna, che si vuole sostenibile, inclusiva e resiliente.
Ci si è interrogati su cosa manca e quale possa essere il più efficace accompagnamento allo sviluppo di questo territorio; quale ulteriore funzione possa svolgere il Circolo Ilva Bagnoli per contribuire attivamente – con la sua cultura del lavoro e della solidarietà sociale – al processo di ri-generazione che stenta a progredire.

di Annatina Franzese

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PROPOSTE EMENDAMENTI FISH AL DECRETO MILLEPROROGHE

FISH, nel corso di un’audizione delle riunite commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, ha presentato cinque proposte di emendamenti al dl 198 del 29 dicembre 2022, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, meglio conosciuto come decreto Milleproroghe.
Un’educazione inclusiva che parta dal Piano Educativo Individualizzato, la cui applicazione è ostacolata dall’attuale apparato organizzativo. Una proroga di acceso al lavoro agile per lavoratori con disabilità e caregiver per garantire il diritto stesso al lavoro, che altrimenti sarebbe minato. La proroga alle misure urgenti per la tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori con disabilità. Garantire alle persone con disabilità le quote riservate quando si va a stabilire nuove assunzioni all’interno dei ministeri. Per garantire l’implementazione dei Livelli essenziali di prestazione sociale e l’integrazione di questi con i Livelli essenziali di assistenza, sono necessarie assunzioni e stabilizzazioni di assistenti sociali.

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