10 anni dal naufragio di Lampedusa: porre fine alle continue tragedie in mare

Di seguito, la dichiarazione congiunta della Coordinatrice della rete ONU sulle migrazioni, Amy E. Pope, e dell’Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati, Filippo Grandi in occasione del decimo anniversario del naufragio di Lampedusa

“Quando dieci anni fa un’imbarcazione stipata di oltre 500 donne, uomini e bambini affondò al largo delle coste dell’isola italiana di Lampedusa, il mondo disse “mai più”.

Oggi, nel decimo anniversario di quel naufragio, non siamo stati all’altezza di quell’impegno. Il 2023 ha registrato il primo trimestre più letale dal 2017. Al 24 settembre, oltre 2.500 persone risultavano morte o disperse solo quest’anno nel Mediterraneo centrale.

Raramente passa una settimana senza che da tutto il mondo arrivino storie di tragedie e incidenti drammatici, sia in mare che sulle rotte terrestri. Sono spaventosamente diventati la normalità. Queste tragedie sono evitabili e la necessità di fornire una risposta significativa non può essere più rimandata. Salvare vite umane non è un’opzione. È un obbligo legale. È un imperativo morale.

Sollecitiamo sforzi ulteriori per rafforzare la cooperazione nelle operazioni coordinate di ricerca e soccorso; garantire che i migranti e i rifugiati ricevano assistenza salvavita; porre fine alla criminalizzazione, all’ostruzione o alla dissuasione di coloro che forniscono assistenza umanitaria; stabilire percorsi regolari efficaci che soddisfino le esigenze e sostengano i diritti umani di tutti gli interessati; contrastare il traffico e lo sfruttamento; raccogliere dati per prevenire e risolvere i casi di migranti e rifugiati scomparsi e renderli pubblicamente disponibili.

Nel 2018, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare e il Patto globale sui rifugiati. Questi patti sono nati in parte come risposta a tragedie come quella di Lampedusa; destinati a essere attuati in modo complementare, rappresentano dei quadri di riferimento storici.

Il primo cerca di stabilire impegni internazionali coordinati per rafforzare la governance della migrazione e salvaguardare i migranti. Contemporaneamente, il secondo si dedica a rafforzare la condivisione delle responsabilità e a facilitare le soluzioni a sostegno dei rifugiati.

La nostra responsabilità come comunità globale è quella di assistere coloro che intraprendono viaggi pericolosi alla ricerca di una vita più sicura e dignitosa per loro e le loro famiglie. Come scrisse la poetessa somalo-britannica Warsan Shire: “Nessuno mette il proprio figlio su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”.

Sotto la nostra guida, rispettivamente come Direttore Generale dell’OIM e Coordinatrice della Rete ONU sulle migrazioni, e come Alto Commissario ONU per i Rifugiati, e con il sostegno del sistema delle Nazioni Unite, ci sarà un rinnovato impegno ad agire.

Abbiamo fatto progressi, come si è visto al primo International Migration Review Forum del maggio 2022, in cui gli Stati membri hanno chiesto un maggiore impegno in questo senso. Possiamo e dobbiamo trasformare questi appelli in soluzioni. Il Segretario generale, con il nostro sostegno, svilupperà raccomandazioni concrete e attuabili su questi temi da sottoporre all’attenzione degli Stati membri delle Nazioni Unite il prossimo anno.

Il secondo Forum globale sui rifugiati, organizzato dall’UNHCR a dicembre, faciliterà l’annuncio di impegni concreti, esaminerà i modi in cui la condivisione degli oneri e delle responsabilità può essere realizzata al meglio e solleciterà una maggiore solidarietà con i rifugiati.

Il nostro approccio sarà globale e fondato su una profonda comprensione di alcune delle cause che stanno alla base delle sfide affrontate dai migranti e dai rifugiati lungo le varie rotte in tutto il mondo. E sarà inclusivo, attingendo ai punti di vista, alle competenze e alle esperienze dei nostri partner: Stati, attori umanitari, società civile e le persone più direttamente colpite – migranti, rifugiati e le loro famiglie.

Spetterà agli Stati attuare queste raccomandazioni.

Nel decennale del naufragio di Lampedusa, dobbiamo raddoppiare gli sforzi per evitare che simili tragedie si ripetano. La comunità internazionale ha la capacità di fare la differenza. Ora dobbiamo dimostrare di avere la volontà e l’impegno”

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SOCIALE, CON FONDAZIONE AMESCI E CAMPUS SALUTE I VOLONTARI DEL SERVIZIO CIVILE IN PRIMA LINEA PER PROMUOVERE SPORT E STILI DI VITA SANI

“A pochi giorni dall’ingresso in Costituzione della tutela dello sport, i nostri volontari scenderanno in campo al fianco della grande squadra della solidarietà di Campus Salute per la promozione di stili di vita sani la diffusione della cultura della prevenzione, soprattutto tra i giovani” dichiara Enrico Maria Borrelli presidente della Fondazione Amesci. “Anche quest’anno i giovani del Servizio Civile Universale della Fondazione Amesci popoleranno il più grande ospedale da campo realizzato al centro del capoluogo partenopeo, garantendo alla popolazione l’opportunità di migliaia di visite specialistiche gratuite con i medici dell’Università Federico II”.

Fino all’8 ottobre sulla Lungomare Caracciolo di Napoli, si svolgerà infatti l’undicesima edizione del Campus della Salute. Oltre cento tra medici, esperti e volontari, coordinati dalla professoressa Annamaria Colao, chairholder della Cattedra UNESCO per l’educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile, l’unica in Europa ad essere dedicata alla promozione dello stato di salute della popolazione agendo sui fattori culturali, nutrizionali e ambientali, e dal presidente di Campus salute, Pasquale Antonio Riccio, attiveranno ambulatori di cardiologia, dermatologia, endocrinologia, gastroenterologia, ginecologia, nutrizione, osteoporosi, ortopedia, senologia. Numerose, inoltre, le attività sportive organizzate dall’associazione Sportform che coinvolgeranno le scolaresche ed i pazienti.

Una sinergia, quella tra Amesci, Campus della Salute, e la Cattedra Unesco, nata per promuovere il valore della salute e diffondere la cultura dello Sviluppo Sostenibile, soprattutto tra i giovani. Sono quasi 100 i giovani coinvolti nei progetti di Servizio Civile realizzati dall’associazione Campus Salute in collaborazione con La Fondazione Amesci negli ultimi anni. Circa 90.000 le ore di impegno in attività di prevenzione nelle piazze, negli ospedali, presso le scuole.

“Da oltre un decennio l’impegno del Campus è quello di sensibilizzare i giovani all’importanza che la prevenzione e lo sport hanno per il benessere psico fisico dell’individuo, anche attraverso lo sviluppo di progetti di Servizio Civile Universale che riveste un ruolo cruciale nelle nostre attività” dichiara il presidente Riccio. “Questa straordinaria palestra di partecipazione giovanile, declinata al tema salute, è diventata un modello per l’Unesco ed è stata riconosciuta dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, in quanto pienamente in linea con l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile. Per noi è motivo di grande orgoglio. Insieme alla Fondazione Amesci continueremo ad impegnarci per diffondere il servizio civile offrendo così ai giovani una qualificata opportunità di volontariato e formazione” conclude Riccio.

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Napoli, incontro su buone pratiche per la tutela e l’educazione positiva

Una rete di organizzazioni europee attive nella proposta di servizi per l’infanzia e per la formazione, e in particolare il Centro di psicopedagogia e psicomotricità Kiribil e la EDE Fundazioa di Bilbao (Spagna), la Frederick University di Nicosia (Cipro) sono in visita a Napoli fino al  5 ottobre 2023, per conoscere le esperienze positive e i progetti in corso nel territorio napoletano e italiano, grazie all’invito di Edi onlus.

Sul tema del contrasto e la prevenzione alla violenza e abusi contro i minori, per confrontarsi su strumenti di tutela e di sensibilizzazione nelle scuole e nei centri educativi non formali, EDI onlus porta il progetto Scatti, Scuola e Comunità Attive per la Tutela dell’Infanzia, finanziato dalla fondazione di Comunità di Milano, che coinvolge 2 scuole dei quartieri Giambellino e Lorenteggio, in dialogo con il progetto Diritti alla Terza in atto negli I.C. Russo Montale, Mastriani, Fava Gioia e Novaro Cavour di Napoli.

I partecipanti all’evento visiteranno numerose realtà locali, scuole e enti del Terzo Settore, ma soprattutto parleranno di “Buen Trato” come lo chiamano a Bilbao, ossia il contrario di maltrattamento.

Fenomeno nascosto

I dati riportati nella Relazione sulla situazione mondiale della prevenzione della violenza contro i bambini (OMS 2020), indicano che una persona minorenne su cinque dai 2 ai 17 anni è vittima di qualche tipo di violenza. Circa 300 milioni di ragazze e ragazzi di età compresa tra 2 e 4 anni nel mondo sono sottoposti a punizioni violente da parte dei loro caregiver.

Un terzo degli studenti di età compresa tra 11 e 15 anni nel mondo sono stati vittime di intimidazioni da parte dei loro coetanei nell’ultimo mese, e si stima che 120 milioni di ragazze hanno avuto una sorta di contatto sessuale contro la loro volontà prima di compiere 20 anni.

In Italia 9 minorenni ogni 1.000 abitanti (considerando solo la popolazione minorenne) sono in carico ai Servizi Sociali per maltrattamento.

Nella stragrande maggioranza dei casi – il 91,4% – gli autori di maltrattamento sono familiari, mentre nell’8,6% dei casi gli autori non fanno parte della cerchia familiare.

Le segnalazioni vengono fatte prevalentemente dall’Autorità giudiziaria (42,6%), seguito da quelle della famiglia (17,9%), della scuola (16,1% ), di ospedali e pediatra (5,6%), e da tutte quelle realtà aggregative extra scolastiche (17,8%) .

Diritti 3 a Napoli

Il titolo del progetto Diritti 3 illustra come all’interno del progetto si sperimenta un modello di intervento integrato di contrasto alla povertà educativa che mette in rete le componenti fondamentali dei tre soggetti attivi sul territorio: Ets, scuole ed enti locali; e lavora per rafforzare i tre attori principali dei processi di apprendimento e insegnamento: ragazzi e ragazze, famiglie e insegnanti/educatori. Si lavora su tre principi della Convenzione sui diritti dell’infanzia e adolescenza: partecipazione, mon discriminazione e protezione. Il tutto per raggiungere tre risultati chiave: un approccio integrato nell’accompagnamento delle famiglie, una maggiore tutela on/offline, e il rafforzamento/ampliamento dell’offerta educativa fuori e dentro la scuola. Le attività sono rivolte rivolte a ragazzi i ragazze della fascia di età 5-14 anni e alle loro famiglie.

 

Nelle scuole sono realizzati percorsi educativi innovativi, avendo cura dell’inclusione degli alunni più fragili o con BES, per favorire il benessere psico-fisico degli alunni per il contrasto a bullismo e cyberbullismo (attraverso peer education), percorsi di Orientamento (con escape room), Teatro-Arte-Terapia, progettazione partecipata dei tempi e degli spazi scolastici.

Parallelamente si interviene per la promozione della scuola come attore centrale nel sostegno alla crescita dei minori e delle loro famiglie: tema che EDI ritiene strategico in ogni intervento. In particolare si vuole arrivare al rafforzamento dei comitati genitori proponendo formazioni sull’uso consapevole delle Tecnologie Digitali in supporto alla Didattica Digitale Integrata, e percorsi sulla genitorialità positiva in grado di rafforzare l’assunzione di responsabilità nella dimensione onlife.

 

In quest’ottica viene sperimentato il Modello Educativo Integrato (M.E.I.) di intervento orientato a sviluppare un meccanismo globale di presa in carico attraverso due presidi educativi e di legalità già esistenti che implementeranno una rete diffusa di sostegno che opera in sinergia con le scuole e i Centri di Servizio Sociale. Le attività extrascolastiche si articoleranno in un’offerta organica e non standardizzata di proposte educative: Educativa territoriale, Educativa di strada, Educativa Domiciliare, Outdoor Education, Sport.

Le attività di progetto arrivano anche a implementare un Polo di Mediazione Comunitaria con servizi trasversali e continuativi di segretariato sociale e sostegno genitoriale quali mediazione familiare, la mediazione linguistica-culturale, la consulenza psicologica e counselling familiare. Il Polo di Mediazione funziona sia a sportello, aperto alla fruizione libera delle famiglie, sia come servizio itinerante “a chiamata”, con l’intervento diretto degli operatori presso abitazioni, scuole e uffici pubblici e privati del territorio.

Policy di Child Safeguarding

Ad affiancare questo percorso inoltre vi è la creazione e implementazione di Sistemi di Tutela dei Minori (Policy ed e-policy scolastiche) che si occupa di costruire codici di condotta e prassi in grado di rispondere in modo adeguato e tempestivo a preoccupazioni o sospetti circa la tutela dei minorenni.

 

Un’importante tappa per il rafforzamento del ruolo della comunità educante e per favorire lo scambio di competenze e la capitalizzazione dell’esperienza con l’intera città sarà l’organizzazione di Tavoli territoriali ovvero incontri partecipati da tutti gli attori durante tutto il periodo dell’intervento porteranno alla definizione di una Strategia comune di contrasto alla povertà educativa che sarà raccolta in una pubblicazione finale (Linee Guida)

«La policy di tutela – spiega Isabella Tenti, responsabile nazionale Policy di Tutela di EDI onlus – è un documento operativo che viene adottato per ridurre al massimo i rischi di abuso, maltrattamento o malpratiche a danno di minorenni sia online che offline, va quindi rafforzare la prevenzione di fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Si tratta non solo di avere delle procedure di prevenzione e segnalazione chiare e note a tutto il personale, ma di far sì che anche bambini e bambine, così come le loro famiglie sappiano che cosa aspettarsi e come agire per la massima tutela dei diritti dell’infanzia».

L’approccio proposto per tutti gli interventi educativi e formativi sia verso persone adulte sia verso le persone minorenni è l’Educazione Positiva: un approccio educativo che si concentra sulla promozione del benessere emotivo, sociale e cognitivo dei bambini, attraverso l’uso di tecniche e strategie che enfatizzano la positività, la collaborazione e la comunicazione efficace. L’obiettivo dell’Educazione Positiva è quello di favorire lo sviluppo di bambini felici, sicuri di sé e capaci di affrontare le sfide della vita in modo positivo.

 

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Passione trekking, il cammino come esperienza di condivisione

 

 

Fare trekking, sia pure sporadicamente e per tratti brevi, significa dimenticare le preoccupazioni quotidiane, riprendere il contatto con se stessi, recuperare serenità e benessere.

La pratica del trekking è esplosa durante il periodo di emergenza sanitaria Covid. In tanti, costretti nelle mura domestiche, hanno avvertito, in quel periodo, l’esigenza di recuperare la relazione con la natura, di camminare tra sentieri impervi o boschi facilmente raggiungibili , per allentare le tensioni quotidiane. Dal 2020, tale tendenza non si è mai interrotta basta pensare che negli ultimi anni si è registrato un incremento di pellegrini e viaggiatori su percorsi ufficiali tra il 10% ed il 20% fino a raggiungere i picchi del 40%. Sono nati molteplici gruppi organizzati, associazioni e gruppi di cammino  come esperienza di condivisione. La pratica del trekking impone una gradualità nell’approccio ed un’adeguata attrezzatura quali scarponcini, berretto, occhiali da sole, crema solare e borraccia acqua. Praticare trekking significa affinare le funzioni respiratorie, dare sollievo alle funzioni respiratorie e circolatorie, prevenire osteoporosi e possibili malattie da raffreddamento, contribuire al proprio benessere fisico e psicologico.

L’Italia tutta vanta percorsi meravigliosi,  volendo, però,  offrire qualche suggerimento agli amanti del Trekking in Campania non è possibile non fare riferimento a luoghi di straordinaria bellezza ed aventi livelli diversi di difficoltà.

Spicca tra questi la “Gallinola” , la più alta del Monte Cervati,  Il Sentiero delle Acquenel cuore dei Monti Picentini ed interamente nel territorio comunale di Acerno , Il “Monte Cervialto” dagli spettacolari boschi di Faggio che dal Valico di Giamberardino al Filicecchio si distinguono per le loro caratteristiche.

A Marina di Camerota spicca il “Sentiero del Mediterraneo” mentre nella Costiera amalfitana suggestivo e panoramico il “Sentiero degli Dei” e la “Valle delle Ferriere” in cui dominano cascate, fiumi e ruderi di un percorso industriale.


Il “ Sentiero dei limoni”, che permette di raggiungere Minori partendo da Maiori , è una deliziosa scoperta.

Il “ Sentiero del Principe”, nella frazione di Alessia, permette di risalire verso il santuario e la croce regalando momenti di straordinaria intimità al visitatore.

di Maria Rosaria Ciotola

 

 

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Festa dei nonni, presenza essenziale per la della crescita dei nostri figli. E A.L.I.Ce. rilancia il progetto Fast Heroes

Sono circa 12 milioni i nonni in Italia, 1 su 3 si occupa dei nipoti tutti i giorni e fino al 50% se ne prende cura almeno un paio di volte alla settimana. Sono da sempre una presenza cardine per la crescita emotiva e relazionale dei nipoti, poiché danno vita ad un legame unico e speciale e rappresentano un punto fermo, una risorsa fondamentale: proprio per celebrare il loro ruolo e sottolineare l’importanza che hanno nella vita di tantissime famiglie, è stato deciso di dedicare loro una giornata di festa, che cade oggi, 2 ottobre.

Per questa occasione, A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) intende rilanciare il progetto FAST Heroes, la campagna didattica internazionale rivolta ai bambini delle scuole primarie che ha come obiettivo quello di insegnare loro, attraverso varie attività ludiche, materiali didattici, brevi video di animazione e una canzone dedicata, a riconoscere i principali sintomi dell’ictus e a chiamare tempestivamente i soccorsi, trasformandosi così in supereroi che salvano i nonni dall’ictus cerebrale. Il protagonista del progetto, che si basa appunto sul legame speciale che unisce nonni e nipotini, è Matteo, un bambino che si trasforma in un eroe FAST e impara a combattere il “Trombo malefico” salvando la vita a Nonno Franco.

L’acronimo FAST, che in inglese vuol dire veloce, evidenzia l’importanza del fattore tempo, ricordandoci i principali sintomi dell’ictus cerebrale:

F come face (faccia): chiedere alla persona che manifesta sintomi al volto (il più comune è la ‘bocca storta’) di sorridere per verificare una eventuale paresi facciale;
A come arms (braccia): chiedere di provare a sollevare entrambe le braccia, non sottovalutando se anche solo una non riesce a stare su;
S come speech (linguaggio): chiedere di ripetere o elaborare una frase semplice perché in caso di ictus si hanno grandi difficoltà a eseguire questo facile compito;
T come time (tempo) ma anche come telefono: riscontrando uno qualunque di questi sintomi è importante chiamare i soccorsi (112) il più velocemente possibile.

L’ictus è una patologia tempo dipendente, vuol dire i risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alle terapie disponibili (trombolisi e trombectomia meccanica) sono strettamente legati alla tempestività con cui si interviene.

Nel nostro Paese, l’ictus è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie e rappresenta la prima causa di invalidità. Ogni anno si registrano circa 100.000 casi, di cui il 20% sono recidive. L’età media delle persone colpite è di 70 anni e, secondo i dati sociodemografici, fino al 50% di loro sono nonni; da qui è nata l’idea: e se fossero proprio i nipoti il veicolo attraverso il quale informare ed educare i nonni e i parenti?

Punto di forza del Progetto, ideato in Grecia dal Dipartimento di Istruzione e Politiche Sociali dell’Università di Salonicco (Macedonia), è la capacità di insegnare ai bambini i principali sintomi dell’ictus e, allo stesso tempo, il numero da chiamare in caso li riconoscessero. Il tutto avviene attraverso i racconti degli eroi FAST, ognuno alle prese con il “Trombo malefico” e con uno specifico sintomo che intacca le sue speciali capacità. Nonno Franco, ad esempio, è un campione di smorfie ma, colpito dal Trombo, ha momentaneamente perso la capacità di muovere un lato del viso. A salvarlo è il piccolo nipote, Matteo appunto, che, come un vero supereroe, ha chiamato i soccorsi correttamente in tempi rapidi.

Il progetto si articola su tre differenti piani di formazione rivolgendosi a insegnanti, famiglie e bambini/e. I materiali proposti sono ovviamente adatti all’età degli alunni delle scuole primarie e le varie attività possono essere distribuite nell’arco di 5 settimane. Al sito web dedicato al progetto si affianca anche una sezione riservata all’interno della piattaforma EDUCAZIONE DIGITALE: uno spazio interamente dedicato agli insegnanti per consentire loro di informarsi, avere accesso a tutte le risorse formative e strutturare le lezioni in maniera semplice ma efficace.

“Grazie al progetto FAST Heroes ci auguriamo di riuscire a evitare ictus particolarmente gravi, riducendo il rischio di mortalità e cercando di limitare danni futuri, come la disabilità, spesso invalidanti e drammatici sia per la persona colpita sia per la famiglia – dichiara Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv. Chi manifesta anche solo uno dei sintomi deve essere portato il più rapidamente possibile negli ospedali dotati dei centri organizzati per il trattamento di questa malattia, cioè le Unità Neurovascolari (Centri Ictus – Stroke Unit). Per promuovere la diffusione del messaggio contiamo sul potente entusiasmo dei bambini e sulla loro voglia e capacità di apprendere e condividere quanto hanno appreso in classe con i propri familiari”.

Tutti i dettagli su come aderire alla campagna FAST Heroes sono disponibili sul sito http://fastheroes.com. Possono iscriversi scuole, insegnanti, classi oppure anche singoli bambini, che potranno continuare ad esercitarsi anche a casa con la supervisione dei genitori. Una volta registrati, all’interno dell’area riservata sarà possibile trovare tutti i materiali didattici ed entrare a far parte della community di FAST Heroes.

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