Privatizzazione Poste, ass. consumatori: furto ai danni di future generazioni

soldi1ROMA – Federconsumatori e Adusbef criticano la logica con cui il Governo sta gestendo la questione delle privatizzazioni, in particolare quella di Poste Italiane. “Si stanno svendendo i gioielli di famiglia, depauperando le risorse a disposizione del futuro dei giovani che vivono peraltro una situazione drammatica relativamente alle questioni attinenti il lavoro e l’occupazione, che si attesta al 42%”, scrivono le due associazioni. Il punto più critico, specificiano, riguarda le dichiarazioni dei ministri responsabili secondo cui le risorse della privatizzazione, pari a 3,4 miliardi, non saranno destinate alla crescita né restituite ai giovani ai quali stiamo sottraendo un patrimonio, bensì saranno indirizzate al taglio del debito pubblico che, per di più, viene aumentato di ben 14,5 miliardi secondo quanto disposto dalla Legge di Stabilità. Debito pubblico che, secondo le associazioni, deve essere abbattuto attraverso una seria spending review di contrasto a sprechi, abusi e privilegi. È un’operazione, quindi, che di certo non aiuta il Paese a fuoriuscire dalla profonda crisi in cui ancora versa e che, a causa di questo drammatico tasso di disoccupazione, costringe le famiglie a sostenere sulle proprie spalle il sostentamento di giovani e meno giovani senza lavoro, con una spesa che l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato pari a circa 400-500 Euro al mese. “Per questo chiediamo un sussulto di responsabilità da parte del Parlamento, affinché si impegni per un impiego mirato e attento delle risorse ricavate dalle privatizzazioni, che dovranno essere destinate esclusivamente al rilancio dell’occupazione”, dichiarano Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

“Un regalo coi fiocchi”, Oxfam cerca volontari

NAPOLI – Torna in città il Natale solidale di Oxfam Italia e riparte la campagna di ricerca di volontari per l’iniziativa “Un regalo coi fiocchi, per tutti” che si svolgerà alla Coin di via Scarlatti nel periodo delle festività natalizie: 5 e 8, 12 e 13, e dal 17 al 24 dicembre, per un totale di 12 giorni. I volontari, organizzati in turni, confezioneranno i regali dei clienti in cambio di un’offerta libera, che andrà a sostegno dei progetti di lotta alla povertà dell’associazione. Questa iniziativa, insieme a tutte le altre che Oxfam Italia ha organizzato nel 2015, ha come obiettivo di garantire mezzi di vita sostenibili, il diritto all’acqua, la salute e l’istruzione, il rispetto dei diritti umani nelle crisi umanitarie e il diritto alla partecipazione, all’ascolto e la solidarietà. Poche ore del tuo tempo possono salvare la vita di donne e bambini che ogni giorno soffrono la fame.

Candidati come volontario contattando i seguenti recapiti:

Raffaella Valentino
329.0823102
raffaella_valentino@virgilio.it

PER SAPERNE DI PIU’
Consulta il sito di Oxfam Italia

 

Prima edizione del Festival dei diritti umani a Todi

dirittiumaniPERUGIA – Fino al primo novembre è in programma a Todi la prima edizione del “Diritti a Todi – Human Rights International Film Festival”. Lo scopo dell’iniziativa è, da un lato, promuovere e diffondere il documentario d’autore con particolare riguardo ai temi dei diritti umani e, dall’altro, favorire il confronto tra i registi. Il festival, patrocinato dal comune di Todi, è organizzato in collaborazione con Amnesty International Italia e Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, con il sostegno di Agpci, Associazione Giovani produttori cinematografici.  Incentrato sulle tematiche di diritti umani, guerra, integrazione, diritti civili, il Festival si articola in quattro sezioni: Concorso internazionale documentari, Concorso internazionale cortometraggi di fiction e documentari, Panoramica internazionale di documentari, Retrospettive, seminari, tavole rotonde.

AMNESTY – Tutti i giorni dalle 14.30, presso lo stand di Amnesty International, sarà possibile partecipare a “Un selfie per i diritti umani”. Un invito ai partecipanti del festival a scattarsi un selfie e a postarlo sui propri social, per promuovere il festival e le sue iniziative.
Presso lo stand di Amnesty International

 PROGRAMMA – Giovedì 29 ottobre, alle 18.30, nella Biblioteca comunale Lorenzo,  Leonj, Via S. Fortunato, si discute sul transgenderismo e i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, intersessuate (Lgbti) in Italia. Durante l’incontro, verranno proiettate le immagini del reportage fotografico “Waria: being a different muslim” di Fulvio Bugani, vincitore del World Press Photo 2015. Venerdì 30 ottobre, alle 18:30, nella sala Affrescata di via del Monte, è in programma l’inaugurazione mostra fotografica “Migranti africani a rischio nel Mare Mediterraneo”, alla presenza del fotografo Giles Clarke (Agenzia Getty Images). La mostra è composta da 32 pannelli che ritraggono la situazione in cui migliaia di migranti e rifugiati sono costretti a vivere in Italia, Grecia, Spagna e nei Balcani. Presenta: Fernando Chironda, Coordinatore campagna SOS Europa di Amnesty International Italia. Sabato  31 ottobre, alle 11, nella sala del Capitano a piazza del Popolo, è in programma la conferenza internazionale “Fortezza Europa: Il fallimento dell’Europa nella gestione dei flussi migratori”. L’iniziativa è un spazio di riflessione sulle politiche attuali e future in materia di gestione dei flussi migratori verso l’Unione europea e a comprendere meglio la questione rifugiati.

L. Stabilità, Modavi: “No ai tagli per le famiglie”

ROMA –  «Esprimiamo profonda preoccupazione per la poca attenzione riservata nella legge di Stabilità 2016 al Fondo per le Politiche per la Famiglia, già drasticamente ridottosi, dal 2008 ad oggi, del ben 92%. Inoltre, apprezziamo la previsione di un Fondo per le Adozioni Internazionali ma restiamo basiti che quest’ultimo non sia istituito con specifiche ulteriori risorse ma, bensì, utilizzando il Fondo per le Politiche Familiari che diminuisce 15 milioni di euro. Piuttosto, il Governo avrebbe potuto introdurre agevolazioni fiscali correlate alle spese sostenute per l’adozione, così da evitare che l’adozione sia una scelta per pochi». Lo ha dichiarato Maria Teresa Bellucci, presidente Nazionale del Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano (Modavi Onlus).

«Non comprendiamo  la decisione del governo – ha continuato – di non investire sui giovani e, quindi, sul futuro della nostra Italia: il fondo per le politiche giovanili continua a scendere, sprofondando nell’irrisoria cifra di 5 milioni e mezzo di euro, cioè il 96% in meno dal 2008. Non vi è tracciadei 100 milioni in più promessi per il Servizio Civile Nazionale e non c’è alcun incremento significativo dei fondi destinati alla promozione e tutela dell’infanzia e adolescenza, che in questi ultimi 8 anni è sceso del 34,5%. Ci auguriamo che il dibattito parlamentare possa introdurre gli opportuni correttivi e la giusta attenzione alla tutela e valorizzazione dell’infanzia, dei giovani e della famiglia».

Greenpeace contro il colosso del pesce in scatola: “Sì al tonno sostenibile”

unnamed4MILANO – Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione nelle ultime ventiquattrore in diverse parti del mondo – dall’Italia alla Thailandia, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti – per chiedere al colosso mondiale del tonno in scatola, Thai Union Group, di usare solo tonno sostenibile e tutelare i diritti dei lavoratori della filiera produttiva. La mobilitazione è partita in Italia, da Milano, davanti al quartier generale di Mareblu, uno dei principali marchi di tonno del mercato italiano per volumi e vendite, di proprietà proprio di Thai Union. Attivisti travestiti da squali hanno protestato con delle finte scatolette di tonno Mareblu con il logo sporcato di sangue e la scritta “Tonno al sangue di squalo”. Sui cartelli diversi messaggi diretti al marchio italiano: “Svuoti il mare per una scatoletta di tonno”, “Basta strage di squali” e “Sulla pesca sostenibile solo promesse da marinaio”. Inoltre la Thai Union è stata recentemente coinvolta in uno scandalo internazionale che riguarda la violazione dei diritti umani lungo le sue filiere di produzione. Per questo Greenpeace è entrata in azione in diversi Paesi per denunciare come per una scatoletta di tonno si stia svuotando il mare e si metta a rischio la vita di migliaia di lavoratori che da esso dipendono.

 

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CONTRO IL COLOSSO – Nel 2012 Mareblu si era impegnata a raggiungere la completa sostenibilità del proprio tonno entro il 2016, ma ancora oggi, spiegano gli attivisti, continua a usare principalmente metodi di pesca distruttivi. Solo nello 0,2 per cento delle sue scatolette finisce tonno pescato con metodi selettivi come la pesca a canna, il resto viene per lo più pescato con enormi reti a circuizione accoppiate a sistemi di aggregazione per pesci (FAD). Si tratta di sistemi che svuotano i nostri mari, uccidendo ogni anno migliaia di esemplari giovani di tonno (baby-tuna) e altre specie marine, tra cui squali e tartarughe. «Mareblu ha tradito la nostra fiducia: nonostante i proclami degli ultimi anni e gli spot pubblicitari, non ha fatto nulla per mantenere gli impegni presi», afferma Giorgia Monti, responsabile dalla campagna Mare di Greenpeace Italia. «In soli tre giorni, già 12 mila persone hanno firmato la nostra petizione per chiedere a Mareblu di rispettare le sue promesse. I consumatori vogliono che il tonno che arriva nelle loro scatolette provenga da una pesca sostenibile e che non distrugga i nostri mari». Per questo Mareblu è finita sul fondo della quarta edizione della classifica “Rompiscatole” pubblicata solo pochi giorni fa da Greenpeace, che valuta i principali marchi del mercato italiano del tonno in scatola in base a criteri di sostenibilità ambientale e sociale.

 

 

MANIFESTAZIONI IN TUTTO IL MONDO – Oltre che in Italia, manifestazioni di protesta pacifica si sono svolte davanti al quartiere generale di Thai Union a Bangkok, in Thailandia, e davanti agli uffici dei marchi più famosi di proprietà del gigante asiatico del tonno, ovvero John West a Liverpool, in Gran Bretagna, e Chicken of the Sea a San Diego, negli Stati Uniti. La petizione internazionale “Not Just Tuna” di Greenpeace contro Thai Union Group ha già raccolto oltre 225 mila firme in tutto il mondo.

 

PER SAPERNE DI PIU’
La petizione di Greenpeace a Mareblu e alla classifica “Rompiscatole”