NAPOLI – Un ciclo di incontri per discutere del Parco Nazionale del Vesuvio, per approfondire le criticità, condividere proposte e concordare soluzioni: questo è “Un vulcano di idee”. Il primo grande evento che mette in connessione l’Ente Parco, le istituzioni locali e regionali, e tutti i soggetti che vivono e lavorano nel territorio dell’area protetta:produttori del settore agricolo ed enograstronomico; aziende del settore turistico, alberghiero e della ristorazione; associazioni per la promozione culturale, sociale e per la tutela dell’ambiente; associazioni sportive; mondo della scuola. Appuntamento nell’Aula Magna dell’Istituto Alberghiero “L. De Medici” di via Zabatta, a Ottaviano. Si andrà avanti fino al 21 luglio, poi si riprende il 26 settembre con le scuole. Di seguito il promo dell’iniziativa
NAPOLI – La cooperativa sociale La Locomotiva inaugura domani, 19 luglio, il Polo Territoriale per le famiglie della V Municipalità in convenzione con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli. Il Polo nasce per creare una rete riconoscibile di servizi indirizzati alla famiglia; promuovere il benessere familiare attraverso diversi servizi per il sostegno ai genitori; favorire lo sviluppo delle ricorse della comunità e la costruzione di reti di relazioni tra le persone; integrare e potenziare le attività dei servizi territoriali in un’ottica di prevenzione del disagio familiare e minorile. Interverranno l’assessora alle Politiche Sociali del Comune di Napoli Roberta Gaeta, il presidente de La Locomotiva Danilo Tuccillo, il direttore educativo Arnaldo Rossi, la coordinatrice del Polo Edi Pacchioli.
NAPOLI- Nato dalle esperienze di accoglienza di alcune associazioni il programma nazionale di asilo per i rifugiati è stato istituzionalizzato nel 2002. Da allora ad oggi molte cose sono cambiate. A partire dal numero di posti, quest’anno ad oltre 26mila, soprattutto nelle regioni del sud. L’Atlante Sprar presentato qualche giorno fa a Roma racconta che nel 2015 sono stati realizzati 674 progetti, dei quali 109 dedicati a minori non accompagnati e 45 a disabili. I comuni coinvolti sono circa 1200, oltre a 29 province. Il 62,9 per cento dei posti si concentra in Sicilia, Calabria, Campania, Lazio.
Non solo braccianti agricoli. I progetti di inserimento lavorativo ai quali prendono parte i rifugiati sono tra ipiù disparati. Dalla riqualificazione urbana ad Arnesano e Copertino al laboratorio di giornalismo a Bologna. Il progetto più interessante e anche avanguardistico arriva dalla Puglia. A Martina Franca, in provincia di Taranto, il progetto prevede la promozione del turismo attraverso la valorizzazione delle bellezze locali. Tutto attraverso una ap realizzata interante dai rifugiati e richiedenti asilo. Dalla raccolta all’eleborazione dei dati. Dalla realizzazione dei file audio, alle immagini, ai video. Delle guide interattive sui luoghi ed i percorsi da visitare. Dall’archeologia industriale all’ingegnieria idraulica. Un lavoro disponibile anche online (https://izi.travel/it/27e1-sulle-vene-della-puglia/it).
NAPOLI- Sentirsi invisibili senza che nessuno se ne accorga. Sentirsi parte della famiglia soltanto a metà, come se il corpo avesse scelto di dividersi, di fare la guerra a se stesso. Erri Gargiulo, protagonista de “La tristezza ha il sonno leggero” (Longanesi), prova qualcosa di simile: lo sradicamento causato dall’avere due padri, una madre e mezzo e una schiera di fratelli e sorelle che godono dell’appoggio di ambo i genitori. Dopo il successo de “La tentazione di essere felici”, Lorenzo Marone, con questa sua ultima fatica letteraria che può considerarsi un family novel contemporaneo, ci racconta il dramma di un bambino divenuto adulto, i cui genitori hanno divorziato quando era ancora troppo piccolo per trovare spiegazione alle dinamiche amorose che investono i “grandi”. E così Erri si fa «di speranza da quarant’anni», vive in bilico fra due famiglie che – prese dalle loro nuove esistenze – hanno dimenticato quel ragazzino rimasto nel mezzo, sull’ago di una bilancia che a volte pende a destra ed altre, precipitosamente verso sinistra.
Fragile, ironico, profondo, ma con una scarsa tendenza all’imposizione, Erri si troverà da un giorno all’altro a fare i conti con il proprio destino, con le decisioni che non ha mai avuto il coraggio di prendere e le situazioni che non è mai riuscito ad affrontare. Pagherà lo scotto di una «madre fallica», affetta da mania di controllo, al punto da esser definita «capo miliziano» della casa per la sua capacità di gestire tutto e tutti. Pagherà col tradimento di sua moglie, Matilde, con la quale non riesce ad avere un bambino, né a dare una svolta al loro rapporto logorato da una passione che si è scoperta essere spenta. E pagherà, persino, con la rivelazione di un passato scioccante da parte della sorellastra Arianna, verso cui si sentirà responsabile, sebbene non sia sua la colpa dei mostri che albergano l’animo di una donna la quale, a sua volta, è stata una bambina infelice. Erri Gargiulo è tutto questo: un miscuglio di sensibilità, di interiorità abissale che, come spiega lo stesso Marone: «fa fatica a vivere», a sopportare la realtà di un quotidiano troppo spesso crudele e abitato da individui disattenti alle altrui necessità, a quei bisogni talmente nascosti eppure così importanti che se compresi farebbero sbocciare il mondo, gli umori, gli amori. A salvarlo è senza dubbio la sua arguzia, quel filo di speranza che per fortuna in Erri non si spezza, e che ne colora la voce di una sfumatura ironica. Una sfumatura che lo aiuta ad andare avanti, a conservare quel poco di buonsenso che basta per anestetizzare la tristezza, quella che ha il sonno leggero e che ritorna, vendicativa, quando si crede di aver sconfitto i propri fantasmi. Bisogna attraversarla per metterla a tacere, ed Erri l’ha imparato a proprie spese perché «quaggiù è come una savana, e se non fai la parte del leone ti spetta quella della gazzella, la quale, poverina, fa davvero una vita di merda».
Portare soccorso e garantire dignità a quanti vivono sulla propria pelle le più difficili crisi umanitarie in corso. Con i propri operatori umanitari, le ONG di AGIRE – ActionAid, Amref, CESVI, COOPI, GVC, Oxfam, SOS Villaggi dei Bambini, Terre des Hommes e VIS – si trovano nei luoghi spesso dimenticati dai riflettori, dove più è urgente l’intervento di assistenza e protezione per la popolazione civile stremata da povertà e violenze, per i profughi in fuga dalla guerra o per chi soffre la siccità e la carestia provocate dai cambiamenti climatici. Come avviene in Sud Sudan, Etiopia e nei paesi toccati dall’emergenza migranti, tra cui la Grecia.
SUD SUDAN. A pochi giorni dall’anniversario dell’indipendenza, il paese africano è ripiombato nella guerra aperta fra fazioni armate per la conquista del potere. Trecento morti e migliaia di persone in fuga da scontri armati, colpi di artiglieria pesante e mezzi blindati che occupano le strade della capitale Juba. Chiusi l’aeroporto e tutti i valichi di confine. Le ONG di AGIRE presenti nel paese (ActionAid, AMREF, Oxfam, SosVillaggi dei Bambini e VIS), hanno posto sotto strettissime misure di sicurezza il proprio personale, sperando di poter continuare le attività umanitarie.
Zlatko Gegic, Oxfam Country Director in Sud Sudan, dichiara oggi da Juba: «È il popolo del Sud Sudan, che sta subendo ancora una volta il peso di questa violenza. Centinaia di persone uccise e migliaia di altre costrette a lasciare le loro case con nient’altro che i vestiti che avevano indosso, in cerca di rifugio improvvisato dove possibile. Esortiamo tutte le parti a smettere di combattere ora, rispettare i principi umanitari e garantire l’accesso a quanti nel Sud Sudan sono stati colpiti da questa violenza. E chiediamo alla comunità internazionale, per evitare una ulteriore escalation delle tensioni, di cercare una soluzione politica duratura a questa crisi, come stanno chiedendo in queste ore le Nazioni Unite».
In Sud Sudan la crisi alimentare causata da El Niño, si somma alle pesanti conseguenze del conflitto tra le fazioni del Movimento per la liberazione del popolo sudanese. Decine di migliaia di persone hanno perso la vita e un SudSudanese su cinque – più di 2,3 milioni di persone – ha dovuto lasciare la propria casa. 4,3 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti umanitari, numero destinato a crescere nei prossimi mesi. Il più alto livello al mondo di inflazione (vicina al 300 per cento) e il precipitare del prezzo e della produzione di petrolio a causa degli intensi combattimenti, hanno avuto un effetto drammatico su un paese dipendente per il 98% di greggio.
«Le ONG sono impegnate nel sostenere le persone nella sopravvivenza quotidiana e nel migliorare le loro condizioni di vita e di sicurezza. Ma la mancanza di risorse e la disattenzione della comunità internazionale, insieme all’insicurezza, rendono sempre più complicato il loro intervento. Le comunità hanno bisogno di cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria, ma dobbiamo anche supportare le persone che vogliono rientrare nei propri villaggi, quando si sentono sicuri di farlo, per coltivare, riprendere ad allevare il bestiame e riavviare le loro attività. Non saremo in grado di fare questo senza il supporto di tutti e la fine delle ostilità» dichiara Alessandra Fantuzi, Coordinatrice di AGIRE.
L’ETIOPIA è forse il paese in cui gli effetti di El Niño sono più forti. Qui si vivela più grave siccità degli ultimi 50 anni. 12 milioni di persone rischiano ogni giorno di morire, perché affamati, senza più acqua, né cibo, o perché affetti da malattie trasmesse attraverso la poca acqua rimasta, spesso contaminata. Quasi 5,5 milioni di bambini, dipendono dagli aiuti alimentari di emergenza, e l’unica speranza, ora, è che i raccolti previsti per novembre possano riportare un livello minimo di sicurezza alimentare. ActionAid, AMREF, COOPI, Oxfam, SosVillaggi dei Bambini e VIS, lavorano ogni giorno a fianco della popolazione più vulnerabile.
Federico Capurro, capo missione di COOPI in Etiopia, racconta: “Siamo cercando di riabilitare, o costruire nuovi pozzi e canali per portare acqua e salvare delle vite. Ogni giorno vedo con i miei occhi quanto è urgente agire e rispondere a questa emergenza, di cui si parla pochissimo. È una lotta contro il tempo perché la fase peggiore della crisi è prevista in autunno, con il passaggio de La Niña” .
CRISI MIGRANTI – GRECIA Anche in Europa è in corso una crisi umanitaria senza precedenti: il flusso migratorio di profughi che attraversa confini e stati sempre meno aperti a rispondere ai bisogni di richiedenti asilo o di chi transita verso altre mete. Famiglie, donne e bambini, anziani e disabili a cui dovrebbero essere garantite condizioni dignitose di vita, spesso ricevono poca o nessuna assistenza. Tutte le ONG di AGIRE lavorano al loro fianco, non solo nei paesi di provenienza ma anche in Grecia, nei Balcani e in Italia.
Nei campi di Kavala e Drama, nel nord est della Grecia, le persone sfollate dal campo di Idomeni alla frontiera chiusa della Macedonia sono state riallocate in attesa dei ricongiungimenti familiari con parenti residenti nel Nord Europa. Quasi 600 persone, il 98% delle quali fuggite dalla Siria, affrontano l’estate vivendo in tende sotto il sole, senza servizi di prima assistenza. Qui l’Ong GVC sta portando kit per l’igiene personale e ambientale e prepara un intervento di accoglienza e integrazione, in collaborazione con la rete di solidarietà della società civile greca, per ospitare in appartamenti le famiglie più fragili con bambini e malati cronici, coinvolgendo la comunità locale in attività di conoscenza e scambio.
Margherita Romanelli, responsabile GVC in Grecia spiega: «L’Unione Europea deve farsi carico di quanti hanno diritto alla protezione internazionale, qui siamo sotto ogni soglia di dignità umana. Su 34.000 rifugiati che dovrebbero essere rilocati dalla Grecia nel resto dei paesi europei, solo 4.500 dall’inizio del 2016 sono stati accettati e spostati. Noi stiamo lavorando insieme alla popolazione greca per creare coesione sociale tra rifugiati e cittadini, perché solo così si può costruire l’accoglienza senza conflittualità, in una società già molto provata dalla crisi economica».