18 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Giovedì 19 febbraio, con inizio alle 10.30, nello spazio culturale Obù di Fondazione Terzoluogo (piazza Sant‘Anna a Capuana, 21), a Napoli, è in programma il panel “Digitale e innovazione, la sfida dell’inclusione”, organizzato nell’ambito del progetto Nino, nato per supportare le fasce di popolazione meno alfabetizzata in ambito digitale, con particolare riferimento alla popolazione anziana. Solo il 19,3% delle persone tra 65 e 74 anni ha questo tipo di competenza almeno di base e il 50% delle truffe ai danni di over 65 avviene attraverso canali online; di qui la necessità di combattere la disinformazione, prevenire le frodi e ridurre il digital gap per rendere le persone consapevoli, autonome e sicure nell’approccio alle nuove tecnologie: si stima del resto che nel 2050 gli over 65 raggiungeranno il 35,9% della popolazione.
Il progetto, ideato da Biblioteche Senza Frontiere Italia e selezionato nell’ambito della Impact Challenge “Tech for Social Good”, è realizzato con il supporto di Google.org in collaborazione con Seedble, Dataninja e DiTes (Link Campus University). Dopo l’appuntamento a Roma, in occasione della Rome Future Week, l’iniziativa per la prima volta viene presentata a Napoli.
All’evento, sono stati invitati a partecipare anche gli anziani della comunità del borgo Sant’Antonio Abate.
Ad aprire i lavori il saluto di Lorenzo Scirocco, Responsabile sviluppo di comunità Spazio Obù – Fondazione Terzoluogo, i saluti istituzionali di Chiara Marciani, Assessora alle Politiche Giovanili e al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, seguiranno gli interventi di Annapaola Voto, Direttore IFEL Campania, di Eliseo Sciarretta, professore all’Università degli Studi Link e Accessibility Expert, Elvia Raia, Presidente Federcentri APS, Mariangela Contursi, Direttrice Generale Spici Srl e Membro dell’esecutivo di Fabbrica Italiana dell’Innovazione, e Umberto Cristadoro, Presidente CSV Napoli ETS. Modera il giornalista Pasquale Raicaldo.
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18 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
C’ è un collegamento che lega le vasche di acquacoltura del Mediterraneo alle sale operatorie della chirurgia pediatrica d’eccellenza. Si chiama Pepeco, il progetto rivoluzionario presentato a Pordenone, durante la fiera internazionale Aquafarm, che promette di trasformare quello che oggi è considerato uno “scarto” della pesca in una risorsa salvavita per i piccoli pazienti. Il focus del progetto è la bioeconomia circolare. L’idea, nata da un accordo tra la Regione Campania, l’AORN Santobono-Pausilipon e la Stazione Zoologica Anton Dohrn, è tanto semplice quanto ambiziosa: utilizzare la pelle dei pesci e il collagene marino per creare fogli biocompatibili.
Questi materiali non sono semplici medicazioni, ma vere e proprie impalcature biologiche destinate a:
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Trattamento delle grandi ustioni: la pelle di pesce ha proprietà rigenerative sorprendenti e una struttura simile a quella umana.
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Chirurgia plastica ricostruttiva: il collagene estratto sarà fondamentale per correggere patologie complesse come la labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino).
Un’alleanza strategica per il territorio
Finanziato dal FEAMPA (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura), Pepeco rappresenta un modello di integrazione tra ricerca pura e applicazione clinica. “Valorizziamo i sottoprodotti della filiera acquicola trasformandoli in materiali di interesse biomedicale secondo un approccio di economia circolare,” ha dichiarato Fiorella Zabatta, Assessora regionale alla Pesca e Acquacoltura. “È un esempio concreto di come la ricerca generi un ritorno diretto per le imprese, aprendo nuovi mercati sostenibili”.
L’impatto sulla salute pubblica
Il Direttore Generale del Santobono-Pausilipon, Rodolfo Conenna, ha sottolineato come i biomateriali marini rappresentino “una frontiera promettente per la medicina rigenerativa”. L’obiettivo è offrire cure più efficaci e meno invasive, riducendo i tempi di guarigione delle lesioni cutanee complesse attraverso soluzioni che coniugano efficacia clinica e sostenibilità ambientale.
Dello stesso avviso il prof. Roberto Bassi, Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, che vede in Pepeco la dimostrazione di come la scienza possa convertire le risorse marine in “asset ad elevato valore aggiunto”, proteggendo l’ecosistema e stimolando la crescita economica del Mezzogiorno.
Il futuro della medicina è nel mare. Con Pepeco, la Campania si candida a diventare un hub internazionale per le biotecnologie marine, dimostrando che l’innovazione più avanzata può nascere dal rispetto della natura e dal recupero intelligente delle sue risorse.
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18 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Un normale pomeriggio di spesa si è trasformato in un incubo all’esterno di un supermercato di via Atellana a Caivano, dove un uomo di 45 anni, già noto alle forze dell’ordine e in evidente stato di ebbrezza, ha tentato di sottrarre un bambino alla madre. I fatti si sono verificati intorno alle 19:30, quando la centrale operativa dei Carabinieri ha ricevuto una disperata richiesta di aiuto.
Dalla ricostruzione effettuata dai militari, è emerso che l’aggressore si è avvicinato a due donne che avevano appena terminato la spesa ed erano in compagnia dei loro figli di 5 e 8 anni. Rivolgendosi a una delle madri, l’uomo ha urlato in modo farneticante che il piccolo di 5 anni non era suo figlio e ne ha preteso la consegna. Inizialmente la donna non ha realizzato la gravità della situazione, ma l’uomo è passato rapidamente dalle parole ai fatti, cercando di afferrare il bambino mentre questi correva vicino all’ingresso.
Nonostante il coraggioso intervento di un’amica della madre, che si è interposta tra l’aggressore e il piccolo, il 45enne non ha desistito e ha inseguito la famiglia fin dentro il punto vendita, all’altezza delle casse. Solo l’intervento tempestivo di una cassiera, che ha fatto scudo con il proprio corpo proteggendo il bambino dalle grinfie dell’uomo, ha interrotto l’aggressione, spingendo il malintenzionato alla fuga.
La madre, in totale stato di shock, si è precipitata nell’auto del marito che attendeva all’esterno, senza riuscire a proferire parola per la paura. Una volta a casa, la donna è scoppiata in un pianto liberatorio solo all’arrivo dei Carabinieri, che nel frattempo avevano già ricostruito l’intera dinamica grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza e alle testimonianze raccolte sul posto. I militari hanno rintracciato l’uomo poco distante dal market e lo hanno tratto in arresto. Il 45enne è stato trasferito in carcere con l’accusa di tentato sequestro di persona.
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17 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Il devastante incendio che ha colpito il Teatro Sannazaro di Napoli ha scosso profondamente la città, ma ha anche innescato una straordinaria mobilitazione collettiva, segno tangibile della forza del tessuto civico e culturale partenopeo.
Le fiamme, divampate intorno alle 6 del mattino in via Chiaia, hanno distrutto la cupola e gran parte della struttura interna del teatro, simbolo della cultura napoletana dal 1847. Circa 60 persone sono state evacuate da 25 appartamenti adiacenti, con otto intossicati dal fumo e due vigili del fuoco feriti durante le operazioni di spegnimento. La Procura ha aperto un’inchiesta per incendio colposo, ma le cause restano ancora da accertare.
La risposta della città è stata immediata e corale. Il sindaco Gaetano Manfredi ha dichiarato: «Faremo di tutto per restituire il Sannazaro alla città di Napoli». Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha promesso: «La piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com’era prima».
Tra le prime reazioni istituzionali anche quella del presidente della Regione Campania Roberto Fico, che ha parlato di una ferita per l’identità cittadina, sottolineando: «Il rogo del Teatro Sannazaro è un dolore per tutta Napoli. Un pezzo della nostra storia e della nostra identità che brucia è una ferita per tutti. Insieme al Comune faremo di tutto per restituire questo luogo alla città».
Sul piano operativo, immediato anche il supporto della Regione Campania attraverso la Protezione Civile regionale. L’assessora alla Protezione Civile Fiorella Zabatta, presente alla riunione del Centro Coordinamento Soccorsi in Prefettura dopo un sopralluogo sul posto, ha dichiarato: «La Regione Campania è prontamente intervenuta a supporto del Comune di Napoli e della cittadinanza in questa fase delicata che sta riguardando gli interventi conseguenti all’incendio che ha interessato il Teatro Sannazaro».
L’assessora ha inoltre precisato: «Abbiamo già predisposto l’invio di un gazebo a supporto dei servizi sociali del Comune di Napoli, come richiesto dal competente settore di Protezione civile, e l’attivazione dei volontari della Protezione civile regionale».
La Regione ha inoltre garantito il supporto con fari per l’illuminazione notturna, così da consentire la prosecuzione in sicurezza delle operazioni e dei lavori anche nelle ore notturne.
Dal mondo della cultura, forte la presa di posizione del Teatro Nazionale di Napoli. Il presidente Luciano Cannito, il direttore artistico Roberto Andò e il direttore generale Mimmo Basso hanno evidenziato: «Oggi è un giorno di grande dolore per la cultura partenopea. Siamo vicini ai lavoratori, agli artisti e al pubblico che hanno fatto vivere quel palcoscenico. Offriremo tutto il sostegno e la collaborazione possibili affinché il teatro torni presto a rivivere».
Lo scrittore Maurizio de Giovanni ha lanciato un appello al mondo della cultura per organizzare eventi di solidarietà, con il ricavato destinato alla ricostruzione del teatro. L’iniziativa ha raccolto migliaia di adesioni, coinvolgendo artisti come Diego De Silva, Tosca D’Aquino e Omar Pedrini.
In questo quadro di mobilitazione diffusa si inserisce anche il mondo del volontariato organizzato. Il CSV Napoli ha manifestato la propria disponibilità a sostenere concretamente il percorso di rinascita del teatro. «Il CSV Napoli è pronto a fare la propria parte: mettiamo a disposizione la piattaforma crowdnet.it e le nostre competenze per supportare una campagna di crowdfunding a sostegno del Sannazaro, anche in collaborazione con altri enti e soggetti del territorio», dichiara il presidente Umberto Cristadoro.
Anche l’Accademia di Belle Arti di Napoli e la Fondazione Benedetto Croce hanno espresso piena solidarietà, offrendo supporto concreto per il recupero del teatro, definito «presidio culturale della città».
Una mobilitazione che rappresenta un gesto di solidarietà, ma anche un’affermazione collettiva dell’importanza della cultura come elemento coesivo della comunità.
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17 Feb, 2026 | Comunicare il sociale
Hanno sfilato per le strade di Soccavo gli operatori, gli utenti e le famiglie dei centri diurni per le dipendenze e dei servizi per la salute mentale a Napoli in occasione del Carnevale Sociale Metropolitano di Napoli denominato Mmiez’ ’a via. I carri sono stati realizzati nei Centri Diurni per le Dipendenze che operano nei servizi del Dipartimento Dipendenze dell’ASL Napoli 1 Centro che hanno voluto dare grande rilievo alla questione della salute mentale, dopo il licenziamento di centinaia di educatori, tecnici della riabilitazione e operatori sociali che fino allo scorso gennaio lavoravano presso i centri diurni della salute mentale della Asl Napoli1 Centro. Gli operatori della cooperazione sociale sono stati costretti a lasciare il lavoro per la decisione dell’azienda pubblica di internalizzare il servizio.
Il Carnevale Sociale Metropolitano di Napoli è un’esperienza collettiva che da oltre quarant’anni attraversa i quartieri della città per trasformare le strade in luoghi di incontro, bellezza, cultura e partecipazione.
Questa mattina ha voluto ricordare, in maniera spettacolare e dirompente, l’importanza dei servizi per la salute mentale e il ruolo degli operatori della cooperazione sociale, da oltre trent’anni affianco alle persone con disagio psichico.
Il tema di quest’anno, “Mmiez’ ’a via”, rappresenta una scelta simbolica e politica: la strada non come semplice spazio urbano, ma come bene comune, luogo di memoria, cura, lotta e comunità. Uno spazio che appartiene a tutte e tutti, che esiste solo se condiviso, che diventa risposta collettiva alle chiusure, agli sgomberi, alle disuguaglianze, all’isolamento sociale.
Il Carnevale Sociale si conferma così non solo come festa, ma come atto culturale e civile: una presenza collettiva che difende le comunità, restituisce senso allo stare insieme e trasforma la partecipazione in resistenza sociale.
Per questo motivo gli operatori di Era e del gruppo Gesco hanno deciso di ricordare la difficile situazione dei servizi per la salute mentale a Napoli con i carri allegorici, maschere, musica e striscioni per costruire insieme una città più giusta, solidale e umana.
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