“Mara”, racconto epistolare da un campo d’accoglienza

«Oggi piove. Ma l’acqua viene giù calda come un brodo». Lo sguardo alla finestra è quello di Mara, intento a raccontare le giornate trascorse in un luogo non specificato, ma identificabile con l’isola di Lampedusa. Di mestiere Mara fa la volontaria in un campo d’accoglienza per migranti e alla sera, quando la baraonda giornaliera lascia il tempo di riposare, scrive lettere a un fidanzato lontano, di cui nulla viene detto al lettore. Un alone di mistero che pervade interamente le pagine di questo racconto epistolare di Dacia Maraini e che porta il nome della sua protagonista, “Mara” (Kellerman Editore), appunto. Si tratta di un’edizione fuori commercio, stampata in cento copie, con un intervento in copertina realizzato da Claudio Beorchia con verderame e frammenti di coperte termiche di emergenza.
Mara condivide la sua tenda con Carmela e insieme ne vedono di cotte e di crude, come quando «una barca si è capovolta vicino alla riva e abbiamo passato la giornata a consolare, pulire, avvolgere, nutrire, annotare nomi, cognomi e date di nascita». Mara passa ore ad ascoltare le storie di Jasmine, di Leila, di Jul, tanto che viene rimproverata di trascurare le incombenze pratiche: «c’è da preparare i vaccini, c’è da distribuire le buste col cibo, c’è da assistere una partoriente». Troppo lavoro per poche mani e un unico medico, Luca, al punto che ai volontari si uniscono «due coppie di nigeriani che sono nel campo da mesi e ci aiutano a curare i malati e a tenere a bada i piccoli orfani».
Quando le cucine del campo sono vuote la sopravvivenza altrui è affidata alla generosità della gente, alla disponibilità della Croce Rossa o dei camion del Ministero che mandano centinaia di scatolette di tonno sott’olio, oppure di fagioli in scatola fino alla nausea. È una vita di imprevisti continui, quella di chi arriva nel campo, che Mara vorrebbe a tutti i costi alleggerire, come «se dicessi loro: dammi un poco del tuo peso, camminerai più spedito».

di Francesca Coppola

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Sciopero della fame per scongiurare chiusura di struttura per tossicodipendenti

NAPOLI – La vertenza degli operatori della Associazione Il Pioppo, di Somma Vesuviana, contro la chiusura della unica struttura diurna della ASL Na 3 Sud per tossicodipendenti si fa sempre più dura. Sono tre gli operatori in sciopero della fame da due giorni, la operatrice responsabile della struttura Sabina Leone, il presidente della rete mediterraneo Sociale Salvatore Esposito e un’altra operatrice della rete che rimane, per discrezione, anonima. Le tre persone sono sotto il controllo del medico legale volontario e socio-fondatore della “Ass. Il Pioppo” dott. Nicola Balzano. Alle 14.00 di ieri i bollettini medici. C’è una situazione medica preoccupante in particolare per le due operatrici.

La Associazione Il Pioppo chiede la convocazione del tavolo regionale già istituito sulla vertenza ed un incontro con la direzione generale della ASL NA3 Sud

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Dalla Costa D’Avorio a Benevento, la storia di Daniel e della sua nuova famiglia

BENEVENTO- «Quando le persone parlano per dire cose belle, ascoltale, come faccio io. Quando invece parlano per dire cose stupide, non vale proprio la pena ascoltarle». Un pensiero semplice che diventa quasi un comandamento in questo momento della storia in cui la diversità sembra esser buona solo per le campagne elettorali. La frase è di Daniel Sierge, un ragazzo di 25 anni che viene dalla Costa D’Avorio. Ha perso tutta la sua famiglia all’età di 16 anni quando l’unica preoccupazione non dovrebbe essere fuggire da guerra, fame e povertà, ma interrogarsi su cosa si vuole fare da grande. Daniel, questo, a distanza di quasi dieci anni, ancora non lo sa, ma sa bene chi è. E’un ragazzo che ascolta solo cose belle. Studia italiano da luglio e riesce a interagire bene nella sua nuova lingua. Ha un sorriso sincero e due occhi profondi che ogni tanto si perdono nel ricordo di storie difficili da raccontare. Vive a Benevento, dove Daniela, Raffaele, Carmine e Gaia lo hanno accolto, adottandolo. Per la pratica burocratica bisognerà aspettare la fine di marzo quando un tribunale renderà ufficiale un dato che di fatto è già reale. Perché Daniel vive con loro, studia per superare la l’esame di guida e continua a imparare l’italiano. Lui, mamma Daniela, l’ha incontrata quando era, ancora solo, la sua insegnante e doveva affrontare l’esame di terza media. «Sono una professoressa, tante volte ho aiutato migranti a imparare la nostra lingua, ma con Daniel è successo qualcosa». Daniela Basile trattiene a stento la commozione quando parla di come ha conosciuto il suo nuovo figlio. «Una sera -racconta- siamo rimasti soli sul terrazzo, gli altri erano andati a comprare le pizze per la cena. Ho chiesto a Daniel di raccontarmi la sua storia e ho scoperto che ha subito da giovanissimo perdite enormi. Mi si è fermato il cuore e ho detto senza pensarci su due volte quello che pensavo. Daniel ti piacerebbe diventare mio figlio?». Quello di Daniela è più che un semplice desiderio, perché il ragazzo è maggiorenne e la strada dovrebbe essere più agevole per loro. Daniel dopo averci pensato, racconta di aver risposo “sì”, come se fosse naturale, come se quella fosse già la sua famiglia. Inizia a parlare di quel giorno in un italiano più stentato rispetto a quanto mostrato fino a quel momento e gli occhi iniziano a tradire un po’ di emozione. Solo in francese riesce a spiegare un’esperienza forse più grande del dolore provato fino a quel momento. «Il giorno in cui mi ha detto ti voglio adottare ho pensato…finalmente la tranquillità nella mia vita. Quando le ho raccontato la mia storia è stata molto dura perché il destino mi ha portato via tutto. Ho pensato che avrei avuto di nuovo una casa, sarei stato di nuovo felice- racconta il ragazzo-». Prima la sua vita era in un centro di accoglienza a Benevento che è stato poi chiuso. Accanto a lui ora c’è tutta la sua nuova famiglia, il fratello Carmine, la sorella Gaia, quasi coetanea, che racconta di aver imparato tanto da lui. «All’inizio, anche se già ci conoscevamo, è stato difficile abituarci». Mentre cerca di ricordare perfettamente il loro primo incontro, Gaia e Daniel si prendono in giro, come veri fratelli. Poi alla domanda, «quando hai sentito per la prima volta che era davvero tuo fratello?», risponde senza esitazioni: «Eravamo al pub – spiega Gaia- edei ragazzi si sono avvicinati a Daniel e gli hanno detto qualcosa, qualcosa che non ho capito benissimo, ma che mi era sembrato profondamente razzista. Sono corsa fuori per capire cosa volessero da mio fratello. Quando sono rientrata- prosegue Gaia-  ho trovato Daniel ridere di gusto. Quando le persone parlano per dire cose belle,  le devo ascoltare, come fa mio fratello. Quando invece parlano per dire cose stupide, non vale proprio la pena».

di Clara Marino

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Mamme e donne al centro per tutto il mese di marzo con i “martedì rosa”

NAPOLI- Non solo l’8 marzo. Il Centro per le Famiglie della Cooperativa Sociale Progetto Uomo onlus ha deciso di proporre per tutti i martedì di marzo “I martedì Rosa”, un momento di confronto e scambio dedicato alle mamme e più in generale alle donne. Attraverso l’ausilio di consulenti ed esperti si affronteranno varie tematiche inerenti la nuova vita da genitori, i problemi anche quelli più semplici ad essa correlati, e si esploreranno nuovi modi di “stare” con i propri figli. L’idea è quella di creare nel tempo un gruppo cospicuo di autoaiuto in cui esperienze diverse si incontrano e si arricchiscono, e con l’aiuto degli esperti migliorano; il programma prevede gli interventi della dottoressa Tonia Di Pierno sulla “La felicità dei nostri figli e della nostra famiglia”, “Il mangiare sano” della nutrizionista Emanuela Pervito e “Il portare in fascia” della consulente del portare Alessandra Rocco, ed è suscettibile di introdurre nuove tematiche ed idee a seconda delle esigenze. L’appuntamento è per ogni martedì dalle ore 16.30 alle 18.30 presso il centro in via Romolo e Remo 52 a Soccavo, con possibilità di uno spazio bimbi su richiesta se necessario. Il prossimo incontro  in programma per martedì 13 marzo è con la dottoressa Pervito per ricevere consigli su come tornare in forma dopo parto e allattamento, o in generale dopo un periodo in cui ci si è lasciate andare con il cibo. Gli incontri sono tutti gratuiti, per ricevere informazioni bisogna contattare il numero 081 18953589. La Cooperativa Progetto Uomo onlus nasce nel 2000 ed è formata da persone che hanno scommesso sui valori ed i principi sanciti dalla nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità” (art. 45). Impegnate da anni nel lavoro di sostegno e promozione dei diritti delle persone in difficoltà e che hanno deciso di scommettere sulla possibilità che gli studi e l’esperienza acquisita non debba essere dispersa ma che si possa trasformare in progetto di vita, in professionalità da mettere al servizio della crescita del territorio e degli altri. Progetto uomo è socia e membro del direttivo di “ALI per giocare” (Associazione italiana dei ludobus e delle ludoteche)e membro del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza). Gestisce OIKOS centro di accoglienza minori, MELAGIOCO centro di cultura ludica e il LUDOBUS ARTINGIOCO.

di Caterina Piscitelli

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Presentazione dell’indagine sui bisogni dei migranti nell’Agro-Nocerino Sarnese

SALERNO- Venerdì 9 alle ore 9, presso la “ Sala Tonna”, del convento dei frati francescani, in piazza Municipio 1 a Sarno (SA) sarà presentata l’indagine dal titolo “Le risposte dell’agro nocerino-sarnese ai bisogni sanitari, socio-assistenziali e lavorativi dei migranti”. L’indagine è stata realizzata dagli operatori del progetto “Italiani & Migranti, Giovani & Solidali”, promosso grazie al cofinanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del servizio Civile Nazionale.

Saluteranno i presenti Giovanfiore Lanzetta, presidente dell’associazione Gorèe, che da anni si occupa delle problematiche dei migranti, ed Anna Rufino, coordinatrice del progetto. La ricerca sarà presentata da Giancarlo Cursi, docente dell’Università Salesiana e coautore del Rapporto nazionale sulla condizione giovanile. Sono previsti interventi dei rappresentanti dei Comuni dell’area, dell’Asl, delle scuole, del terzo settore ed i capi delle comunità etniche locali. Al termine della presentazione sarà inaugurata la mostra fotografica “Corpi Migranti (bi)sogni.respinti.integrati.italiani”, a cura del Museo Africano di Verona.

L’evento rappresenta la conclusione del progetto sociale “Italiani & Migranti, Giovani & Solidali”, promosso dall’associazione Gorèe Onlus, rivolta alla popolazione dei Comuni dell’Agro Nocerino – Sarnese e, in particolare, ai più giovani. Numerose le iniziative messe in campo negli ultimi mesi al fine di coinvolgere giovani italiani e stranieri, la cui presenza nella provincia di Salerno è andata via via aumentando negli anni: seminari, corsi di formazione, mostre, anche la costituzione di una cooperativa per l’avviamento al lavoro di persone in stato di disagio. Le attività si sono svolte tra Sarno, Nocera Inferiore, Angri, Scafati, San Valentino Torio, san Marzano sul Sarno.

L’associazione Gorée Onlus offre servizi di accompagnamento, assistenza, consulenza e formazione sul territorio dell’Agro Nocerino – Sarnese, privilegiando, in modo mirato, le risposte ai bisogni della popolazione migrante, femminile e giovanile. Si occupa, in particolare, di assistenza socio-assistenziale a persone in stato di particolare bisogno, a tutela dei minori e delle donne a rischio di devianza e di sfruttamento lavorativo e sessuale.

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