Family Film Festival, c’è tempo fino al 27 per partecipare al concorso

Scade il 27 febbraio il primo termine per inviare la domanda di partecipazione al concorso collegato al Family Film Festival, la cui prima edizione si svolgerà a Napoli dal 22 al 25 ottobre 2025.

Possono presentare i propri lavori tutti i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 25 anni: il limite di età riguarda solo il firmatario del modulo di presentazione della domanda di partecipazione, mentre nel cast del filmato potranno esserci persone di ogni età.

Le opere possono essere prodotte da singoli o da gruppi di persone: classi/scuole, università, oratori, associazioni, centri di aggregazione, privati, interi nuclei familiari; sono ammesse tutte le tecniche creative, compreso l’utilizzo di intelligenza artificiale; la durata massima del cortometraggio è di 15 minuti.

La richiesta di partecipazione (allegato A) dovrà essere inviata all’indirizzo familyfilmfestival@noidelforumaps.org entro il 27 febbraio 2025. L’elaborato filmico dovrà pervenire con We-Transfer all’indirizzo mail familyfilmfestival@noidelforumaps.org e potrà essere inviato sia contemporaneamente alla richiesta di partecipazione, ossia entro il 27 febbraio 2025, che successivamente, entro il 27 giugno 2025. È necessario allegare all’elaborato cinematografico la liberatoria (allegato B) compilata in ogni sua parte e corredata di copia di un valido documento di riconoscimento. Sono previsti premi in denaro per i primi 3 classificati e riconoscimenti.

Il “Family Film Festival” sarà strutturato in tre serate e in quattro giornate caratterizzate da una serie di eventi diurni durante i quali i concorrenti (tutti quelli che hanno inviato il proprio corto, anche i non finalisti) e la giuria junior avranno l’occasione di partecipare ad attività formative messe in campo dalle Associazioni del Forum Famiglie e da Accademia di Belle Arti di Napoli, Conservatorio San Pietro a Majella, Università degli Studi di Napoli Federico II – Master in drammaturgia e cinematografia, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli). Sono previsti incontri con importanti rappresentanti del mondo cinematografico, napoletano e non solo (autori, attori, produttori, registi) ed una serie di eventi culturali aventi ad oggetto la Famiglia in ogni suo aspetto.

A questo link info e documenti:

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SONIA E LE ALTRE «Ho perdonato chi ha investito e ucciso mia figlia. Ora cerco di formare le coscienze»

Fernanda aveva diciassette anni quando un’auto che non si era fermata al semaforo rosso la travolse. Era in scooter e stava andando a scuola. Il suo banco è rimasto vuoto per sempre, come il suo lettino, il suo posto a tavola, a casa. Una tragedia che sconvolse Napoli, ma non abbastanza; il pomeriggio dello stesso giorno in cui Fernanda aveva perso la vita, altre macchine continuarono a passare col rosso a quel semaforo. Come se niente fosse successo. La madre di Fernanda, Sonia Fusco, insieme ad altri genitori i cui figli hanno perso la vita a causa di incidenti stradali, hanno tratto forza dal dolore e con l’Associazione familiari e vittime della strada ogni giorno raggiungono scuole, istituti e piazze per trasmettere il loro messaggio che va oltre la semplice eppur mai scontata educazione stradale. «Utilizzando dei power point trasmettiamo le nozioni di base che mirano a educare alla percezione del rischio, all’importanza di prestare attenzione, alle conseguenze che un attimo di distrazione può avere sulla vita degli altri e sulla propria», spiega Sonia la cui storia è anche una storia di perdono. 
«Domenico è la persona che ha investito mia figlia. Gli ho dato perdono perché solo così potevo liberare me stessa dal rancore e portare avanti il testamento di mia figlia Fernanda che mi ha lasciato una missione: dare amore. Domenico – continua Sonia – dice spesso che se potesse tornare indietro ci si costruirebbe una casa sotto quel semaforo perché per un perdere un secondo è passato col rosso e Fernanda ha perso la vita e lui non sarà mai più lo stesso. Ha ammesso le sue colpe, Domenico, non tutti lo fanno e anche la sua testimonianza è utile per far comprendere quanto l’illusione del controllo, la scelta avventata di un attimo possano distruggere vite e cambiare per sempre la propria». 
«Spesso penso che avrei dovuto iniziare il mio percorso di volontariato prima di perdere mia figlia quando, tre anni prima, la stessa tragedia aveva colpito la famiglia della mia amica Erminia Capriglioni, mamma di Pietro Villani, ucciso dalla violenza stradale tre anni prima. Le nostre storie sono unite dallo stesso tragico destino e da partendo queste macerie abbiamo aderito a un progetto col quale mettersi a disposizione del prossimo». L’associazione di volontari ha attive collaborazioni con la Federazione motociclistica, con la Croce Rossa Italiana, organizza incontri dal vivo e da remoto nelle scuole di ogni ordine e grado, incontri pubblici e momenti di riflessione, seminari sul primo soccorso, confronti sulla giustizia riparativa. «Se nelle scuole, quando alla fine di ogni seminario dico che sono la mamma di una vittima della strada sono i ragazzi a immedesimarsi e a commuoversi, insieme ai loro insegnanti, quando incontriamo gli autori di reato, persone di tutte le età ed estrazione sociale, la loro reazione emotiva s’associa a quella di noi genitori e scatta in loro un processo di riflessione profonda». «I nostri sono percorsi concreti, proviamo a fare un po’ di rumore, a entrare nelle scuole ed estendere la nostra rete in modo fattivo; ci rimbocchiamo le maniche con tante mamme che hanno vissuto questa tragedia».











Non tutti, ovviamente, hanno la forza di Sonia. «È un dolore che annichilisce e non sempre si hanno volontà e strumenti per trarne un nuovo punto di partenza – spiega -. Come ho detto, personalmente avrei voluto muovermi prima, iniziare prima il mio percorso con Antonella Favero, con don Franco della pastorale col quale siamo entrati anche nelle carceri per il Progetto A scuola di libertà. In questi giorni ci siamo collegati con tante scuole d’Italia. Ho raccontato cosa è successo a Fernanda, il mio incontro con Domenico che non chiamo omicida, perché ha fatto grande errore». Accanto alle testimonianze, come detto, l’associazione porta nozioni tecniche che vedono i volontari aggiornarsi ciclicamente con corsi di educazione stradale e formazione motociclistica. «La preparazione ci consente di contribuire concretamente alla formazione delle coscienze, comprendere che un’auto, una moto, un veicolo può diventare un’arma ci consente di evitare comportamenti avventati molti dei quali alla base delle tragedie che avvengono sulle strade» dice Sonia. «Si parla spesso impropriamente di “incidente” come qualcosa di inevitabile, ma, analizzando i singoli casi, sappiamo che la maggior parte sono in realtà evitabili: moderando la velocità, fermandosi allo stop o al rosso, non distraendosi col telefonino, dando la precedenza, usando cautela negli incroci, rispettando le distanze di sicurezza: comportamenti basilari, in mancanza dei quali si attua quella violenza stradale che miete vittime a cadenza quotidiana», conclude Sonia Fusco.
di Mary Liguori 

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SONIA E LE ALTRE «Ho perdonato chi ha investito e ucciso mia figlia. Ora cerco di formare le coscienze»

Fernanda aveva diciassette anni quando un’auto che non si era fermata al semaforo rosso la travolse. Era in scooter e stava andando a scuola. Il suo banco è rimasto vuoto per sempre, come il suo lettino, il suo posto a tavola, a casa. Una tragedia che sconvolse Napoli, ma non abbastanza; il pomeriggio dello stesso giorno in cui Fernanda aveva perso la vita, altre macchine continuarono a passare col rosso a quel semaforo. Come se niente fosse successo. La madre di Fernanda, Sonia Fusco, insieme ad altri genitori i cui figli hanno perso la vita a causa di incidenti stradali, hanno tratto forza dal dolore e con l’Associazione familiari e vittime della strada ogni giorno raggiungono scuole, istituti e piazze per trasmettere il loro messaggio che va oltre la semplice eppur mai scontata educazione stradale. «Utilizzando dei power point trasmettiamo le nozioni di base che mirano a educare alla percezione del rischio, all’importanza di prestare attenzione, alle conseguenze che un attimo di distrazione può avere sulla vita degli altri e sulla propria», spiega Sonia la cui storia è anche una storia di perdono. 
«Domenico è la persona che ha investito mia figlia. Gli ho dato perdono perché solo così potevo liberare me stessa dal rancore e portare avanti il testamento di mia figlia Fernanda che mi ha lasciato una missione: dare amore. Domenico – continua Sonia – dice spesso che se potesse tornare indietro ci si costruirebbe una casa sotto quel semaforo perché per un perdere un secondo è passato col rosso e Fernanda ha perso la vita e lui non sarà mai più lo stesso. Ha ammesso le sue colpe, Domenico, non tutti lo fanno e anche la sua testimonianza è utile per far comprendere quanto l’illusione del controllo, la scelta avventata di un attimo possano distruggere vite e cambiare per sempre la propria». 
«Spesso penso che avrei dovuto iniziare il mio percorso di volontariato prima di perdere mia figlia quando, tre anni prima, la stessa tragedia aveva colpito la famiglia della mia amica Erminia Capriglioni, mamma di Pietro Villani, ucciso dalla violenza stradale tre anni prima. Le nostre storie sono unite dallo stesso tragico destino e da partendo queste macerie abbiamo aderito a un progetto col quale mettersi a disposizione del prossimo». L’associazione di volontari ha attive collaborazioni con la Federazione motociclistica, con la Croce Rossa Italiana, organizza incontri dal vivo e da remoto nelle scuole di ogni ordine e grado, incontri pubblici e momenti di riflessione, seminari sul primo soccorso, confronti sulla giustizia riparativa. «Se nelle scuole, quando alla fine di ogni seminario dico che sono la mamma di una vittima della strada sono i ragazzi a immedesimarsi e a commuoversi, insieme ai loro insegnanti, quando incontriamo gli autori di reato, persone di tutte le età ed estrazione sociale, la loro reazione emotiva s’associa a quella di noi genitori e scatta in loro un processo di riflessione profonda». «I nostri sono percorsi concreti, proviamo a fare un po’ di rumore, a entrare nelle scuole ed estendere la nostra rete in modo fattivo; ci rimbocchiamo le maniche con tante mamme che hanno vissuto questa tragedia».











Non tutti, ovviamente, hanno la forza di Sonia. «È un dolore che annichilisce e non sempre si hanno volontà e strumenti per trarne un nuovo punto di partenza – spiega -. Come ho detto, personalmente avrei voluto muovermi prima, iniziare prima il mio percorso con Antonella Favero, con don Franco della pastorale col quale siamo entrati anche nelle carceri per il Progetto A scuola di libertà. In questi giorni ci siamo collegati con tante scuole d’Italia. Ho raccontato cosa è successo a Fernanda, il mio incontro con Domenico che non chiamo omicida, perché ha fatto grande errore». Accanto alle testimonianze, come detto, l’associazione porta nozioni tecniche che vedono i volontari aggiornarsi ciclicamente con corsi di educazione stradale e formazione motociclistica. «La preparazione ci consente di contribuire concretamente alla formazione delle coscienze, comprendere che un’auto, una moto, un veicolo può diventare un’arma ci consente di evitare comportamenti avventati molti dei quali alla base delle tragedie che avvengono sulle strade» dice Sonia. «Si parla spesso impropriamente di “incidente” come qualcosa di inevitabile, ma, analizzando i singoli casi, sappiamo che la maggior parte sono in realtà evitabili: moderando la velocità, fermandosi allo stop o al rosso, non distraendosi col telefonino, dando la precedenza, usando cautela negli incroci, rispettando le distanze di sicurezza: comportamenti basilari, in mancanza dei quali si attua quella violenza stradale che miete vittime a cadenza quotidiana», conclude Sonia Fusco.
di Mary Liguori 

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Campi elettromagnetici e 5G, evento di WE CAN

Il 26 febbraio 2025, presso la sala consiliare del Comune di Camposano, l’Organizzazione di Volontariato WE CAN, in collaborazione con l’associazione A2C, organizzerà un seminario dedicato ai campi elettromagnetici. L’evento mira a sensibilizzare e informare la comunità sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute e sull’ambiente.

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nella nostra quotidianità, generati da dispositivi elettronici, linee elettriche e infrastrutture di telecomunicazione. Sebbene abbiano rivoluzionato il nostro modo di vivere, esistono preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti a lungo termine sulla salute umana e sull’ecosistema.

Il seminario offrirà un’opportunità per approfondire la comprensione di questi fenomeni, grazie all’intervento di esperti del settore che discuteranno delle ultime ricerche scientifiche, delle normative vigenti e delle misure preventive che possono essere adottate per minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici.

La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, dai professionisti del settore ai cittadini desiderosi di informarsi su un tema di crescente rilevanza. Per ulteriori dettagli e per iscriversi all’evento, è possibile consultare il sito ufficiale di WE CAN.

Interverranno il presidente di WE CAN Daniele Siciliano, gli ingegneri Sabrina Gioviale e Angelo Rizzo e, per gli aspetti legali, l’avvocato Salvatore Nappi.

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Campi elettromagnetici e 5G, evento di WE CAN

Il 26 febbraio 2025, presso la sala consiliare del Comune di Camposano, l’Organizzazione di Volontariato WE CAN, in collaborazione con l’associazione A2C, organizzerà un seminario dedicato ai campi elettromagnetici. L’evento mira a sensibilizzare e informare la comunità sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute e sull’ambiente.

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nella nostra quotidianità, generati da dispositivi elettronici, linee elettriche e infrastrutture di telecomunicazione. Sebbene abbiano rivoluzionato il nostro modo di vivere, esistono preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti a lungo termine sulla salute umana e sull’ecosistema.

Il seminario offrirà un’opportunità per approfondire la comprensione di questi fenomeni, grazie all’intervento di esperti del settore che discuteranno delle ultime ricerche scientifiche, delle normative vigenti e delle misure preventive che possono essere adottate per minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici.

La partecipazione è aperta a tutti gli interessati, dai professionisti del settore ai cittadini desiderosi di informarsi su un tema di crescente rilevanza. Per ulteriori dettagli e per iscriversi all’evento, è possibile consultare il sito ufficiale di WE CAN.

Interverranno il presidente di WE CAN Daniele Siciliano, gli ingegneri Sabrina Gioviale e Angelo Rizzo e, per gli aspetti legali, l’avvocato Salvatore Nappi.

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