Legambiente presenta dossier Comuni ricicloni in Campania

La produzione complessiva di rifiuti urbani torna a crescere in Campania: nel 2024 raggiunge 2.616.342 tonnellate, +1,02% rispetto al 2023, nonostante il calo demografico regionale. Il dato pro capite sale a 469 kg/ab (+6 kg/ab), indicando un lieve incremento dei consumi o una minore efficacia delle politiche di prevenzione. La raccolta differenziata continua il proprio percorso di consolidamento: nel 2024 la Campania raggiunge 58,05% di RD, +1,47 punti percentuali sul 2023. La regione si posiziona nel gruppo delle realtà meridionali con performance medio-alte pur restando distante dagli standard delle regioni del Nord. Sono 121 i Comuni Rifiuti Free di Legambiente, quelli dove la raccolta differenziata è di almeno 65% e dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 kg di secco residuo all’anno, ossia di rifiuti indifferenziati avviati allo smaltimento. Aumentano anche i comuni ricicloni, sono 340 (erano 323 lo scorso anno) quelli che hanno superato il limite di legge del 65% di raccolta differenziata. L’ATO Benevento si conferma il più virtuoso con 73,30% di RD. Seguono Salerno (67,99%) e Avellino (62,21%), con sistemi di raccolta maturi e stabili. Buone le performance di Napoli 3 (62,88%), mentre l’ATO Caserta (59,16%) registra il miglior progresso dell’anno. L’ATO Napoli 2 registra un 54,69%, mentre l’ATO Napoli 1 pur crescendo, resta in ritardo con il 45,31% di RD. Tra i capoluoghi spicca Salerno (74,16%), tra le migliori città italiane, Avellino (63,22%) e Benevento (62,98%) confermano livelli superiori alla media regionale. Caserta sale al 62%, mentre Napoli raggiunge il 44,38%, in miglioramento ma ancora lontana dal target. Legambiente ha presentato stamattina a Benevento, nell’impianto di selezione del multimateriale finanziato con i fondi Pnrr che a breve andrà in funzione, il dossier Comuni Ricicloni 2025 nell’ambito della IX edizione dell’Ecoforum di Legambiente Campania dal titolo “Le filiere industriali dell’economia circolare”, organizzato in collaborazione con Asia Benevento.

“Da decenni – commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – i Comuni Ricicloni campani e le aziende leader del settore hanno rappresentato, spesso in contesti difficili e segnati da emergenze, esperienze pilota di livello europeo, dimostrando che la sostenibilità non è un’utopia, ma una concreta opportunità di sviluppo. Oggi è il tempo di radicare e rafforzare il salto in avanti fatto dalla nostra regione nell’ambito della gestione dei rifiuti. L’economia circolare e la transizione energetica si presentano come la più grande occasione per rilanciare politiche industriali e occupazionali in Campania. In un contesto europeo segnato dal Clean Industrial Deal, la Campania può e deve candidarsi a diventare polo strategico del Mezzogiorno per l’innovazione ambientale, la gestione sostenibile delle risorse, la produzione di energia rinnovabile e la valorizzazione degli scarti. È una sfida che richiede visione politica, capacità di programmazione e un impegno collettivo che sappia coniugare la tutela dell’ambiente con la crescita economica e sociale. Ma è necessario uno scatto in avanti, non più rinviabile, a partire dalla raccolta differenziata fino alle filiere dell’economia circolare. Serve un Piano regionale dedicato ai Comuni “non ancora ricicloni”, quelli che non hanno raggiunto ancora il 65% di raccolta differenziata e che nel 2024 risultano essere 210, comuni che una volta sbloccati potrebbero far fare un importante balzo in avanti alla percentuale regionale di raccolta differenziata. A supporto di questi comuni c’è bisogno di una regia forte e una task force operativa capace di accompagnare e sostenere le amministrazioni locali. È indispensabile intervenire laddove gli Enti d’Ambito, previsti dalla Legge Regionale 14/2016, non hanno garantito il coordinamento necessario per superare le criticità. Occorre completare la rete degli impianti dell’economia circolare, a partire dai biodigestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, come quelli inaugurati negli scorsi mesi da Nola a Tufino, senza i quali la raccolta differenziata rischia di rimanere un esercizio incompiuto. Solo dotando i territori delle infrastrutture adeguate sarà possibile trasformare l’organico in energia e compost di qualità, chiudendo davvero il ciclo dei rifiuti. L’appello va alla futura Giunta regionale – conclude la presidente di Legambiente Campania – affinché assuma sul tema una  responsabilità politica chiara: bisogna accompagnare i Comuni che ancora non ce l’hanno fatta, ridurre le disuguaglianze territoriali, e fare della raccolta differenziata e del riciclo non solo un dovere ambientale, ma un motore di sviluppo e di economia locale.”

Comuni Rifiuti Free. Sono 121 i Comuni Rifiuti Free, quelli con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% e una produzione di rifiuto indifferenziato inferiore ai 75 kg per abitante all’anno. La provincia più virtuosa per i Comuni Free spetta a Salerno con il 47% dei comuni sul totale, segue la Provincia di Benevento con il 39%. Più distaccate la provincia di Avellino con il 9% e Caserta con il 12%. Chiude la provincia di Napoli con il 7%. Tra i comuni sotto i 5.000 abitanti in Provincia di Avellino, il Comune di S. Andrea  di Conza il più virtuoso, Ginestra degli Schiavoni per Benevento, Mignano Monte Lungo per Caserta, Comiziano rispettivamente per la Provincia di Napoli e Felitto per Salerno. Per i comuni tra i 5.000 e 15.000 in Provincia di Benevento spicca il comune di  Montesarchio, Caiazzo per Caserta, Avella per Avellino, Bracigliano per Salerno e Cimitile per la Provincia di Napoli. Per i comuni oltre i 15mila abitanti in testa alla classifica S. Antonio Abate (NA), Baronissi (SA) e Marcianise (CE).

Comuni Ricicloni. Sono 340 i Comuni Ricicloni che, nel 2024, hanno superato il limite di legge del 65% di raccolta differenziata. Ai primi tre posti della classifica generale troviamo Domicella (AV), Cimitile (NA) e Comiziano (NA).

Comuni “Non ancora ricicloni”. Sono 210 i comuni che non superano il limite di legge del 65% di raccolta differenziata e, di questi, 33 comuni sono fermi al di sotto del 45%. Dei 33 comuni il 12% si trova in provincia di Napoli, il 10% in provincia di Caserta, il 7% in provincia di Avellino, il 4% in provincia di Salerno, 0 in provincia di Benevento.

Focus Parchi Nazionali e Regionali. Nel complesso, i due Parchi Nazionali mostrano andamenti differenziati. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con i suoi 80 comuni, conferma anche quest’anno performance solide: la raccolta differenziata media raggiunge il 72,94%, con 66 comuni oltre la soglia del 65%. Il Parco si distingue inoltre per la presenza di 31 Comuni Rifiuti Free, il valore più alto in Regione, a testimonianza di modelli gestionali consolidati e di una filiera di raccolta ormai strutturata. Il quadro è meno brillante nel Parco Nazionale del Vesuvio, dove i 13 comuni raggiungono in media il 64,91% di RD, con 6 amministrazioni oltre il 65% e soli 2 Comuni Rifiuti Free. Tra i Parchi Regionali, emergono alcune eccellenze. Il Parco Regionale del Taburno Camposauro si conferma l’area più performante, con una raccolta differenziata media del 77,29%, 13 comuni su 14 oltre il 65% e ben 7 Comuni Rifiuti Free. Seguono, con valori significativi, il Parco del Partenio, che raggiunge il 71,53% di RD con 15 comuni sopra soglia e 5 Rifiuti Free, e il Parco dei Monti Picentini, che pur attestandosi a una RD media del 67,34%, presenta 18 comuni oltre il 65% e 3 Comuni Rifiuti Free, confermando una tendenza alla stabilità nelle performance ambientali. Il Parco dei Campi Flegrei registra una RD media del 70,03%, ma con una forte disomogeneità interna: solo 2 comuni superano il 65% e si conta un solo Comune Rifiuti Free, a fronte della presenza del capoluogo, che incide significativamente sul dato aggregato. Il Parco del Matese si attesta al 66,28%, ma nessuno dei 20 comuni supera il 65%; si rilevano tuttavia 8 Comuni Rifiuti Free. Più complessa la situazione del Parco del Fiume Sarno (RD 62,96%, solo 5 comuni oltre il 65% e nessun Rifiuti Free). Andamento simile anche per il Parco Roccamonfina–Foce Garigliano, che si ferma al 60,74% di RD, con soli 2 comuni sopra soglia e 1 Comune Rifiuti Free. Infine, il Parco dei Monti Lattari, con i suoi 27 comuni, mostra una RD media del 68,31%, con 21 amministrazioni che superano il 65% ma solo 2 Comuni Rifiuti Free.

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Cucinapoli 2025: un successo di solidarietà tra alta sartoria ed enogastronomia a Napoli

La terza edizione di Cucinapoli, l’evento benefico promosso dalla Fondazione Isaia-Pepillo, ha fatto registrare il tutto esaurito nella serata di lunedì 1° dicembre al Grand Hotel Parker’s di Napoli. L’appuntamento ha confermato ancora una volta la sua natura solidale, rinnovando l’impegno nella raccolta fondi destinata a iniziative di inclusione sociale e alla valorizzazione del patrimonio del “saper fare”, da sempre al centro della missione della Fondazione.

La serata ha messo in evidenza la forte alleanza tra l’alta sartoria napoletana e l’eccellenza enogastronomica campana, due mondi diversi ma uniti da valori, visioni e radici comuni. Cucinapoli è stato infatti il momento scelto per illustrare i progetti portati avanti dalla Fondazione: dalle iniziative di inclusione carceraria che prevedono percorsi formativi e opportunità di lavoro per i detenuti del penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, alle attività mirate a contrastare la povertà educativa, come i corsi IEFP realizzati con EITD e Fondazione Città Nuova e il progetto FOSTEM, che avvicina gli studenti delle scuole medie alle discipline STEM. Un altro filone centrale è quello della valorizzazione culturale, sostenuto attraverso la ricerca accademica sulla storia della sartoria napoletana e tramite un corso di sartoria teatrale sviluppato insieme ai Salesiani e alla Fondazione San Gennaro.

Nel corso dell’evento sono stati formalizzati due atti particolarmente significativi, che traducono in azioni concrete la visione della Fondazione. Il primo riguarda l’assunzione garantita da parte dell’azienda Isaia di una studentessa proveniente dal percorso IEFP; il secondo è la nuova convenzione siglata con il penitenziario di Santa Maria Capua Vetere per potenziare le attività di riabilitazione e inserimento sociale.

I protagonisti della serata hanno voluto sottolineare il valore profondo di Cucinapoli. Il presidente della Fondazione, Gianluca Isaia, ha evidenziato l’importanza simbolica e pratica dell’incontro tra sartoria ed enogastronomia, ringraziando tutti per l’amore dimostrato verso il territorio. Francesca Paola Torre Avallone, in rappresentanza del Grand Hotel Parker’s, ha espresso la soddisfazione della famiglia nel sostenere un’iniziativa così significativa. Massimiliano Isaia, ideatore di Cucinapoli, ha dedicato la serata all’emozione, ricordando come arte e passione possano trasformarsi in un dono per gli altri. Il direttore generale della Fondazione, Tommaso D’Alterio, ha definito l’evento un ponte capace di connettere mondi diversi e generare collaborazioni future.

Guidata da Emma Di Lorenzo e Michelangelo Iossa, la serata ha reso omaggio alle eccellenze del territorio grazie alla partecipazione di otto chef stellati, cinque cantine, un maestro panificatore e numerosi ospiti provenienti dal mondo dell’arte. Cucinapoli 2025 ha così rinnovato l’impegno della Fondazione nel costruire una visione che intreccia formazione, riabilitazione e inclusione sociale con i principi dell’economia circolare e di una sostenibilità a misura d’uomo.

di Annatina Franzese

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Nola celebra i 50 anni dell’Ordinamento Penitenziario: una giornata di studi al Museo Archeologico

Il 12 dicembre 2025 il Museo Archeologico di Nola ospiterà una giornata di approfondimento dedicata al cinquantesimo anniversario dell’Ordinamento Penitenziario del 1975, una riforma che ha segnato in modo decisivo l’evoluzione del sistema detentivo italiano. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Campania del Ministero della Giustizia, si inserisce nel percorso di riflessione sul rapporto tra carcere, diritti, rieducazione e reinserimento sociale, alla luce delle trasformazioni normative e culturali degli ultimi decenni.

Il convegno, dal titolo “Dall’Ordinamento Penitenziario del 1975 alle riforme odierne: storia, testimonianze e prospettive”, si aprirà alle 9.30 con i saluti istituzionali del direttore della Casa Circondariale “Pasquale Mandato” di Secondigliano, Gianfranco Marcello, della direttrice dell’UIEPE Campania Claudia Nannola, del direttore del Museo Archeologico Giacomo Franzese e dell’avvocato Francesco Urraro, vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.

La giornata proseguirà con tre sessioni tematiche che offriranno uno sguardo plurale sul sistema penitenziario. La prima sessione, “Lo sguardo dal di dentro”, sarà dedicata alla trasformazione della vita detentiva e alle esperienze trattamentali e di reinserimento sociale, grazie agli interventi di figure provenienti dal mondo della polizia penitenziaria, della psicologia e del terzo settore, tra cui Massimo Di Bisceglie, Flavia Lizzardi, Maria Meola e la compagnia teatrale “Le voci di dentro”.

Alle 11.00 si aprirà la seconda sessione, “Lo sguardo dal di fuori”, che affronterà il tema dei diritti e dell’apporto delle scienze pedagogiche nei processi rieducativi. Interverranno Giovanni Carlo Bruno, ricercatore del CNR, Fausta Sabatano, professoressa di Pedagogia Speciale Università degli studi di Salerno, e Carmen Lucia Moccia, assegnista di ricerca presso il Disuff Università degli studi di Salerno.

La mattinata si concluderà con un focus dedicato a un tema di grande attualità e delicatezza: “Le donne e il carcere”, con particolare attenzione alla violenza di genere, al silenzio e alla ricerca di giustizia. A intervenire sarà Antonietta Covone, funzionaria del servizio sociale dell’UIEPE per la Campania.

Alle ore 13.00 è previsto un momento di dibattito e la sintesi conclusiva dei lavori.

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Fondazione con il Sud e Fondosviluppo siglano protocollo per sostenere cooperative sociali nel Mezzogiorno

Promuovere la crescita inclusiva e sostenibile delle comunità del Mezzogiorno attraverso un modello innovativo di finanza sociale. È questo l’obiettivo del protocollo biennale tra Fondosviluppo, fondo mutualistico promosso da Confcooperative, e Fondazione con il Sud, che segna l’inizio di una collaborazione strategica destinata a fare la differenza nei territori del Sud Italia.

 

“L’iniziativa – spiega il presidente di Fondosviluppo, Maurizio Gardini – rappresenta un percorso sperimentale finalizzato a sostenere enti del Terzo settore costituiti in forma di cooperativa sociale, con progetti orientati all’inclusione sociale e allo sviluppo imprenditoriale. La peculiarità dell’accordo risiede nella combinazione flessibile e complementare degli strumenti finanziari messi a disposizione dalle due organizzazioni”. 

 

Per ciascuna cooperativa beneficiaria, il sostegno si articola su tre livelli: 50.000 euro da Fondosviluppo sotto forma di partecipazione al capitale sociale a titolo di socio finanziatore, con azioni auto-estinguibili al quinto anno, subordinatamente al raggiungimento di obiettivi di performance di bilancio e sociali predefiniti; 50.000 euro da Fondazione con il Sud a fondo perduto, erogati in due tranche; risorse proprie e di altri stakeholder (fondazioni di origine bancaria, enti locali) per la copertura della parte restante dell’investimentoUn modello ibrido, che combina capitale di rischio vincolato a risultati, contributi a fondo perduto e cofinanziamento, mira a garantire sostenibilità finanziaria e impatto sociale duraturo.

 

“Da sempre la Fondazione con il Sud – afferma il presidente, Stefano Consiglio – sostiene e incentiva percorsi di imprenditoria sociale quale asse fondamentale di sviluppo e inclusione nei territori meridionali. L’accordo di collaborazione con Fondosviluppo ci permette di alzare l’asticella: possiamo ora dare al Terzo settore degli strumenti innovativi per aderire al modello cooperativo. Strumenti sperimentali di finanza etica, flessibili e combinati, che puntano a garantire sostenibilità e operatività nel tempo. La sfida più importante, infatti, è proprio questa: accompagnare le cooperative sociali in fase di startup e, soprattutto, metterle in condizione di camminare da sole”. 

 

Finora sono quattro le cooperative sociali che hanno beneficiato degli interventi congiunti, con programmi di sviluppo che spaziano dall’agricoltura sociale alla ristorazione inclusiva, dalla gestione di beni confiscati all’inserimento lavorativo di persone vulnerabili.

 

Marricrio (Catania) potenzierà la bottega ‘Scialari’, trasformandola in un bistrot sociale con 15 coperti aggiuntivi e una nuova cucina. Il progetto, che punta a valorizzare le eccellenze agroalimentari delle cooperative siciliane, prevede l’assunzione di 2 persone con disabilità e l’ampliamento della rete territoriale.

 

L’Approdo (Lavello, Potenza) avvierà un’attività di agricoltura sociale su un terreno di 2 ettari, con produzioni ortofrutticole e uno spazio multifunzionale per vendita e ristorazione. Il progetto coinvolgerà 16 persone con disabilità in percorsi di inclusione socio-lavorativa, con 4 assunzioni previste.

 

Semi di Vita (Valenzano, Bari) realizzerà su terreni confiscati una struttura polifunzionale con ristorazione sociale, orti didattici, laboratori e spazi per eventi. Il programma di sviluppo offrirà percorsi formativi a 12 persone fragili provenienti dal circuito penale, 3 delle quali verranno assunte, trasformando il bene confiscato in un modello di legalità e sviluppo collettivo.

 

Proodos (Napoli) avvierà un laboratorio di sartoria e produzione artigianale in un bene confiscato, per l’inserimento lavorativo di tre donne vittime di violenza. Sei donne ospiti della casa di accoglienza parteciperanno a percorsi formativi insieme a ragazzi con disabilità, sperimentando un modello innovativo di co-produzione inclusiva.

 

“Questa collaborazione rappresenta un esempio concreto di come gli strumenti finanziari possano essere calibrati sulle reali esigenze delle cooperative sociali – aggiunge Gardini -. Il modello delle azioni auto-estinguibili legate al raggiungimento di obiettivi sociali e di bilancio permette di sostenere l’imprenditorialità sociale senza gravare eccessivamente sulla struttura patrimoniale delle cooperative, favorendo al contempo la responsabilizzazione rispetto ai risultati”.

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