14 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Un incubatore di valori etici, morali, professionali e di memoria: il premio CarlottaX giunge alla sua sesta edizione e, anche quest’anno, si pone l’obiettivo di valorizzare i progetti dell’architettura contemporanea e i professionisti che, attraverso etica e innovazione, hanno contribuito a trasformare, promuovere, diffondere e salvaguardare la cultura del territorio.
Infatti, il riconoscimento, nato nel 2021 su iniziativa dell’Ordine e della Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania in ricordo dell’architetto Carlotta Reitano – già presidente della Fondazione e scomparsa prematuramente nel 2020 – verrà assegnato al professionista o allo studio che abbia saputo rispondere al meglio alle sfide dell’architettura contemporanea.
Quattro le categorie: opere di architettura, opere di restauro o recupero, opere di interni e/o design, progetti giovani architetti under 35. Potrà partecipare chiunque abbia realizzato progetti in Italia o all’estero e iscritto all’Albo professionale o a un’Associazione equivalente, fatta eccezione per gli under 35, che dovranno essere iscritti a un Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiano (sezione A).
A esaminare i lavori una qualificata giuria, composta dal presidente Paolo Colonna (RPBW), Elisabetta Gabrielli (ARCHIGROUND), Tiziana Campus (consigliere nazionale CNAPPC), Veronica Leone (vicepresidente Ordine APPC Catania), Melania Guarrera (presidente Fondazione Ordine APPC Catania) e Cristian Rocchi (presidente Ordine APPC Roma). Oltre ad assegnare il premio per ogni singola categoria, selezioneranno dei progetti che concorreranno per due menzioni d’onore, per il premio “Città di Catania” e per quello “Città di Roma”.
La documentazione potrà essere inoltrata entro il prossimo 16 febbraio attraverso il sito dei concorsi nazionale (https://premi.concorsiawn.it/carlottaxarchitettura-2026). La premiazione, invece, si terrà il prossimo 17 marzo nella capitale, dove – nella sede dell’Ordine APPC di Roma – verrà esposta una galleria con tutte le opere partecipanti.
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13 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Sono trascorsi oltre 1.000 giorni dall’inizio del conflitto armato in Sudan, ma per milioni di persone la fine della guerra sembra ancora lontanissima. Dopo quasi tre anni di violenze, fame e sfollamenti forzati, il Paese resta intrappolato in una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, mentre l’attenzione internazionale continua ad affievolirsi.
Oggi oltre 21 milioni di sudanesi soffrono la fame ogni giorno. Due carestie sono già state dichiarate in meno di un anno e altre 20 località sono a rischio imminente, soprattutto nelle regioni del Darfur e del Kordofan. Secondo i dati umanitari, almeno 375.000 persone vivono in condizioni catastrofiche, affrontando fame estrema, malnutrizione acuta e un reale rischio di morte. In molte aree, le famiglie sono costrette a sopravvivere nutrendosi di foglie o mangimi per animali.
La storia di Amina (nome di fantasia per motivi di sicurezza) racconta più di qualsiasi statistica cosa significhi vivere questa emergenza. Sfollata all’interno del Paese, è arrivata con la sua famiglia nella comunità che oggi li ospita senza nulla. Fuggivano dalla violenza e ora sopravvivono grazie a piccoli lavori in un mercato locale. La scarsità di cibo e acqua è una costante e persino tornare a casa con gli aiuti umanitari ricevuti significa vivere nella paura che possano essere rubati lungo il tragitto. Il suo desiderio è semplice e urgente: sicurezza, dignità, la fine della guerra.
Oltre alla fame, il conflitto ha devastato i servizi essenziali. Tra il 70% e l’80% degli ospedali nelle aree colpite non è operativo, mentre più della metà dei servizi di acqua potabile non funziona. Il risultato è un sistema sanitario al collasso, aggravato da epidemie come il colera: alla fine del 2025 si contavano oltre 72.000 casi e più di 2.000 decessi.
Il Sudan sta vivendo anche la più grande crisi di sfollamento al mondo. Dall’inizio della guerra, 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, più della metà delle quali minorenni. Quasi 10 milioni vivono in campi per sfollati interni, mentre oltre 4 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, tra cui Ciad, Egitto e Sud Sudan. Le condizioni nei campi e nelle comunità ospitanti sono drammatiche: sovraffollamento, scarsità di risorse e un rischio crescente di violenze, soprattutto per donne e ragazze, oltre 12 milioni delle quali oggi sono esposte a stupri, abusi e sfruttamento.
Nonostante assedi, insicurezza e gravi limitazioni all’accesso umanitario, Azione Contro la Fame continua a operare sul campo grazie ai propri team locali. L’organizzazione fornisce cure contro la malnutrizione, assistenza sanitaria, acqua potabile, servizi igienico-sanitari, supporto alimentare e aiuti in denaro, anche attraverso cliniche mobili che raggiungono le comunità più isolate.
«Dall’inizio della guerra, assedi e combattimenti hanno gravemente ostacolato la consegna degli aiuti, privando milioni di persone di beni essenziali», spiega Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan. Eppure, a fronte di bisogni in continuo aumento, solo il 33% degli aiuti umanitari necessari è stato finora finanziato.
Mentre il Sudan supera la drammatica soglia dei mille giorni di guerra, l’appello alla comunità internazionale è chiaro e urgente: proteggere i civili e il personale umanitario, garantire un accesso sicuro agli aiuti e non lasciare che questa crisi resti una guerra invisibile. Come ha raccontato una madre allo staff umanitario: «Il mondo ci ha dimenticato. Abbiamo bisogno che la guerra finisca. Abbiamo bisogno di pace».
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13 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Questa notte a Sorrento, i carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale un 26enne di Meta.
I carabinieri stanno percorrendo Piazza Angelina Lauro, quando notano l’uomo verosimilmente ubriaco. Il 26enne urla e strattona con forza la propria compagna che di anni ne ha 18.
L’uomo vede i militari e fugge a piedi, ma viene poi raggiunto. Ne nasce una dura colluttazione con alcuni passanti che hanno aiutato i carabinieri a bloccare l’uomo che è stato arrestato. Per uno dei militari una prognosi di cinque giorni. La donna non ha voluto sporgere denuncia.
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13 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Garantire ai bambini le migliori cure possibili, senza essere costretti a lasciare il proprio Paese. È la battaglia portata avanti da Domenico e dall’associazione Il sorriso di Gennaro ODV, impegnati nel sostegno ai bambini affetti da paralisi cerebrale.
Per offrire una speranza concreta a suo figlio, Domenico ha dovuto affrontare un viaggio fino in Messico per accedere al trattamento Cytotron, una tecnologia innovativa non ancora disponibile in Italia. Una situazione che evidenzia una profonda disuguaglianza: non tutte le famiglie possono permettersi cure all’estero.
Per questo è stata lanciata una petizione ufficiale rivolta al Ministero della Salute, con l’obiettivo di portare il Cytotron anche in Italia e garantire il diritto alla cura a tutti i bambini, senza discriminazioni.
qui il link per firmare e condividere la petizione
https://www.change.org/p/cytotron-in-italia-e-nel-mondo-curare-la-paralisi-cerebrale-%C3%A8-un-diritto-di-tutti
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