29 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Doveva essere il coronamento di un’attesa durata decenni, il riconoscimento formale di un esercito silenzioso composto da milioni di italiani che ogni giorno assistono i propri cari non autosufficienti. Invece, il Disegno di Legge sui caregiver familiari, fortemente voluto dalla Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro tra istituzioni e società civile.
Se da un lato il Governo celebra l’iniziativa come un “primo passo fondamentale” per dare un volto giuridico a questa figura, dall’altro si leva potente il grido di dolore e rabbia delle associazioni di categoria e dei genitori di persone con disabilità grave e gravissima. La sintesi della protesta è brutale: una legge cornice priva di quadro, una “scatola vuota” che definisce chi è il caregiver ma non gli garantisce come sopravvivere.
Al centro delle contestazioni, sollevate in particolare dal CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità) e da numerosi comitati spontanei come Genitori Tosti e Oltre lo Sguardo, c’è l’assenza di stanziamenti strutturali certi.
La trappola dei 400 euro e il nodo ISEE
A far infuriare le famiglie non è più il vago spettro delle detrazioni fiscali, ma una misura molto specifica contenuta nell’ultima bozza: l’introduzione di un sussidio mensile massimo di 400 euro, vincolato a una soglia ISEE di 15.000 euro.
È questo il punto di rottura definitivo. «Vincolare l’aiuto a un ISEE così basso significa trasformare un diritto lavorativo in assistenza ai poveri», denunciano i portavoce del CFU. La critica è tecnica e sociale insieme: moltissime famiglie con disabili gravi superano quella soglia ISEE pur essendo in difficoltà economica, magari solo perché possiedono la prima casa o piccoli risparmi accantonati per il futuro del figlio (“Dopo di noi”). Il risultato? La stragrande maggioranza di chi ha lasciato il lavoro per assistere un caro h24 resterebbe esclusa dal sussidio, ricevendo in cambio solo un riconoscimento “morale” che non paga le bollette.
Pensioni e contributi: il grande assente
L’altro pilastro della contestazione riguarda il futuro previdenziale. Le associazioni chiedevano il riconoscimento dei contributi figurativi pieni per gli anni dedicati all’assistenza, equiparando il caregiving a un lavoro usurante a tutti gli effetti.
Nel testo attuale, invece, questa garanzia strutturale manca. Si rimanda a strumenti già esistenti o precari (come l’Ape Sociale), senza istituire un automatismo che garantisca la pensione a chi ha rinunciato alla carriera. «Ci chiamano eroi, ma ci condannano a una vecchiaia di povertà», si legge nei comunicati dei collettivi Genitori Tosti. La richiesta è chiara: il tempo di cura deve essere tempo di lavoro riconosciuto dallo Stato ai fini pensionistici, senza se e senza ma.
La replica del Ministero: “Un primo passo”
La Ministra Locatelli difende l’impianto della riforma, sottolineando l’importanza storica di avere finalmente una legge quadro che istituisce un fondo unico e definisce i livelli essenziali. Dal Ministero filtrano rassicurazioni sulla natura “progressiva” della norma: l’obiettivo è iniziare a mettere ordine in un settore frammentato, per poi incrementare le risorse. Una visione che però non convince la piazza. Le associazioni temono che, approvata questa legge “al ribasso”, l’attenzione politica svanisca per altri vent’anni.
Il rischio istituzionalizzazione
Sullo sfondo resta il timore che il mancato sostegno economico alle famiglie (assistenza domiciliare indiretta) finisca per favorire le grandi strutture residenziali. «Con 400 euro al mese o nulla, molte famiglie non reggeranno più e saranno costrette a istituzionalizzare i propri cari», avvertono le associazioni. Una prospettiva che va nella direzione opposta alla vita indipendente sancita dalle convenzioni ONU. La battaglia ora si sposta in Parlamento, dove gli emendamenti potrebbero tentare di alzare la soglia ISEE o le tutele previdenziali. Ma per i caregiver in piazza, il tempo dei compromessi è scaduto.
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29 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
In seguito al passaggio del ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio ha colpito la città metropolitana di Messina, è stata avviata un’iniziativa di supporto economico per le comunità locali. I danni maggiori sono stati registrati nella zona Sud e lungo la riviera Jonica, dove le forti raffiche di vento, le mareggiate e le precipitazioni hanno causato interruzioni nei servizi essenziali e danni strutturali.
L’impatto sul territorio
Il monitoraggio post-emergenza ha evidenziato criticità diffuse:
- Infrastrutture: Rallentamenti nella mobilità e danni alla rete dei servizi.
- Abitazioni: Diverse unità abitative risultano danneggiate o temporaneamente inaccessibili.
- Attività produttive: Piccole imprese e negozi di prossimità hanno subito interruzioni operative, con conseguenti perdite economiche.
L’iniziativa di raccolta fondi
Per rispondere alle necessità del territorio, l’ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser) ha attivato una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Rete del Dono. L’iniziativa è finalizzata a fornire supporto diretto alla Città Metropolitana di Messina, con un focus specifico sulle aree più colpite del versante jonico.
L’operazione ha ricevuto il patrocinio istituzionale del Comune di Messina e si affianca agli interventi già messi in atto dalle organizzazioni di volontariato e dai CSV locali.
Destinazione delle risorse
Secondo quanto comunicato dal consiglio direttivo di ASSIF, i fondi raccolti saranno impiegati secondo criteri di priorità per:
- Sostegno alle famiglie: Interventi per il ripristino dell’agibilità abitativa e delle condizioni di stabilità quotidiana.
- Continuità aziendale: Supporto alle piccole imprese locali per agevolare la ripresa del lavoro e la riparazione dei danni materiali.
L’obiettivo dichiarato è la riattivazione della rete socio-economica locale, accompagnando i percorsi di ripartenza attraverso l’utilizzo di competenze professionali nel settore del fundraising messe a disposizione dall’associazione.
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29 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Un vasto giro d’affari basato sullo smaltimento illegale di rifiuti speciali e industriali è stato smantellato all’alba di oggi dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno, ha interessato le province di Salerno, Napoli e Caserta.
L’operazione ha coinvolto complessivamente dodici soggetti, per otto dei quali sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per i restanti quattro è scattato l’obbligo di dimora. L’indagine è il risultato di una complessa attività investigativa condotta dal N.O.E. di Napoli a partire dall’ottobre 2023, sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti e analisi documentali.
I reati contestati dalla Procura di Salerno riguardano l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo la ricostruzione accusatoria condivisa dal GIP, gli indagati avrebbero gestito uno smaltimento illecito di rifiuti speciali, sia pericolosi che non, inclusi scarti industriali, tessili e frazione indifferenziata di RSU provenienti dalle aree di Napoli e Caserta. Il sistema era finalizzato a ottenere un ingiusto profitto tramite il risparmio sulle spese di gestione e smaltimento previste dalla legge.
Il traffico illecito si articolava principalmente su tre flussi distinti definiti dagli inquirenti. Il primo riguardava la raccolta di rifiuti industriali presso isole ecologiche con successivo conferimento nell’impianto pubblico STIR di Battipaglia. Il secondo flusso prevedeva l’abbandono dei rifiuti in siti di pregio naturalistico, anche situati fuori dalla regione Campania. Infine, il terzo metodo consisteva nell’interramento dei rifiuti nel comune di Roccadaspide, presso un’area legata a un’azienda suinicola locale, provocando un grave deturpamento del territorio.
Queste operazioni venivano agevolate da una classificazione fittizia dei materiali e dalla redazione di falsa documentazione di trasporto, supportata da fatturazioni inesistenti per giustificare i movimenti verso siti abusivi. Oltre alle misure personali, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di due impianti coinvolti, otto automezzi e una somma totale di circa 530.000 euro, considerata il profitto dei reati. Le misure cautelari sono state applicate dopo gli interrogatori preventivi per impedire la reiterazione dei reati, fermo restando che il provvedimento non costituisce un giudizio di responsabilità definitivo
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29 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Si è concluso il Forum Nazionale sulla Parità di Genere nelle aziende, promosso dal Winning Women Institute, con un’agenda ricca di presenze autorevoli e un numeroso pubblico di addetti ai lavori ed esperti. Sono emersi tutti i temi della Parità di Genere conseguenti alla applicazione della Direttiva europea di settore.
L’Italia, partita in ritardo, figura ancora oggi nelle retrovie delle classifiche internazionali. Tuttavia, i numeri dicono che il Paese sta esprimendo una nuova consapevolezza e si avvertono i segni di una inversione di tendenza.
“Abbiamo voluto questa giornata per la parità di genere nelle aziende, perché avvertiamo l’esigenza di cambiare la narrazione di questo importante tema, evidenziando le grandi opportunità di crescita sociale ed economica che esso può offrire al nostro Paese – ha dichiarato Paola Corna Pellegrini, presidente di Winning Women Institute – a patto che istituzioni, aziende, mondo accademico e società civile si impegnino con azioni concrete a rimuovere rapidamente le cause della nostra situazione di arretratezza nell’occupazione e nell’empowerment economico delle donne”.
Netta la presa di posizione delle istituzioni.
“La parità di genere va considerata come leva di crescita e sviluppo per il Paese e per questo rappresenta una sfida culturale e politica centrale, che richiede un impegno continuo e condiviso” -ha dichiarato l’On. Alessandra Locatelli, Ministra per le Disabilità – “Promuovere l’inclusione e valorizzare i talenti significa rafforzare la coesione sociale e rendere più forte il nostro Paese”.
Di pari tenore gli altri interventi del mondo politico. “La parità di genere non è soltanto una questione di equità o di diritti, ma rappresenta un vero e proprio fattore di competitività per il sistema produttivo – ha dichiarato l’On. Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati – Studi consolidati indicano che le imprese più inclusive hanno maggiori probabilità’ di raggiungere risultati finanziari superiori alla media e di attrarre talenti qualificati, generando un incremento di PIL nazionale nel medio-lungo periodo. Non valorizzare il capitale umano femminile vuol dire rinunciare a una parte importante del potenziale di crescita del Paese”.
Numerose le presenze dei parlamentari, con l’on. Elena Bonetti, l’on. Chiara Gribaudo, l’on. Debora Serracchiani, la sen. Elena Murelli, la sen. Silvia Fregolent e l’on. Sandra Cioffi.
“Nel 2021 lanciammo con il governo Draghi la strategia quinquennale per il settore – ha dichiarato l’on. Elena Bonetti – Purtroppo, non ha avuto lo slancio che poteva avere. Dobbiamo ripartire da lì per valutare ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato e per agire di conseguenza, magari sostenuti da una pressione dal basso di società civile e associazioni e dallo sforzo congiunto tra le forze politiche, tutte, o per lo meno tra quelle che condividono il medesimo obiettivo”.
“La parità di genere è una conquista fragile che va difesa, finanziata, rafforzata e continuamente rilanciata, perché il rischio di arretramento è sempre concreto – ha precisato l’on. Chiara Gribaudo – La parità non si costruisce solo per decreto, è vero, ma senza una legge forte e criteri stringenti il sistema tenderà a riprodurre diseguaglianze soprattutto economiche. A tale proposito occorre guardare sin da ora al recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza salariale, che entrerà in vigore il 7 giugno 2026 e che punterà a ridurre il divario retributivo tra donne e uomini all’interno dell’Unione europea”.
Molto seguito il panel moderato da Maurizio Mosca (presidente comitato scientifico Winning Women Institute) con le Università, rappresentate dalla rettrice Antonella Polimeni (La Sapienza), la prorettrice Sveva Magaraggia (UniBicocca), la prorettrice Paola Profeta (UniBocconi) e la prof. Marilisa D’Amico (UniMilano).
Ricca e articolata la rappresentanza delle aziende con Marcello Cattani (Sanofi), Maura Latini (Coop Italia), Cristina Freguja (Istat), Alda Paola Baldi (Unindustria), Ciro Cafiero (AIDP), Anna Donati (Roma Servizi per la Mobilità), Eleonora Mariani (ANAS), Luciano Sale (Fincantieri), Stefania Santucci (Federmanager), Michele Gallo (GCerty Italy), Valeria Gangemi (Capua 1880), Gregorio Moretti (Autostrade per l’Italia), Gabriella Perrot (Enel).
Tra gli interventi conclusivi da segnalare quello della presidente Anna Maria Tarantola (vicepresidente Fondazione Giulia Cecchettin), Caterina Tonini (vicepresidente United Nations Women Italy) e Sonia Malaspina (presidente Fondazione Winning Women Institute).
“Siamo soddisfatti del confronto odierno che ha coinvolto istituzioni, imprese e università – ha dichiarato Enrico Gambardella, Founder di Winning Women Institute – Oggi l’obiettivo deve guardare a una alleanza pubblico-privato capace di valorizzare i risultati sin qui raggiunti e di accelerare, in modo concreto e misurabile, il percorso verso la parità di genere e la crescita delle donne nel mondo del lavoro, di cui il Paese ha urgente bisogno”.
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29 Gen, 2026 | Comunicare il sociale
Il CSV Irpinia Sannio ETS – CESVOLAB avvia il percorso “INSIEME. Il futuro si costruisce soltanto insieme”, un ciclo di incontri territoriali di ascolto e confronto rivolti alle comunità di Irpinia e Sannio, in vista dell’Assemblea Elettiva per il rinnovo degli Organi Sociali.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di accompagnare il processo di rinnovo degli organi associativi attraverso un dialogo aperto e partecipato con le organizzazioni di volontariato, gli enti del Terzo Settore e i volontari dei territori. Un percorso condiviso per raccogliere idee, bisogni e proposte utili a definire le priorità del nuovo mandato, rafforzando il ruolo del volontariato come motore di coesione sociale e sviluppo delle comunità locali.
Un appuntamento è in programma ad Ariano Irpino (AV):
I INCONTRO – Ariano Irpino (AV)
Identità, territori e dono. Il volontariato che unisce Irpinia e Sannio
29 gennaio 2026
Ore 17.00
Sala Conferenze del Palazzetto dello Sport, via Cardito – Ariano Irpino (AV)
L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto sui valori fondanti del volontariato, sul legame con i territori e sul significato del dono come elemento centrale dell’impegno civico. Il CSV Irpinia Sannio – CESVOLAB invita tutte le realtà del Terzo Settore e i cittadini interessati a partecipare attivamente, contribuendo a costruire insieme il futuro del volontariato locale.
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