libroparlatoROMA – Promuovere la cultura, aiutare i non vedenti ad avvicinarsi allo studio e alla lettura. Rendere meno pesanti le giornate buie con l’ascolto di un buon libro e realizzare il desiderio di laurea di tanti studenti privati del dono della vista. E’ questa la mission del Centro Internazionale del Libro Parlato, nato a Feltre 33 anni fa. «Al centro – dichiarano i responsabili – si rivolgono non vedenti, ipovedenti, dislessici, distrofici, anziani, malati terminali e tutti coloro per i quali la lettura in modo tradizionale non è possibile; così pure vari enti, come scuole di ogni ordine e grado, biblioteche, case di riposo, Asl, amministrazioni comunali, istituti specializzati all’assistenza dei disabili. I servizi offerti sono molteplici, per poter coprire a largo raggio ogni singola esigenza».

AUDIOLIBRI E DONATORI DI VOCE – Collegandosi al sito www.libroparlato.org, è possibile, dopo registrazione gratuita, cercare l’audiolibro che interessa  tra ben 9739 titoli presenti. I libri sono letti e recitati da volontari che “prestano” la loro voce. «I donatori di voce sono circa 300 -affermano-  sparsi su tutto il territorio nazionale, suddivisi secondo le loro competenze professionali, che dedicano costantemente alcune ore della settimana per la registrazione di opere specificatamente richieste, spazianti in ogni campo culturale (dalla filosofia alla scienza, dall’elettronica alla letteratura). Chiunque voglia può dedicare gratuitamente e costantemente alcune ore libere alla settimana per questa attività, nel rispetto dei tempi assegnati dal Centro, in questo modo sarà possibile consegnare ai nostri utenti gli audiolibri in tempo utile. Per diventare donatori di voce è necessario possedere una lettura chiara, espressiva, non monotona, non declamatoria. Possedere la capacità di modulare la voce cambiando il tono quando necessita: il rispetto della punteggiatura assume un ruolo importantissimo nella gradevolezza di ascolto». Al centro si producono anche libri braille, e si svolgono attività di ogni tipo, come il “Chiaroscuro”, nato dall’esigenza di avvicinare il disabile visivo all’arte pittorica ed esplorazioni multisensoriali.

 

                                                                                                                     di Carmela Cassese