Nasce l’app che può sconfiggere la fame nel mondo

Nasce l’app che può sconfiggere la fame nel mondo

Da oggi chi possiede uno smartphone potrà aiutare a sfamare i bambini rifugiati siriani. Questa è l’idea di ShareTheMeal, un’applicazione per smartphone sviluppata in collaborazione con il World Food Programm, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, e presentata oggi in tutto il mondo.

L’obiettivo è ambizioso: con un click dal proprio dispositivo mobile, si possono donare 40 centesimi di euro sufficienti ad assicurare un pasto a un bambino bisognoso. Numeri alla mano, se i due miliardi di possessori di smartphone donassero un pasto, i 100 milioni di bambini che soffrono la fame mangerebbero per 20 giorni. Troppo difficile da realizzare? Non proprio, visto che 40 centesimi nei paesi occidentali non bastano a comprare nemmeno un caffè. Altrove sono sufficienti ad assicurare un pasto.

Nel 2016 vogliamo ancora migliorare ShareTheMeal“, ha affermato il portavoce Massimiliano Costa. “L’obiettivo è far sì che diventi lo strumento con cui milioni di persone ogni giorno possano facilmente contribuire a eliminare la fame nel mondo“.

ShareTheMeal verrà usata per “condividere” i pasti con i bambini rifugiati siriani in Giordania. “La speranza – prosegueCosta – è quella di avere entro Natale abbastanza pasti “condivisi” per riuscire a dar da mangiare a questi bambini per un anno

Il meccanismo per donare è semplice: basta scaricare l’app da uno degli store per Apple o Android, registrarsi e inviare uno o più pasti, il tutto con due tocchi sullo schermo. All’inizio i fondi raccolti verranno destinati ai bambini siriani rifugiati nel campo di Zaatari in Giordania.

Il progetto di test lanciato in Austria, Germania e Svizzera a giugno di quest’anno ha avuto risultati sorprendenti: oltre 100 mila utenti attivi e più di 1,7 milioni di pasti donati, in quel caso ai bambini bisognosi nel Lesotho, in Africa. Non poco se si considera che nel mondo una persona su nove è denutrita (quasi 800 milioni) e che la fame uccide più che Aids, malaria e tubercolosi messe insieme.