Giocattoli e stereotipi, una mostra a San Domenico per riflettere sui ruoli di genere

Giocattoli e stereotipi, una mostra a San Domenico per riflettere sui ruoli di genere

In occasione del Natale 2016, l’associazione Arcigay Napoli promuove insieme al Museo del Giocattolo di Napoli, all’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e all’Università Suor Orsola Benincasa un’importante iniziativa rivolta alle scuole e tutta la cittadinanza.

Si tratta della mostra “Storie di giocattoli. Dal settecento a Barbie” allestita nel Convento di San Domenico Maggiore (vicolo San Domenico Maggiore 18) e visitabile fino al 19 marzo 2017 alla quale si accompagnano focus di approfondimento e incontri con le scuole sul tema del giocattolo e sui ruoli di genere.

La mostra del giocattolo – spiega Claudio Finelli, responsabile cultura di Arcigay Napoli e Arcigay Nazionale – è una risposta al tempo stesso colta e scanzonata a chi crede ancora necessario asservire la formazione delle nuove generazioni a stereotipi obsoleti e ruoli di genere, invece di educare i più giovani alla libera creatività e al rispetto delle altrui identità

La mostra, composta da oltre mille ‘piccoli capolavori’ del Museo del giocattolo dell’Università Suor Orsola Benincasa, è nata dalla passione collezionistica e dalla competenza di Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo al Suor Orsola e attivista storico di Arcigay Napoli.

Ancora oggi – spiega Capuano – un maschietto che esprima il suo desiderio di giocare con le bambole è guardato con sospetto dagli altri bambini, dagli insegnanti e dai suoi stessi genitori. Margarete Steiff, ai primi anni del Novecento, si pose il problema e lo risolse inventando l’orso balocco: un orso di peluche buffo e feroce con cui i maschietti poterono giocare come con una bambola, senza per questo contraddire il loro ‘ruolo di genere’, cioè le aspettative comportamentali dei loro genitori e della società. La sorte del Pinocchio balocco fu molto simile: con quel buffo ragazzino di legno le ragazzine si identificarono, rompendo coi rigidi canoni di perfezione in cui i modelli educativi femminili ottocenteschi le avevano segregate

In un mondo complesso – conclude Capuano – l’educazione alla diversità è l’unica vera via verso un futuro di benessere e di pace. È da questa consapevolezza che la voglia di realizzare questa mostra è cresciuta. D’altro canto, al di là dell’aspetto teorico, mi sembra impossibile separare la grande passione per il giocattolo antico dalla mia esperienza di militanza nel movimento gay. Il mondo del giocattolo fa capo a qualcosa di ancestrale e profondo, ha radici nel rapporto con i genitori, riguarda i ruoli che assumiamo nelle relazioni umane, le posizioni di potere, la nostalgia, la bellezza, la memoria. Le medesime categorie dell’amore, il più bello dei giochi

“Storie di giocattoli. Dal settecento a Barbie” è realizzata in collaborazione con Accademia delle Belle Arti, Mostra didattica sulla contraffazione del giocattolo, Camera di Commercio, SImpresa, Confindrustia Napoli, Unione degli industriali di Napoli, Università Federico II, Procura della Repubblica di Napoli, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Guardia di Finanza di Napoli, Arte’m organizzazione, comunicazione, editoria e servizi museali.