STOP AL CAPORALATO. COLTIVIAMO LA LEGALITÀ!Firma la petizione!

STOP AL CAPORALATO. COLTIVIAMO LA LEGALITÀ!Firma la petizione!

Con la stagione della raccolta, ormai alle porte, torna il caporalato. Il fenomeno coinvolge oltre 400 mila lavoratori agricoli, italiani e stranieri, sfruttati per meno di 3 euro l’ora. Il caporalato rappresenta una fonte di economia illegale che produce un giro di affari tra i 14 e i 17 miliardi di euro e che affossa l’economia sana del nostro Paese, da Nord a Sud.

Un business feroce che calpesta i diritti e la dignità. I braccianti sono spesso costretti a vivere nascosti tra le campagne, senza elettricità né servizi igienici, sotto la costante minaccia dei loro aguzzini. Alcuni arrivano alla morte, a causa delle dure condizioni di lavoro.

Da tempo le organizzazioni sindacali propongono un piano concreto per contrastare il lavoro irregolare nel settore. In Parlamento è fermo da diversi mesi il Ddl 2217 sul contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento in agricoltura, in cui sono previsti anche la confisca dei beni alle aziende colpevoli, l’arresto in flagranza di reato e l’indennizzo alle vittime.

Per questo motivo FLAI CGIL, Lavoro&Welfare, CittadinanzaAttiva , CIR, Legambiente, ARCI, UFTDU, ASGI, Agenzia Habeshia chiedono al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, al Presidente del Senato Pietro Grasso e al Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini:

  • la rapida discussione e approvazione del Ddl 2217 contro il caporalato, anche ricorrendo alla decretazione d’urgenza;
  • il ridimensionamento dell’uso dei voucher esclusivamente per la remunerazione del lavoro occasionale;
  • il rilancio della “Rete del Lavoro Agricolo di Qualità” attraverso il coinvolgimento di tutte le parti sociali e il riconoscimento di agevolazioni fiscali per le imprese che producono e vendono nella legalità

Possiamo fermare lo sfruttamento. Firma e condividi la petizione.