Cosa c’è nel tonno in scatola? Scoprilo con Greenpeace

Cosa c’è nel tonno in scatola? Scoprilo con Greenpeace

E’ arrivata la quarta edizione di “Rompiscatole”, la classifica di Greenpeace che valuta la sostenibilità del tonno in scatola venduto in Italia.

A due anni dall’ultimo ranking, c’è chi scende e c’è chi sale: Mareblu, nonostante le promesse di bandire i metodi di pesca distruttivi, usando solo tonno da pesca a canna o senza FAD entro il 2016, oggi non arriva neanche allo 0,2% di prodotti sostenibili e finisce sul fondo. Nella maggior parte delle sue scatolette finisce infatti tonno pescato con reti a circuizione usate con sistemi di aggregazione per pesci (FAD), che svuotano i nostri mari uccidendo ogni anno migliaia di giovani esemplari di tonno (baby-tuna) e numerosi animali marini, tra cui squali e tartarughe. Non è l’unico neo: Thai Union, l’azienda che dal 2010 è proprietaria del marchio Mareblu, è stata recentemente coinvolta in uno scandalo internazionale che riguarda la violazione dei diritti umani lungo le sue filiere di produzione.

Non mancano però le buone notizie, e per la prima volta un marchio arriva in fascia verde: è ASdoMAR, seguito da Esselunga e Conad. Rio Mare, leader del mercato italiano, resta al quarto posto perché dimostra di voler mantenere gli impegni, ma non ha fatto ancora abbastanza.

Per approfondimenti scarica la classifica Rompiscatole…clicca qui